Bancarotta Multiservizi, revocati i domiciliari a quattro imprenditori
Il Tribunale della Libertà ha accolto il ricorso e revocato gli arresti domiciliari a quattro imprenditori indagati nell'operazione 'Mala Gestio'
31 Ottobre 2019 - 11:15 | comunicato stampa

Operazione ‘Mala Gestio’, il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati difensori e revocato gli arresti domiciliari a quattro imprenditori.
I NOMI
- Michelangelo e Michele Tibaldi (difesi dsgli Avv. Francesco Albanese, Aldo Labate e Ivan Marrapodi);
- Pietro Cozzupoli (Avv. Gaetano Morisani);
- Lauro Mamone (Avv. Basilio Pitasi).
Gli indagati dell’inchiesta ‘Mala Gestio‘ dunque, potranno difendersi nel processo che verrà in stato di libertà. Il Tdl, inoltre, per i due Tibaldi e Pietro Cozzupoli ha emesso la misura cautelare di interdizione dell’esercizio dell’attività imprenditoriale.
Nell’ambito dell’operazione della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura di Reggio Calabria, rigiuardante il fallimento della Multiservizi, i quattro imprenditori tornati in libertà erano stati arrestati con l’accusa di bancarotta fraudolenta insieme ad altre quattro persone (Pino Rechichi, Antonio Rechichi, Giovanni Rechichi, Rosario Giovanni Rechichi).
La società del Comune di Reggio è stata sciolta nel 2012 perchè vicina ad alcune cosche cittadine. I tanti milioni di euro (per la Procura 11 intascati illecitamente, ed altri 5 richiesti e svaniti per l’avviamento per l’iter di liquidazione aziendale) sarebbero andati nelle tasche di imprenditori o delle società sempre di loro proprietà o espressione, in consulenze fantasma soddisfatte con parcelle d’oro.
Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero distratto e dissipato il patrimonio delle società ‘Multiservizi SpA’ e ‘Gestione Servizi Territoriale Srl’ in pregiudizio dei creditori, cagionandone dolosamente il fallimento.
Sono stati i 5 milioni di euro sequestrati che sarebbero finiti nelle tasche di alcuni tra gli indagati, in quello che è stato descritto dagli investigatori come un ‘patto scellerato’ tra politici e imprenditori collusi e disonesti. Il tutto, mentre sullo scenario si staglia la solita pericola ombra della ‘ndrangheta. Subito dopo la Procura ha ordinato un altro sequestro d’urgenza di altri 2 milioni di euro.
Tra gli indagati a piede libero vi è anche l’ex sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, il quale avrebbe sottoscritto un ‘incomprensibile patto parasociale’ con cui di fatto abdicava dal controllo della società mista, assegnando l’amministratore delegato al socio privato. Scopelliti, tramite il suo legale di fiducia, Aldo Labate, ha chiesto subito di essere interrogata dai magistrati inquirenti per chiarire la proprio posizione ma è ancora in attesa.
Fonte: Gazzetta del Sud
