Sanità, la lettera di una reggina: ‘Mio marito salvo per miracolo. Serve più personale e attenzione al paziente’

"L'assistenza sanitaria d'emergenza deve essere più tempestiva ed attenta". Il racconto e l'appello di una cittadina

Pronto Soccorso

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una cittadina di Reggio Calabria, che ci racconta un’esperienza vissuta al pronto soccorso del GOM. La tematica trattata riguarda la difficoltà di accedere a cure tempestive e l’importanza dell’ascolto e dell’attenzione nei momenti critici di emergenza.

“Lo scorso 18 novembre, mio marito ha accusato un grave malore mentre si trovava al lavoro. Consapevole della gravità della situazione, un collega l’ha accompagnato al pronto soccorso del GOM di Reggio Calabria. Quando sono riuscita a raggiungerlo, l’ho trovato seduto su una sedia nell’area di attesa, senza alcuna indicazione su quando sarebbe stato visitato.

Prima del mio arrivo, a mio marito erano stati effettuati solo un tracciato cardiaco e la misurazione della pressione, ma il suo stato stava rapidamente peggiorando: i dolori al petto, la sudorazione davvero importante ed il formicolio al braccio si stavano intensificando. Preoccupata, ho cercato più volte di ottenere risposte dal triage per sapere quanto tempo sarebbe passato prima che mio marito venisse visitato, ma le risposte erano vaghe e insufficienti.

Nel vedere la situazione aggravarsi, mi sono recata direttamente dai medici di turno, non senza subire un severo ammonimento per aver interrotto la visita in corso. Nonostante la mia insistenza, alla fine uno dei medici ha accettato di visitare mio marito, accertando l’infarto in corso.

A quel punto è stato trasferito nel reparto di cardiologia, per poi passare in emodinamica e, infine, in terapia intensiva. Mio marito è stato sottoposto a coronarografia ed all’impianto di tre stent, riuscendo a salvarsi. Un risultato che, sebbene positivo, è arrivato solo grazie alla mia insistenza e alla disponibilità di un medico che ha deciso di ascoltare la mia richiesta di aiuto.

Questa esperienza mi lascia con una riflessione: cosa sarebbe successo se io non fossi stata con mio marito in quel momento? Non possiamo permetterci che una situazione di emergenza venga trattata con lentezza e indifferenza. La paura di passare inosservati e inascoltati in un pronto soccorso non deve mai diventare una realtà. Le vite sono troppo preziose per essere messe in attesa senza una risposta adeguata, e non possiamo rischiare che altre persone si trovino nella stessa condizione, senza che nessuno noti i segnali di allarme.

L’assistenza sanitaria d’emergenza deve essere più tempestiva, più attenta e, soprattutto, deve prevedere un’attenzione maggiore per tutti. Se il sistema non risponde prontamente alle necessità del paziente, non possiamo aspettarci che tutti possano affrontare la stessa sorte favorevole che ha avuto mio marito”.