Giovani e incensurati, così avevano scalato le gerarchie dello spaccio nella Capitale

Dalla Locride a Roma, rifornivano i grossisti con cocaina, marijuana e hashish

Giovanissimi, incensurati, risoluti e in grado di movimentare chili e chili di droga sul doppio asse Roma – Perù e Roma - Marocco. Dalla Locride si erano trasferiti nella capitale e lì, assieme ad altri complici, avevano strutturato una “azienda” in grado di gestire contemporaneamente traffici dal sud America e dal Marocco che facevano convergere su Roma montagne di cocaina, marijuana e hashish venduti poi direttamente all’ingrosso. Un giro d’affari importante venuto fuori grazie alle indagini dei carabinieri di Roma che, dall’arresto all’aeroporto di Fiumicino di una donna che trasportava 6 chili di coca liquida imbarcati tra i bagagli di un volo da Lima, sono riusciti a risalire al gruppo che aveva fissato la sua base operativa in un appartamento in zona la Rustica, quadrante est della capitale.

NCI SCIPPU A TESTA

Lo chiamano il “piccoletto” o “l’avvocato”, ha appena venti anni e da Bovalino si è spostato a Roma da tempo; della presunta associazione scoperta dagli investigatori, Giuseppe Ietto sarebbe una delle teste pensanti, capace, sostengono gli inquirenti, di intervenire all’indomani della fuga all’estero del suo socio, il romano Paolo Diana, per “ridisegnare” gli asset aziendali e mantenere aperti i traffici per il rifornimento della droga.

«Cauto e prudente nello svolgimento dell’attività illecita – scrive il gip nell’ordinanza di arresto dell’operazione Domingo – ha cambiato ben tre autovetture a noleggio dalla madre, ha cambiato utenze telefoniche, ha distribuito sim dedicate ai propri collaboratori e usava cellulari “B acquarius” difficilmente monitorabili».

Muovendosi come capo, è lui a consegnare i carichi negli stalli predisposti – anche servendosi di una coppia di anziani finiti in manette per essere stati trovati con quasi 2 chili di cocaina – ed è lui a fare la voce grossa con i sodali, quando un pagamento arriva in ritardo.

«Lui non sa con chi cazzo ha a che fare – dice lo stesso Ietto intercettato dai carabinieri – guarda che pure per 100 euro gli scippo la testa, me li deve portare subito sennò vede che gli faccio vedere la paura vera, gli scippo la testa».

AL GRANBAZAR DELLA DROGA

L’associazione venuta alla luce con l’operazione di oggi – 20 gli arresti effettuati su richiesta della procura capitolina – era riuscita a ritagliarsi uno spazio importante all’interno del panorama criminale cittadino – Roma rappresenta uno dei più importanti mercati di droga d’Europa – caratterizzandosi «non nella gestione della classica “piazza di spaccio” con vendita al dettaglio – scrive ancora il Gip – ma si colloca già ad un gradino superiore di importazione e distribuzione di grandi quantitativi a singoli fornitori che poi rivendono al dettaglio».

Un’organizzazione spavalda, organizzata e affiatata – al fianco di Ietto, oltre al socio romano, c’erano anche altri ragazzi molto giovani tutti trapiantati nella Capitale da San Luca, e tutti risultati ben inseriti all’interno delle dinamiche dello spaccio – che guardava con disincanto anche agli arresti in flagranza dei loro sodali, bollandoli con noncuranza come semplici «incidenti del mestiere».