Reggio Calabria Film Fest: quarto appuntamento all’insegna della legalità


Quarta giornata tutta all’insegna della legalità del “Reggio Calabria Film Fest,” inserito nel “Festival Cinematografico della Calabria” all’interno del progetto “Calabria Terra di Festival” cofinanziato dalla Regione Calabria, Assessorato alla Cultura. L’evento, insieme alle sezioni di Cosenza e Catanzaro è organizzato dalla “Calabria Film Commission” presieduta da Gianluca Curti, con la direzione organizzativa di Michele Geria. Accompagnati dai propri docenti gli studenti di “Piria”,”Boccioni,”Fermi,”Panella-Vallauri” e “Vinci” hanno assistito alla proiezione de “ I cento Passi” il film del 2000 diretto da Marco Tullio Giordana dedicato alla vita e all’omicidio di Peppino Impastato, giornalista siciliano impegnato nella lotta alla mafia. Cento infatti, sono i passi che occorre fare a Cinisi, per colmare la distanza tra la casa della famiglia Impastato e quella del boss mafioso Gaetano Badalamenti. La pellicola quindi narra del giovane Peppino Impastato che vive cercando di sfuggire a quest’inesorabile legame con l’ambiente mafioso che il padre, Luigi Impastato, un po’ per inerzia, un po’ perché ha una moglie da proteggere e due figli da crescere, non ha la forza di rompere. Anche di fronte alla vulnerabilità sua e della propria famiglia, Peppino, animato da uno spirito civico irrefrenabile, non esita, con l’involontaria complicità del fratello Giovanni, ad attaccare “don Tano” e a denunciarne pubblicamente le malefatte. Peppino cresce e quando ormai è diventato troppo scomodo ai mafiosi,  il padre, morto in un oscuro incidente, non lo può più proteggere da don Tano. Viene ucciso soprattutto per l’operato dell’irriverente Radio Aut, dai microfoni della quale si è scagliato senza freni a denunciare la mafia e i suoi misfatti. Subito dopo la proiezione gli studenti hanno incontrato Federico Cafiero De Raho, Procuratore Capo presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria. “Impastato ha usato come arma per combattere la mafia –ha affermato Cafiero – la cultura. Ne ha usato però  il livello più alto, che è l’ironia”. E mentre al teatro “Siracusa” si stava svolgendo l’incontro, moderato dall’avvocato-criminologo Agostino Siviglia, con il magistrato Cafiero , presso la Casa circondariale reggina il Reggio Calabria Film Fest ha organizzato un incontro con ben 150 detenuti dell’ala alta sicurezza a cui è stata riservata la proiezione di “Maradona”, il film-documentario del 2008 diretto da Emir Kusturica. Un evento questo realizzato grazie alla collaborazione e all’attività svolta dalla direttrice Maria Carmela Longo. Subito dopo la proiezione i detenuti reggini hanno dialogato con Michele Geria, direttore organizzativo R.C.F.F., Mimmo Gangemi, autore de “Il giudice Meschino”, e gli attori Carmine Paternoster e Sasà Striano. Gangemi ha illustrato il progetto “20 lines”. Un’iniziativa che coinvolgerà i detenuti reggini nella creazione di una sceneggiatura. Mimmo Gangemi infatti, scriverà un incipit di venti righe e successivamente i detenuti che aderiranno al progetto continueranno la narrazione. Il tutto potrebbe divenire un cortometraggio. Il momento però più toccante è stato quello che ha riguardato l’intervento di Carmine Paternoster e Sasà Striano, due attori affermati nel cinema italiano, ma che alle loro spalle hanno un passato da ex detenuti. Carmine Paternoster ha recitato in “Gomorra”, “L’Intervallo” e “Take five”, quest’ultima pellicola realizzata insieme a Sasà Striano e che recentemente è stata presentata al Festival del cinema di Roma. “Oggi sono davvero emozionato- ha affermato Paternoster- è la prima volta che rientro in carcere. Alla fine degli anni Novanta sono stato condannato quasi a cinque anni per spaccio e proprio nella casa circondariale dove ero recluso mi sono avvicinato al teatro; da una passione dietro le sbarre è diventato un lavoro una volta uscito di prigione”. Sasà Striano ha un percorso simile a quello di Carmine; anche lui ex detenuto  e anche lui si è avvicinato al teatro mentre era recluso. Striano ha esordito nel cinema grazie al regista Matteo Garrone, che l’ha scritturato per il film “Gomorra”, tratto dal bestseller di Roberto Saviano. Dopo alcuni anni è ritornato in veste di attore a Rebibbia, dove ha interpretato il ruolo da protagonista di Bruto nel film dei fratelli Taviani “Cesare deve morire”.Nel 2013  invece, ha interpretato il ruolo di Vincenzo De Marchi nella fiction di Canale 5 diretto da Alexis Sweet “Il clan dei camorristi, e ha girato insieme a Paternoster “Take five” che uscirà a breve nelle sale italiane. “Non è la prima volta che mi trovo nel carcere di Reggio Calabria; recentemente grazie alla collaborazione con la Calabria film Commission ho girato proprio qui dentro il corto Hakuna Matata del regista Aldo Iuliano nell’ambito del progetto Cinema dentro le mura. Avevo promesso che sarei ritornato a parlare con voi e oggi sono qui e se voi vorrete ritornerò. Io non vi lascio soli.” Striano inoltre, durante l’incontro ha proposto alla direttrice Longo la creazione di un laboratorio teatrale per poi realizzare un spettacolo con alcuni detenuti reggini. “Sperando però, ha affermato Striano, che poi gli eventuali detenuti aderenti al progetto non vegano trasferiti presso altri sedi da parte dell’amministrazione penitenziaria. Il teatro, il cinema, la lettura, la cultura, solo loro vi possono dare la libertà qui dentro. Solo loro possono indirizzarvi verso una strada pulita una volta usciti da qui”. Nel pomeriggio si è svolta la conferenza stampa ,avvenuta presso l’Accademia delle Belle Arti , durante il quale sono stati esposti i dettagli dell’incontro di  questa mattina in carcere. 

logo community