Il museo terminato: la riflessione di Francesco Prosperetti


Quando, alla fine degli anni ’30 del secolo scorso si decise di costruire a reggio un nuovo museo, per ospitare i reperti che un trentennio di scavi aveva riconsegnato alla conoscenza archeologica della Magna Grecia, non esistevano in Calabria altri musei pubblici.

La scelta di affidare a Marcello Piacentini, all’epoca sicuramente il più noto tra gli architetti italiani, la realizzazione del nuovo edificio segnava la volontà di riconoscere alla riscoperta delle radici storiche di questa terra un carattere identitario, che suggellasse attraverso la monumentalità dell’edificio l’importanza di ciò che conteneva, in rapporto alla città e all’intera regione.

Un appassionato lavoro interdisciplinare, che nell’arco di un decennio, ha visto insieme tanti diversi protagonisti, politici, amministratori, architetti, archeologi convergere verso il comune obiettivo di restituire a Regio e alla Calabria ciò che nel tempo, per tanti motivi, si era venuto via via perdendo: la centralità delle testimonianze storiche di un grande passato archeologico nell’immagine e, vorrei dire nel futuro, di questa terra.

Oggi, finalmente al termine di un percorso che ha visto letteralmente rinascere il museo reggino, trasformato da un magistrale intervento di restauro e rifunzionalizzazione dell’edificio e dal completo e radicale riallestimento delle sue collezioni, è giusto riconoscere i ruoli e i meriti di chi ha reso possibile questa impresa.

A cominciare da Sandro Principe, assessore regionale alla cultura nel 2006, che per primo ha creduto nel progetto finanziando lo studio di fattibilità e i primi interventi, a Francesco Rutelli che nel 2007 da Ministro per i Beni Culturali ha inserito l’intervento tra quelli del 150° dell’unità d’Italia, a Lorenzo Ornaghi e Giuseppe Scopelliti che, da Ministro e da Presidente della Regione, ne hanno consentito il completamento, fino a Massimo Bray e a Dario Franceschini che, nel rinnovato quadro istituzionale della riforma dei Beni Culturali, ne ha permesso la definitiva apertura come museo autonomo.

Al sottoscritto che di questo rinnovo del museo reggino ha concepito l’idea ed ha avuto, nelle traversie di un intero decennio trascorso per gran parte in Calabria, la ventura di accompagnarne la realizzazione, sia consentito di ringraziare i colleghi che a vario titolo hanno collaborato: Antonio Giammarusti, estensore tra gli altri dello studio di fattibilità e autore, assieme al sottoscritto, del progetto preliminare;

lo studio Arlotti Beccu Desideri Raimondo autori del progeto esecutivo del museo e del suo allestimento;

Simonetta Bonomi, per sei ani Soprintendente all’Archeologia della Calabria, senza la cui energia e determinazione tutto questo non sarebbe stato possibile, e infine tutti i colleghi e collaboratori della Soprintendenza e della Direzione regionale della Calabria, che con passione hanno contribuito al risultato finale.

Al nuovo Direttore del Museo,Carmelo Malacrino, che in questi primi mesi di concitato lavoro ha già dimostrato la sua competenza e le sue capacità, il caloroso augurio di Buon lavoro!

Francesco Prosperetti

Soprintendente speciale per il Colosseo, e l’area archeologica centrale di Roma.

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