Metameria, la storia surreale del parco mezzi della Leonia in mano ai Condello

La cessione del parco mezzi della Leonia, oggetto dell'inchiesta Metameria. Decisivo il ruolo di Pizzimenti

Un controllore che collabora con un controllato; un imprenditore con l’acqua alla gola che si assicura un capitale di mezzi in dismissione senza avere un soldo sul conto; una cosca (quella dei Condello) che chiude il cerchio predatorio su un’azienda (la Leonia) appena morta e che la stessa cosca, raccontano le inchieste, ha prima infiltrato e poi mandato a gambe per aria, con tanti saluti ai diritti dei lavoratori e a quelli di Reggio di vivere in una città non sommersa dalla spazzatura.

SCATOLE CINESI

Nell’indagine della distrettuale antimafia dello Stretto sulle nuove dinamiche del mandamento criminale cittadino, viene fuori la paradossale storia del parco automezzi della Leonia (la società compartecipata che per anni, prima del fallimento e delle inchieste, si è “occupata” della raccolta dei rifiuti in città). Una storia dai tratti surreali, recitata da una manciata di imprenditori collusi con le cosche, liquidatori che non considerano importante un’indagine dell’antimafia e polizze fideiussorie bancarie, difficili da immaginare per un imprenditore “normale”.

Il fulcro della vicenda gira attorno al parco automezzi della società mista in liquidazione, che deve essere venduto al migliore offerente. Ed è qui che cominciano le “anomalie”: a stimare l’intera flotta della Leonia, è infatti chiamato l’imprenditore Giustra, che già da qualche tempo si occupa della manutenzione dei mezzi, dopo essere subentrato all’azienda dei Fontana, prima colpita da interdittiva antimafia e poi sequestrata su input della distrettuale.

L’incarico – sottolinea il Gip – arriva nello stesso periodo in cui «il Giustra era in documentati rapporti con la cosca Condello e maturava l’agevolazione della latitanza del boss Mico Condello».

Le anomalie di questa strana storia però sono solo all’inizio.

Giustra infatti dopo avere “stimato” il valore degli automezzi (circa 800 mila euro per l’intero blocco) si occupa poi, in questo paradossale giro amministrativo, di curarne la vendita, finendo per essere l’unico “imprenditore” a presentare un’offerta, tra l’altro di quasi 200 mila euro inferiore alla sua stessa stima.

Un’operazione spregiudicata orchestrata (ipotizzano gli inquirenti che hanno ricostruito la vicenda anche grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, ed ex imprenditore del settore dei rifiuti in città, Roberto Lucibello) dalla consorteria criminale dei Condello che per aggiudicarsi l’affare, mettono in campo un altro imprenditore accusato di essere uno degli ingranaggi economici della cosca, Nicola Pizzimenti. È lui che svia e intralcia l’interesse maturato da un’azienda di Verona che vuole acquisire i mezzi, ed è sempre lui, sostengono gli investigatori, che procura a Giustra un’azienda “pulita”, la Urban Eco Moving,  a cui rivendere l’intero parco auto.

L’operazione si svolge in pochi mesi, orchestrata dai boss arcoti e messa in opera da Giustra e Pizzimenti: l’imprenditore non dispone di soldi o garanzie per presentare un’offerta ma dietro di lui ci sono i Condello e i problemi, magicamente, spariscono. Per ovviare al “piccolo” inconveniente infatti, viene messa in opera un’operazione finanziaria più che spregiudicata che prevede l’ingresso di una terza società – la Urban Eco Moving, dietro cui, attraverso Pizzimenti, ci sono i Condello – che garantisce, attraverso un altrettanto spregiudicata fideiussione bancaria, le garanzie necessarie a Giustra per ottenere l’appalto.

E così, l’intero parco mezzi di una società in liquidazione, passa nuovamente nelle mani della cosca che aveva fatto fallire quella stessa azienda, chiudendo così il cerchio su questa storia di assurda “normalità” calabrese.