"Il pompiere o niente": il racconto della mamma di Nino Candido a Le Iene - VIDEO

Giulio Golia racconta la strage di Alessandria, organizzata per una truffa all’assicurazione e come possiamo aiutare le famiglie. Le parole della mamma di Antonino Candido

“Non stavano andando a salvare vite, forse in quel caso avrei accettato la morte”.

Sono queste le parole della mamma di Antonino Candido. Parole struggenti raccolte da Giulio Golia che, in un servizio de Le Iene, racconta all'Italia la verità sulla strage organizzata per una truffa all’assicurazione.

Il racconto, andato in onda ieri sera domenica 10 novembre, parte dalla testimonianza esclusiva di chi è sfuggito alla morte e dei primi pompieri che sono arrivati sul posto.

Tutto ha inizio da una telefonata dei vicini di casa ai Vigili del Fuoco. La squadra interviene per incendio in abitazione, ma appena arrivano alla cascina la situazione ha altri contorni. Le fiamme non c’erano. Solo in un edificio c’era un bagliore che sembrava un principio di incendio. E lì accanto c’erano delle bombole con quello che sembrava un timer.

“Abbiamo messo in sicurezza quello che abbiamo trovato”, racconta da un letto di ospedale Graziano Luca Trombetta. La situazione sembra un po’ strana, ma i pompieri intanto si occupano della messa in sicurezza.

Arriva sul posto una pattuglia dei carabinieri di cui fa parte Roberto Borlengo. Dopo aver spento il principio di incendio, i pompieri controllano la seconda cascina solo per scrupolo.

“Per primi sono entrati Gastaldo e Triches seguiti da Candido”, racconta Dodero. In quel momento si attiva il secondo timer: “Neanche l’esplosione ho sentito. Stavo parlando con i colleghi e mi sono svegliato sotterrato. Ci ho messo un po’ per capire che cosa era successo”.

Erano finiti in una trappola e stando a quello che sostengono gli inquirenti, il proprietario sapeva ma non ha avvisato. “Ero il più lontano e sono riuscito a liberarmi solo da qualche maceria e a chiamare i soccorsi”, spiega il carabiniere Borlengo. “Se mi va male ti prego di’ ai miei che gli voglio un mondo di bene. Sto perdendo un sacco di sangue”, ha detto al telefono con la sua centrale operativa.

Nel frattempo arriva un’altra squadra dei Vigili del Fuoco ignara di quanto accaduto:

“Sono arrivato per primo e c’era una devastazione totale. Erano tutti sotto le macerie. Noi di solito siamo quelli che salvano gli altri, qui mi sembrava di essere in un film”, racconta Daniele.

Lui e i colleghi si mettono a mani nude a scavare tra le macerie.

“Non sentivo urlare i miei colleghi. Credevo di urlare sopra di loro o che non riuscivo a sentirli perché lontani. Non metabolizzavo che non urlavano perché non potevano”, continua Trombetta. “Appena fuori ho pensato come avvisare mia moglie, sarà stato per questa promessa di non deluderla che sono sempre tornato a casa. Mi immedesimo in chi non ha avuto questa fortuna”.

A questo punto si rendono conto che Antonino Candido, Marco Triches e Matteo Gastaldo non ce l’hanno fatta. Erano tra i migliori di quella caserma con 15 anni di servizio alle spalle. Il dramma è anche per le loro famiglie e i loro figli.

Venerdì scorso si sono celebrati i funerali.

“Voglio vedere la faccia dell’assassino che ha ucciso mio figlio”, dice la mamma di Antonino Candido.

“A lui piaceva scherzare sempre, mancherà la scimmietta di casa, l’eterno Peter Pan. Non sono degli eroi sono solo dei figli di mamma. Non stavano andando a salvare delle vite, forse avrei accettato la morte. Ma venire uccisi da un pazzo…”.

La donna racconta che il lavoro del Vigile del Fuoco per il figlio era la sua più grande passione:

“Antonino ha aspettato 6 anni dopo che ha fatto il concorso perché le graduatorie erano bloccate. E io sempre che gli dicevo: fai qualcos’altro, fai un altro lavoro. Lui mi rispondeva: o il pompiere o niente. Sarebbe stato meglio niente, ora voglio vedere la faccia di quest’assassino”. 

In quelle ore il proprietario della cascina ha confessato.

“L’ho fatto per i soldi dell’assicurazione. Non volevo uccidere nessuno”, si è difeso Giovanni Vincenti.

Ora dovrà rispondere di disastro doloso ma anche di omicidio plurimo volontario (così come di lesioni volontarie per i due pompieri e il carabiniere rimasti feriti). Gli inquirenti stanno invece valutando la posizione della moglie, che sarebbe stata vista nei pressi della cascina poche ore prima dell’esplosione.

RACCOLTA FONDI

Per chi volesse aiutare i Vigili del Fuoco di Alessandria ha avviato una raccolta fondi (clicca qui)

Questi sono i dati bancari:

Associazione Vigili del Fuoco di Alessandria
UBI Banca Regionale Europea (filiale di Alessandria)
IBAN: IT49B0311110400000000005382
Causale: A supporto delle famiglie dei deceduti

 

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IL POMPIERE PAURA NON NE HA

STASERA IN ESCLUSIVA A LE IENE: I SOPRAVVISSUTI DI ALESSANDRIA“Appena fuori dalle macerie ho avvisato mia moglie e mi immedesimo in chi non ha avuto questa fortuna". Uno dei pompieri sopravvissuti all'esplosione della cascina di Quargnento racconta a Giulio Golia il dramma di quella notte ➡ http://bit.ly/32vK4d2

Gepostet von Le Iene am Sonntag, 10. November 2019

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