Spese ingenti, solitudine e la sfida della malattia: da Reggio una storia di migrazione sanitaria

Francesco a seguito della diagnosi di medulloblastoma è stato costretto, insieme alla sua famiglia, a cercare cure specialistiche al di fuori dalla propria regione

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Calabria terra di migranti. Un’affermazione che, se fino a qualche decennio fa era attribuibile ai lavoratori che si spostavano nelle altre regioni italiane o all’estero in cerca di condizioni di vita migliori e di salari più alti, oggi si applica anche alla sanità. La regione, infatti, è tra le prime in Italia per numero di persone che lasciano la propria casa per intraprendere un percorso di cura, a fronte della minore spesa pubblica destinata al sistema sanitario.

Oltre a questo dato, tuttavia, c’è molto altro: le spese ingenti da sostenere per i viaggi e il soggiorno lontano da casa, accompagnati dal timore di trovarsi da soli ad affrontare la malattia e le conseguenti cure, che spesso richiedono un percorso lungo e frequenti visite presso i poli ospedalieri di riferimento.

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Lo conferma anche l’esperienza di A Casa Lontani Da Casa, Rete nazionale di alloggi e servizi solidali che offre un aiuto concreto a chi si trova in trasferta sanitaria permettendo a malati e accompagnatori di soggiornare in case di accoglienza a loro dedicate, gratis o a prezzi calmierati, durante i periodi in cui occorre sottoporsi a cure mediche. Un servizio al quale si aggiunge anche il supporto psicologico, indispensabile per persone che si sono trovate costrette a lasciare la propria casa, le proprie abitudini e le persone care per recarsi in un’altra città, distante anche centinaia di chilometri, e affrontare la sfida della malattia e di una realtà completamente nuova e sconosciuta.

Secondo il recente report “Un Paese, due cure. I divari Nord-Sud nel diritto alla salute” di SVIMEZ – Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, il 43% dei pazienti calabri si rivolge a strutture sanitarie di regioni non confinanti, dato che si allinea perfettamente a quanto rilevato dall’osservatorio di A Casa Lontani Da Casa, secondo cui nel biennio 2021-2023 le richieste di aiuto da migranti sanitari provenienti dalla Calabria sono state oltre il 13% del totale, la percentuale più alta rispetto a tutte le altre regioni.


Cifre che rappresentano lo specchio di un fenomeno, quello della migrazione sanitaria, che ogni anno coinvolge oltre 750.000 persone, come è emerso anche dalla ricerca “Curarsi lontano – Uno sguardo sulla migrazione sanitaria. Dati e prospettive”, commissionata da A Casa Lontani Da Casa a Doxa Pharma, tra le principali aziende che si occupano di ricerche di mercato per il settore farmaceutico e salute, e presentata ufficialmente a Milano lo scorso 31 ottobre.

I migranti sanitari calabresi si trovano ad affrontare le molte difficoltà che caratterizzano il fenomeno, come conferma Francesco, un giovane ospite della Rete Solidale originario di Reggio Calabria che, a seguito della diagnosi di medulloblastoma, è stato costretto, insieme alla sua famiglia, a cercare cure specialistiche al di fuori dalla propria regione. Francesco è stato quindi sottoposto a un intervento chirurgico e ha dovuto intraprendere un lungo percorso di riabilitazione presso l’Humanitas di Rozzano, a Milano.

A questo è seguito un lungo iter di chemioterapia e radioterapia all’Istituto Nazionale dei Tumori, dove ha conosciuto A Casa Lontani Da Casa. Per la famiglia, prima di entrare in contatto con l’organizzazione, la principale difficoltà è stata soprattutto l’incertezza abitativa: Francesco e i suoi familiari si spostavano di frequente tra hotel e B&B, finché, grazie ad A Casa Lontani Da Casa, hanno trovato una sistemazione stabile in una casa di accoglienza della Rete Solidale.

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“La trasferta sanitaria per me non è stata una scelta, ma una necessità dettata dalla mancanza di strutture e servizi adeguati nella mia regione, che ha comportato un grande sacrificio per me e per i miei familiari” – ha sottolineato Francesco. “Solo nel primo mese di trasferta sanitaria, prima di venire a conoscenza di A Casa Lontani Da Casa, io e la mia famiglia abbiamo dovuto spendere circa 3.000 euro.

Per fortuna entrambi i miei genitori lavoravano e sono stato fortunato, ma so che sono moltissime le famiglie, soprattutto quelle provenienti dal Sud, che non possono assolutamente permettersi di pagare queste cifre. Essere separato dai miei fratelli e da mio papà è stato molto pesante dal punto di vista psicologico, in particolare in un momento in cui avevo bisogno di tutto il supporto della mia famiglia per affrontare con maggiore forza la terribile malattia che mi era stata diagnosticata”.

La testimonianza di Francesco mette in luce le complesse dinamiche della migrazione sanitaria e l’impatto che questa può avere sui pazienti e le loro famiglie.

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“Il nostro intento non è quello di creare una contrapposizione tra Nord e Sud” – afferma Guido Arrigoni, Presidente di A Casa Lontani Da Casa – “Come Rete Solidale impegnata in prima linea per aiutare i migranti sanitari abbiamo il dovere di far conoscere questo fenomeno, vissuto da molti ma conosciuto da pochi, anche grazie a iniziative come la ricerca ‘Curarsi Lontano’, che rappresenta un utile strumento per avere dati aggiornati sul fenomeno.”

Avere maggiore consapevolezza sulla migrazione sanitaria è indispensabile per affrontare e gestire meglio il fenomeno, cercando di colmare il gap tra la richiesta di supporto da parte dei pazienti e la conoscenza di realtà come A Casa Lontani Da Casa che possono aiutarli , e favorire il dialogo tra gli stakeholders del settore per rispondere ai bisogni di chi deve curarsi lontano.