The Syndrome, CityNow incontra la band reggina che aprirà il concerto dei Verdena


di Daniela Liconti – L’originale power-funk dei SyndromeEmanuele Triglia (basso), Raffaele Bova (voce e chitarra), Fabio Listo (batteria) e Claudio Bruno (chitarra) – estende i suoi confini per un’estate che li vedrà in tour su diverse piazze nazionali ed estere: tra le 20 band selezionate su 360 per salire sul palco della 19° edizione del Meeting del Mare (4/6 giugno a Marina di Camerota), uno dei pochi eventi che mischia band emergenti a qualche nome illustre, dove apriranno il concerto dei Verdena; per la seconda volta e con quattro serate al VeszprémFest, happening ungherese che per 5 giorni diventa epicentro della musica europea di qualità. Un anno di performance live che però non azzerano una triste realtà: oltre confine, c’è più spazio per la musica rispetto all’Italia.

“Confrontandoci con altre band europee che abbiamo avuto occasione di incontrare – afferma Fabio – ci siamo accorti che per loro l’Italia non è una meta ambita perché l’offerta di eventi che diano spazio a nuove sonorità è molto scarsa. In Ungheria ad esempio, c’è solo pura musica per chi la sa apprezzare, e il festival è un’occasione che richiama tantissima gente anche da città distanti. Da noi l’underground è stato inglobato al mercato, ma per i tanti emergenti non c’è spazio, né c’è curiosità per la sperimentazione, o forse manca il coraggio di proporre novità: sono pochi i locali che investono in questo, eppure ci sono tante realtà interessanti nel nostro paese. E’ un paradosso che in Italia, culla dell’arte a tutto tondo, la musica venga oggi tanto trascurata, come se non avesse un valore: nessuno rischia, si punta solo sui grossi eventi musicali con nomi celebri che assicurano il tutto esaurito. La musica è diventata intrattenimento, qualcosa che sta ai margini; altrove invece, vediamo che la musica è preponderante, ridiventa elemento principale, la gente ti segue, commenta, non la tratta come bene di consumo ma la cerca e ha voglia di ascoltare. Qui è come se tutto questo si sia perduto. L’Europa dell’est è molto attiva nel proporre eventi che attraggono tantissimi musicisti europei e il pubblico è molto ricettivo. Chissà perché fare musica in Italia è diventato così difficile e il musicista in quanto tale, a meno che non sia un grosso nome, non è quasi più visto come artista e professionista. Il settore si è molto impoverito.”

E tra Calabria e Sicilia vince quest’ultima, “con molte proposte, posti nuovi e occasioni continue per i live, che ci permettono di conoscere gente, scambiare esperienze; anche per quest’anno torneremo al festival Espressivamente di Barcellona Pozzo di Gotto, giunto alla decima edizione, dove lo scorso anno, nonostante abbiamo suonati per ultimi e tardissimo, abbiamo avuto un riscontro entusiasmante.”

E insomma: la band. Ognuno di loro porta al gruppo la propria versatilità, frutto di esperienze acquisite in progetti personali, di fatto arricchendo il gruppo con il dono di una continua sperimentazione che ne esprime tutto il potenziale. Sul palco, la voce di Raffo diventa strumento e si mescola alle reinterpretazioni dei loro stessi brani che si divertono ad improvvisare al momento, a sempre diverse modalità di usare ognuno il proprio strumento. E’ lui l’autore dei testi, centrati su questioni che ci riguardano tutti e molto da vicino, giocate su equilibri metaforici e libera ed esplicita espressione, ma a volte tutto nasce da un incastro felice tra musica e parole, o da un’idea, da una condizione personale, che si fa riff, dando impulso alla composizione.

“Con “Appearence”, il nostro secondo album (il terzo è in lavorazione, ndr) abbiamo voluto riprodurre le sensazioni dell’uomo in una vita che ci vede tutti, a diverso titolo, dipendenti. Abbiamo voluto incontrare i ragazzi della comunità Exodus – spiega Raffo – e ascoltato le loro storie, il distacco con cui parlano di vite vissute in bilico tra essere ed apparire, di quella forza apparente di cui a volte, per sopravvivere, ci si ammanta ma che in realtà non è, del recupero della propria interiorità e delle motivazioni profonde che spingono a tirare fuori la forza e l’energia, quella vera, che ti salva la vita e fa di te un uomo. “Appearance” è un po’ la sintesi di tutto questo: una musica magari imperfetta ma autentica, frutto di un’intenzione comune che ci tiene uniti e ci restituisce forza.”

Per dare corpo al loro messaggio, i Syndrome hanno ideato una serie di T-shirt: un concept realizzato in collaborazione con altre realtà artistiche-imprenditoriali calabresi (illustrazioni del collettivo Jestime, stampa V&V e coordinamento di Natale Militano), che sono riuscite ad interpretare e rappresentare per immagini il senso profondo dei loro testi. “Water power”, brano centrato sulla privatizzazione dell’acqua, è il primo scelto per essere reso visivamente, perché il messaggio non si disperda nel vento  ma possa arrivare anche a chi non ascolta.

logo community