Reggio, chiude una storica casa di cura. Marino: "Che città sarà senza Villa Sant'Agata?"

"Mi riesce impossibile immaginare Gallina, Reggio, la Calabria, l'Italia, l'Europa, il mondo senza "Villa Sant'Agata?". Le parole di Antonio Marino

“Non ci riesco proprio… È più forte di me… Mi riesce assolutamente impossibile immaginare Gallina, Reggio, la Calabria, l’Italia, l’Europa, il Mondo senza “Villa Sant’Agata?”.

A parlare, in un lungo post su facebook, è il nipote del fondatore della storica struttura reggina Villa Sant’Agata. 

Solamente pochi giorni fa, venerdì 6 settembre, arrivava infatti la comunicazione dell’inibizione della prosecuzione dell’attività di ‘Villa Sant’Agata’ a Gallina. A disporlo l’ordinanza sindacale n. 37 del 3.07.2019.

Il Centro, pur essendo tra i pochi sul territorio in grado di offrire una risposta efficace e adeguata ad una domanda di assistenza via via crescente riguardante i malati affetti da patologie psichiatriche si trova oggi impedita ad erogare le sue prestazioni. Schizofrenia, disturbo delirante, ritardo mentale con gravi turbe del comportamento, demenza, disturbi bipolari non sono gestibili a domicilio dai familiari che, fino al 2019, hanno potuto far affidamento sulla clinica di Gallina.

L’assenza di queste specifiche prestazioni scatena una situazione di grave emergenza sanitaria.

“Che terra sarebbe, la nostra, senza Melo Fratello e senza tutti gli altri suoi compagni di ventura. Dai primissimi anni ’60 Gallina e la sua storia vanno a braccetto con “Villa Sant’Agata”, casa di cura di soggiorno per nervosi. Un’oasi di pace in zona panoramica e suggestiva. Cosi l’ha sognata, progettata e costruita il dr. Giuseppe Marino, medico psichiatra. Insomma, mio zio Pepè, fratello di mio papà” ricorda il dott. Marino. 

Oggi, fredde e burocratiche carte spiegano che “Villa Sant’Agata” va chiusa, anzi è stata chiusa, svuotata da quella sofferente umanità che la animava e chiusa. Non sta a me sproloquiare su cavilli giudiziari piuttosto che su virgole o parole messe o omesse in dossier o relazioni.

Al cuor mio preme anzitutto volgere gli occhi al cielo, abitato da diciannove anni da zio Pepè: chissà quante lacrime staranno rigando quelle sue gote lisce e morbide, indimenticabile quella delicata sensazione che le labbra provavano nel dare un bacio a zio Pepè…

E poi … dinanzi al cuor mio scorrono i volti dei miei cugini: Antonello, Lella, Fanny… Professionisti che, senza mai scendere dalla paterna e medica imbarcazione, custodiscono gioie e dolori e fatiche e speranze di intere generazioni di … folli … abbrutiti dalla dannatissima malattia mentale … resi affascinanti dalla loro autentica, genuina e semplicissima carica umanitaria…

Quei folli appartengono allo “stato di famiglia” di Antonello e di Lella e di Fanny, così come furono pezzi del cuore di zio Pepè e così come lo sono tutt’oggi, nonostante quella disgraziata malattia, di zia Pina, moglie di Pepè…
Io son convinto che “Villa Sant’Agata” non chiuderà i battenti … non può sparire un fazzoletto abitativo capace di curare il corpo abbracciando l’anima”.

Nel suo lungo post su facebook, Antonio Marino conclude:

“E mentre scrivo alle mie orecchie torna il rimbombo del pallone che va a sbattere contro il rosso cancello del cortile che separa la cucina dai magazzini: quanti estivi pomeriggi trascorsi li con mio cugino Tonino a giocare a calcio…

Eravamo piccoli e magari ci sognavamo goleador della Juve oggi, cresciuti e Tonino da qualche settimana papà di Domenico, sogniamo che tornino a illuminarsi le vetrate di Villa Sant’Agata”.

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