"La Rabbia e l'Orgoglio", per non dimenticare l'11 settembre che ha segnato il mondo

Le immagini dei due aerei che si schiantano contro le Torri Gemelle sono purtroppo ancora vive. Il racconto di Oriana Fallaci

“É nato all’improvviso. É scoppiato come una bomba. Inaspettatemente come la catastrofe che il mattimo dell’11 settembre 2001 ha incenerito migliaia di persone e dissolto due degli edifici più belli della nostra epoca: le Torri dello World Trade Center. […] Il puzzo della morte entrava dalle finestre, dalle strade deserte giungeva il suono ossessivo delle ambulanze, il televisore lasciato acceso per l’angoscia e lo smarrimento lampeggiavano ripetendo le immagini che volevo dimenticare. E d’un tratto uscii di casa.

Cercai un taxi, non lo trovai, a piedi mi diressi verso le Torri che non c’erano più e… Dopo non sapevo che fare. In che modo rendermi utile, servire a qualcosa. E proprio mentre mi chiedevo che faccio, che faccio, la tv mi mostrò i palestinesi che pazzi di gioia inneggiavano alla strage. Berciavano Vittoria-Vittoria. Poi qualcuno mi raccontò che in Italia non pochi li imitavano sghignazzando bene-agli-americani-gli-sta-bene e allora, con l’impeto d’un soldato che si lancia contro il nemico, mi buttai sulla macchina da scrivere. Mi misi a fare la sola cosa che potevo fare. Scrivere.”

É cosi che Oriana Fallaci ci introduce al suo libro “La Rabbia e l’Orgoglio“. Una prefazione forte e appassionata, che spiega nei più piccoli dettagli il prima e il dopo del libro, scaturito da un articolo pubblicato su Il Corriere della Sera, il 29 settembre.

Il pezzo scritto dalla Fallaci in seguito all’attacco terroristico dell’11 Settembre 2001 occupò ben quattro pagine del quotidiano.

Attraverso lo sfogo dell’11 settembre la Fallaci interrompe un silenzio durato 10 anni. Per vederlo pubblicato fu necessario tagliare gran parte dei pensieri della nota scrittrice italiana che, alla luce dell’attentato non aveva più voglia di tacere.

É cosi che prendono vita le 162 pagine di cruda, impietosa e rigorosa verità; l’autrice ci lascia una sorta di “confessione” all’interno della quale troveremo la sua vita messa a nudo.

Ero a casa, la mia casa è nel centro di Manhattan, e verso le 9 ho avuto la sensazione d’un pericolo che forse non mi avrebbe toccato ma che certo mi riguardava. […] allora ho fatto ciò che al mattino non faccio mai. Ho acceso la Tv. […] vedevo una Torre dello World Trade Center che dagli ottantesimi piani in su bruciava come un gigantesco fiammifero. […]

Quasi paralizzata sono rimasta a fissarla e, mentre la fissavo, sullo schermo è apparso un aereo. Bianco, grosso. Un aereo di linea. Volava bassissimo. Volando bassissimo si dirigeva verso la seconda Torre come un bombardiere che punta sull’obiettivo. Sicchè ho capito. Ho capito che si trattava di un attentato. E mentre lo capivo, l’audio è tornato. Ha trasmesso un coro di urla selvagge. Ripetute, selvagge. “God! Oh God!”. E l’aereo bianco s’è infalato nella seconda Torre come un coltello che si infila dentro un panetto di burro.

Tra le pagine del libro si percepisce un’Oriana Fallaci molto scossa, nonostante la sua vita sia stata tutt’altro che rose e fiori:

– partecipò giovanissima alla Resistenza Italiana, vivendo in prima persona i drammi della guerra;

– si recò in Vietnam in qualità di corrispondente di guerra.

La scrittrice appare, inizialmente, provata da questa “Apocalisse“, ma con lo scorrere delle pagine la tristezza si trasforma in rabbia, amarezza e rammarico nei confronti non solo dell’Islam e della sua arretratezza, ma anche della politica nazionale ed internazionale di cui non ha mai condiviso le scelte.

L’enfasi di voler finalmente dire la sua, di “aprire le orecchie ai sordi, e gli occhi ai ciechi” è un sentimento che viene fuori da ogni parola messa nero su bianco. Ne “La rabbia e l’orgoglio” ritroviamo una Fallaci dallo stile schietto, che non si fa intimorire dal giudizio altrui.

La scelta è semplice: o la si ama, o la si odia.

Vi sono dei momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.

Con questa frase l’autrice fiorentina sottolinea l’impossibilità di mantenere quel silenzio che si era imposta tanti anni prima, per placare una rabbia che pian piano la stava divorando.

Il tempo passa, inesorabilmente, ma l’11 Settembre resta scolpito nella memoria di tutti.

Le nazioni di tutto il mondo NON possono dimenticare; non vogliono dimenticare che si può mettere in ginocchio un paese “intoccabile”, ma che questo poi si alzerà ancor più forte di prima.

Le immagini dei due aerei che si schiantano contro le Torri Gemelle sono purtroppo ancora vive nei cuori e nelle menti di miliardi di persone.

É proprio a questo che serve la lettura di un testo come “La Rabbia e l’Orgoglio” di Oriana Fallaci: a non dimenticare!

Stop. Quello che avevo da dire l’ho detto. La rabbia e l’orgoglio me l’hanno ordinato. La coscienza pulita e l’età me l’hanno consentito. Ora basta. Punto e Basta.

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