Processo Miramare, Morra: "Secondo p.m. chiara volontà di Falcomatà di assegnarlo ad un amico"

"Il gioiello di famiglia si era trasformato in un affare di famiglia", parole gravi quelle del p.m. secondo Morra

A Reggio Calabria ieri c'è stata la requisitoria conclusiva nel processo per l'affidamento del Grand Hotel Miramare, uno dei palazzi storici della città, all'imprenditore Paolo Zagarella.

Il Comune di Reggio aveva assegnato la gestione all'imprenditore dopo che quest'ultimo, durante la campagna elettorale del 2014, aveva concesso gratuitamente alcuni suoi locali per la segreteria di Falcomatà.

Secondo l'accusa sindaco e assessori avrebbero violato "i doveri di imparzialità, trasparenza e buona amministrazione" nella conduzione della cosa pubblica. Per i pm, la Giunta ha adottato una delibera con la quale "statuivano l'ammissibilità della proposta proveniente dall'associazione 'Il Sottoscala'" mentre avrebbero dovuto predisporre un bando pubblico per rispettare la norma.

"Il fine unico di questa vicenda - ha detto il pm Ignazitto nella requisitoria - è stato quello di assegnare questo immobile a un amico del sindaco Falcomatà". Gli imputati hanno spiegato che la delibera era un atto di indirizzo, ma per la Procura, "non c'era nessun atto di indirizzo, ma un atto di immediata concessione: il gioiello di famiglia si era trasformato in un affare di famiglia. Non è stata mala-gestio, ma una gestio finalizzata a raggiungere un determinato obiettivo e il sindaco è stato il regista". Parole assai gravi.

La sentenza è  prevista per il 19 novembre.