L’Anassilaos dedica un incontro a Umberto Boccioni


In una lettera dal fronte datata all’agosto del 1916, pochi giorni prima di morire, Umberto Boccioni scrive “.. Da quest’esistenza io uscirò con un disprezzo per tutto ciò che non è arte. Nulla è più terribile dell’arte. Tutto ciò che vedo al presente è un gioco di fronte a una buona pennellata, a un verso armonioso, a un giusto accordo. Tutto, in confronto a ciò, è una questione di meccanica, di abitudine, di pazienza, di memoria. C’è solo l’arte.”

E’ ormai consapevole che la guerra non è quella esaltazione costante dell’azione e dell’eroismo che egli immaginava e che lo aveva spinto ad arruolarsi volontario.

In una lettera dal fronte dell’ottobre 1915 aveva scritto, infatti, che la guerra “quando si attende di battersi, non è che questo: insetti + noia = eroismo oscuro”.

Tra le lettere del settembre – dicembre 1915 entusiaste e cariche di una vitalità bellica coerente con i principi del futurismo professati dall’artista e quelle degli ultimi mesi di vita del 1916 si nota una differenza notevole. Una inquietudine angosciosa sembra pervadere l’artista che quasi presagisce la morte. “…Questo richiamo sotto le armi è una specie di danno… pazienza!…. Avrei da dirti tante cose. Una che ti interesserebbe e ti darebbe un’idea della mia linea ascensionale! Purché tutto non finisca con questa guerra… Speriamo e Viva l’Italia).

Pur consapevole del suo dovere di soldato sembra rimpiangere il suo destino (Non puoi immaginare cosa voglia dire rifare il soldato a 34 anni e nelle mie condizioni e con quello che la vita mi stava per dare. Coraggio, ma è terribile. Dei momenti mi sento soffocare.).

A questo si aggiunge la preoccupazione per la madre tanto amata che teme, in caso di morte, di lasciare sola e senza risorse.

Il resto è cronaca. Le ultime ore del Maestro hanno un testimone d’eccezionale valore in Giorgio Ferrante, l’amico commilitone che fa da tramite tra l’artista e la sua famiglia, che nel 1978 pubblicò un breve resoconto dei fatti..

La sera del 16 agosto del 1916 Boccioni “aveva prelevato un cavallo dalla scuderia e caracollando percorreva il tratto di trada verso i sobborghi quando, al passaggio di un autocarro il cavallo si imbizzarrì, fece un brusca impennata e Boccioni venne precipitato al suolo battendo la testa. Inerte, sanguinante, fu trasportato all’Ospedale Militare di Verona dove giunse agonizzante”.

Morì nelle prime ore del 17 agosto 1916. Nell’ormai lontano 1900, nel romanzo lasciato in dono all’amico catanese Mario Nicotra, che morirà anch’egli di lì a poco in combattimento, Boccioni aveva tracciato sopra un foglio il disegno di un cavaliere disarcionato e il disegno si trasforma in realtà.

Muore così prematuramente l’artista italiano più importante del Novecento, l’estensore dei Manifesti futuristi della pittura e della scultura, un acuto teorico dell’arte, che nacque a Reggio Calabria quasi per caso il 19 ottobre del 1882 per restarvi pochissimo tempo e di cui si ricordò forse in occasione del terremoto del 28 dicembre 1908 come sembra certo da uno schizzo esposto alla Mostra di Milano.

All’artista l’Associazione Anassilaos dedicherà due incontri, il primo martedì 16 agosto alle ore 21,00 presso il Chiostro di San Giorgio al Corso, con l’intervento della Prof.ssa Elvira Leuzzi Calveri e dell’ artista reggino Alessandro Allegra che ha realizzato il ritratto dell’artista futurista che Anassilaos utilizzerà per la cartolina commemorativa sulla quale sarà possibile applicare il francobollo stampato dal Poligrafico dello Stato che riproduce un dipinto di Boccioni denominato “Dinamismo di una testa d’uomo”, realizzato nel 1914 e conservato presso il Museo del Novecento di Milano.

Il secondo incontro si terrà invece lunedì 29 agosto sempre alle ore 21,00 presso lo spazio del Circolo del Tennis “Rocco Polimeni”.

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