Perrotta: ‘Il Sant’Agata è nato per la Reggina’. Belardi: ‘Fa male non esserci’


Il responsabile del settore giovanile della Reggina ed un campione del mondo ospiti di “Piacevoli Chiacchierate su City Now Sport. Simone Perrotta ed Emanuele Belardi insieme a distanza di tanti anni e dopo aver condiviso l’intera trafila del settore giovanile amaranto.

Si ritrovano per la presentazione ufficiale della Scuola Calcio Reggina 1914 ed abbiamo approfittato della loro presenza per intervistarli toccando tantissimi argomenti, tra i quali anche quello del centro sportivo S. Agata che calcisticamente li ha visti crescere: Belardi: “Per noi due che siamo cresciuti lì, fa male non poter continuare l’attività. Quando siamo arrivati io e Simone non era quello che tutti conoscono oggi. Vivevamo in un appartamento del Viale Quinto, ci fermavano a mangiare alla mensa e poca roba da vestire. Il cambiamento è arrivato col tempo, grazie ai risultati del settore giovanile.

Quello che abbiamo vissuto era un Sant’Agata in stato embrionale perché c’erano solamente due campi d’erba, si è evoluto nel tempo con le capacità manageriali della società e di tutti quei ragazzi che sono venuti fuori da quel centro.

Oggi fa male, perché noi li ci siamo cresciuti e sappiamo cosa abbiamo fatto per poter avere il Sant’Agata degli ultimi anni. Purtroppo a Reggio i problemi economici sono tanti, così come le vicissitudini. Oggi mi ritengo, come reggino, fortunato ad avere in alternativa un centro sportivo in cui far allenare centinaia di bambini come il Reggio Village.

Perrotta: “Venendo qui la prima domanda che ho posto è stata “Andremo al Sant’Agata? E quando ho saputo che non è più di proprietà della Reggina, ho pensato: come? Il Sant’Agata è nato per la Reggina.

Il fascino di quella struttura erano i “campi a salire”, dove si allenavano il settore giovanile, la primavera, la prima squadra. Finite le nostre sedute di allenamento ognuno andava a sbirciare i lavori dei grandi per apprendere qualcosa in più, per confrontarsi e crescere così insieme. Adesso tutto questo non c’è e così si perde un po’ dell’appartenenza alla maglia”.

logo community