Giacchetta: ‘Reggina, l’idea è valida. Il mio pensiero su Taibi, Cevoli e Belardi’


di Michele Favano – La Reggina e quella idea che si sta traducendo in dati di fatto, di riportare a Reggio Calabria i protagonisti del passato in specifiche competenze. Non è una questione di simpatie da attirare, semplicemente la necessità di affidare compiti e ruoli a personaggi che oltre a conoscere benissimo l’ambiente, sappiano cosa significhi il senso di appartenenza e quella maglia.

Ne abbiamo parlato con chi questi concetti li rappresenta meglio di ogni altro grazie alle sue 276 presenze con la maglia della Reggina, un percorso straordinario effettuato dalla serie C alla serie A. Simone Giacchetta, una delle bandiere dell’era Foti, prima protagonista da calciatore, poi gli incarichi nel settore giovanile e quello di DS. Da due stagioni è il direttore dell’area tecnica dell’Albinoleffe e le soddisfazioni certamente non sono mancate:

Anche quella appena terminata è stata una stagione positiva, importante per una realtà come l’Albinoleffe in un girone molto complicato dal valore generale alto, basta guardare i quarti di finale e vedere quante squadre del girone B ci sono. Peccato per l’eliminazione al secondo turno, ma siamo arrivati un po’ stanchi, avremmo potuto recitare il ruolo di mina vagante.

Sotto la mia gestione nei due anni, altrettante volte sono stati raggiunti i play off, la prima volta raggiungendo il nono posto, adesso un ottimo quinto. Siamo abbastanza soddisfatti, tenuto conto che al sottoscritto viene chiesta la valorizzazione dei giovani e la disputa di un campionato sereno”.

Passiamo alla Reggina. Praticò ha deciso di cambiare ancora pescando molti ex?

Il passato della Reggina è importante, fatto di grandi successi, abbiamo vissuto un periodo lungo di straordinarie imprese. Il vivere una fase di decadenza, dopo la retrocessione in serie B, ha allungato le distanze tra la tifoseria ed il club, ma è normale, succede ovunque. Si fanno subito paragoni con quello che è stato e diventa più complicato riconquistare fiducia e simpatie.

Questo gruppo dirigenziale che si sta formando, intanto sa benissimo cosa significhi far parte del mondo Reggina e come rappresentarla. Questa è certamente una responsabilità in più, ma anche una probabile accelerazione nell’impatto con la gente e questo può trasmettere maggiore fiducia, oltre a dare l’opportunità di lavorare con più serenità.

Taibi è alle prime esperienze da DS, mi sembra di capire comunque che sia molto carico. Non è semplice essere il direttore sportivo della Reggina, va oltre la semplice professione, soprattutto per chi ha ricevuto tanto dalla società e dalla gente di Reggio. Quando si passa dal campo alla scrivania le cose cambiano. Soprattutto se le cose non vanno bene il dito si punta sempre su chi sceglie, ma questo non deve rappresentare un problema a priori. Ma ripeto, l’impatto che Massimo avrò sulla tifoseria sarà positivo. Taibi non ha bisogno dei miei consigli, è maturo e conoscitore dell’ambiente calcio.

Riguardo Roberto Cevoli ho sempre pensieri positivi. A lui mi legano ricordi bellissimi, quelli vissuti da calciatore, prima con Ferrari allenatore e poi con la vittoria del campionato con mister Zoratti. Ragazzo pulito, serio, ha fatto molta gavetta, non è presuntuoso, una figura equilibrata che ha dimostrato anche quest’anno con il Renate di saper fare bene, un allenatore che ha modi e si fa capire. L’ho voluto io alla guida della Reggina Primavera.

Emanuele Belardi rappresenta secondo me qualcosa in più rispetto alla figura di responsabile del settore giovanile. L’ho visto crescere, bravissimo ragazzo e di grande intelligenza. Si sta rimettendo in gioco nonostante i suoi tanti impegni. Verso di lui c’è un affetto particolare, sono sicuro possa fare bene, anzi non potrà essere diversamente”.

Il tuo pensiero sulle squadre B?

Le squadre B rappresentano una soluzione giusta per ridare valore ai settori giovanili e quindi alla formazione. Per la Lega Pro e per molte società potrebbe tradursi invece in un problema con tanti under che rimarrebbero alla casa madre creando disagi a quelle realtà in cerca di giovani e minutaggio. Sarà necessario irrobustire tutti i settori giovanili con conseguenti ripercussioni sul piano economico. Il rischio serio potrebbe essere quello di veder anno dopo anno sempre meno società in grado di sostenere determinati costi e quindi partecipare ai campionati di serie C”.

(foto blunote.it)

logo community