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Caro carburanti, la protesta degli autotrasportatori arriva a Reggio: ‘Non ce la facciamo più, siamo alla frutta’ – VIDEO

Presenti allo svincolo di Gallico e Campo Calabro decine e decine di camion fermi. In corso la protesta degli autotrasportatori


La protesta contro l’aumento del costo dei carburanti, arriva anche a Reggio Calabria. Decine di ditte e autotrasportatori della zona hanno incrociato le braccia, dando vita a un presidio di protesta per far sentire la voce di un settore ormai stremato e sull’orlo del collasso.

Mezzi pesanti fermi nei piazzali e lungo le arterie d’accesso alla città, volti dei camionisti avviliti e segnati da un mix di rabbia e rassegnazione. Tra gli striscioni affissi sui camion: «Il futuro si costruisce insieme e noi siamo qui: Trasporti Reggio Calabria».

La voce del piazzale: “Non ce la facciamo più”

Nel presidio si avverte tanta stanchezza, ma soprattutto la sensazione di essere stati abbandonati dalle istituzioni. Un primo autotrasportatore sfoga tutta la sua frustrazione ai nostri microfoni:

«Non ce la si fa più, anche perché questo Stato non ci sta aiutando in nessun modo. Il gasolio non lo possiamo pagare quanto le persone che vanno a passeggiare. Avendo un consumo di 500, 600 o 1.000 litri al giorno, o abbiamo qualche agevolazione sul prezzo, oppure non è una cosa corretta. Noi saremo disposti a fermarci ad oltranza, finché ci saremo noi autotrasportatori di vecchia generazione… Ma non so quali autisti potranno fare ancora questo lavoro, perché non ce ne sono più».

Dieci ditte unite nel presidio: in attesa dell’incontro a Milano

A fare il punto sulla mobilitazione locale è un altro operatore del settore, che spiega la provenienza delle aziende coinvolte e i prossimi passi della protesta:

«Siamo una decina di ditte tra Gallico, Campo Calabro, Reggio e dintorni. Sino a domani sera c’è il fermo, il presidio. Domani una delegazione è stata convocata a Milano con il ministro Salvini; vediamo che cosa uscirà fuori da questo incontro».

Le mani legate da leggi rigide e la paura dei blocchi

Un altro padroncino sottolinea la difficoltà nel far valere le proprie ragioni a causa delle severe normative vigenti che limitano i blocchi stradali rispetto al passato:

«Fino a qualche anno fa un padroncino come me rischiava poco a bloccare il traffico, una multa, niente che andasse nel penale. Adesso noi possiamo fare poco o niente, perché se mi fermo e mi scatta una denuncia, mi tolgono il conto terzi. Abbiamo già le mani legate dal Governo centrale a livello di leggi. Molti colleghi non partecipano anche se pagano il gasolio a 2,40 o 2,50 euro al litro perché hanno paura di perdere il posto di lavoro. Al Ministero dei Trasporti ci vorrebbe una persona che sia stata davvero sui camion».

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L’appello alla cittadinanza e al Governo

Tra i camionisti c’è anche un forte rammarico per l’incomprensione che spesso si crea con gli automobilisti e la cittadinanza:

«Il problema più grande è che la gente, il popolo, si dà pure fastidio se creiamo questi disturbi. Non hanno capito che dovrebbero essere i primi a darci una mano a ribellarci a questa situazione. Siamo arrivati completamente alla frutta, non abbiamo più dove andare».

Infine, un ultimo intervento riassume la disperazione di chi vede il proprio lavoro soffocato dalle spese quotidiane e dalle tasse:

«Le nostre richieste sono semplici: abbassare il costo del gasolio e fermare questo carovita generale che colpisce l’alimentare, la frutta, tutto. Non riusciamo più ad andare avanti. Gli stipendi sono quelli che sono e siamo tassati all’infinito. Speriamo solo che lo Stato ci accolga e ci venga incontro, perché purtroppo così non ce la facciamo più».

La protesta a Reggio Calabria rimane attiva, in attesa che dai tavoli romani e milanesi arrivino risposte concrete per un settore colonna portante dell’economia reale del Paese.

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