Covid a Reggio, privacy e dati sensibili violati corrono su Whatsapp

Nelle ultime ore si è verificato un evidente trattamento illecito dei dati personali. Colpa di un messaggino virale. Ecco cosa rischia chi lo diffonde

Altro che riservatezza.

Gli ultimi casi di coronavirus in città sollevano, oltre al problema di un evidente stato di debolezza delle misure di prevenzione anti-Covid, un altro aspetto non meno importante, ovvero quello della privacy.

I nomi (e non solo) degli otto giovani, tutti affetti da Covid-19, contagiati durante una festa organizzata in centro città, sono oggi noti a tutti.

Nome e cognome ma anche data di nascita, indirizzo di residenza o domicilio. Parliamo di dati sensibili conosciuti ormai dall'intera città per colpa del classico messaggino 'WhatsApp' generato evidentemente da qualche addetto ai lavori e poi diffusosi a macchia d'olio.

Sappiamo bene come il diritto alla protezione dei dati personali non è assoluto e può essere limitato ai fini del perseguimento di un obiettivo di interesse pubblico dominante o per proteggere diritti e libertà altrui. E in questo l’epidemia del Coronavirus non fa eccezione.

Ma adesso sembrerebbe che il limite sia stato superato così da violare il diritto alla riservatezza.

"Buonasera, ci sono 8 nuovi positivi su Reggio Calabria, positivi al tampone faringeo (analizzati tra Laboratorio Asp e microbiologia)...".

E poi via con la lista e l'elenco dei nomi e dei dati personali.

"Sposato convivente con...I predetti hanno partecipato ad una festa di compleanno organizzata il 3 agosto dalla....titolare del bar...dove si è svolta la festa. I predetti sono stati avvisati da tale...che era presente alla festa e che ha riscontrato la propria positività al rientro a Milano ove è domiciliata - si legge nel messaggio incriminato - Il solo...non ha partecipato alla festa ma è cugino di... Tutti soggetti quarantenati da locale Asp. Positivi odierni che hanno avvisato tutti i familiari e contatti".

E' evidente, anche per il modo in cui è impostato il messaggio e per le informazioni contenute, che questo testo sia stato redatto da un funzionario dello Stato e che poi abbia perso il controllo nella sua diffusione così da arrivare nei cellulari di mezza città.

Ci chiediamo dunque quale sia il limite legalmente 'sopportabile' e se tra le 'vittime' del coronavirus rischiano di esserci anche i diritti fondamentali e tra questi la privacy e la sicurezza.

"Chi ha diffuso per primo la notizia rischia non solo il posto di lavoro ma anche il carcere - spiega l'avv. Nino Polimeni - In questo caso parliamo di illegittimo trattamento dei dati personali e diffusione dei dati secretati e sensibili".

Cosa rischia chi invece ha contribuito alla diffusione di quel messaggio inoltrandolo ad amici e parenti? Quali le sanzioni?

"Non esiste in Italia in questo momento un metodo che possa consentire l'individuazione delle persone che hanno inoltrato il messaggio in quanto tutti i messaggi su Whatsapp sono crittografati".

Difficile dunque 'beccare' il pettegolo di turno.

"Chi contribuisce tuttavia alla diffusione dei dati personali violando la privacy della persona arrecandole un danno è punibile e può essere condannato penalmente. Trattandosi di un illecito il codice civile tuttavia stabilisce che chiunque arreca un danno tramite un comportamento illecito -chiarisce l'avv. Polimeni - deve risarcire la persona che lo ha subito".

Ciascuno di noi dunque, dovrebbe comprendere che con la diffusione di un semplice messaggino Whatsapp, è possibile compiere un reato.

Adottare comportamenti più adeguati ed evitare l'ingenuo 'inoltro' inciampando in una sorta di 'caccia all'untore giustizialista' può farci cadere nella trappola di un comportamento ingiusto e maligno (totalmente inutile ai fini del blocco del contagio) oltre che in veri e propri reati contra legem.

Niente più riservatezza dunque per gli 8 giovani contagiati. Nessuna maggiore sicurezza a seguito della diffusione del messaggio. Il pettegolezzo e l'insaziabile voglia di rilevare a terzi una notizia altrui è l'unico e il solo motivo che si nasconde dietro la diffusione del testo che ha fatto il giro della città correndo su Whatsapp.