Sanità in Calabria, la rivoluzione ‘sospesa’ delle Case della salute. Che fine hanno fatto Scilla e Siderno?

Accanto a queste, vi sono anche le 19 case della comunità - tra hub e spoke - previste per la Metro City, di cui due in città. A che punto sono i lavori? E quale il futuro della sanità in Calabria?

Ospedale di Siderno

Quando si pensa alla sanità, la mente corre inevitabilmente all’immagine dell’ospedale. In realtà, in un sistema sanitario “normale“, vi sono un’infinità di servizi, in grado, a volte, anche di prevenire l’arrivo del paziente presso la struttura ospedaliera.

Dai servizi domiciliari ai consultori, passando per le case della comunità e le case della salute che, però, in Calabria, non hanno ancora visto la luce.

Ponendo la lente di ingrandimento sulla provincia di Reggio Calabria, ad esempio, vi è la rivoluzione “sospesa” degli ex ospedali di Siderno e Scilla due – delle 5 previste in Calabria – “Case della salute“.

Il progetto, inizialmente finanziato con il Piano di Azione e Coesione (PAC 2007-2013), avrebbe dovuto contribuire ad un cambio di passo per la sanità in Calabria, portando ad una vera e propria rivoluzione nella gestione della salute, decongestionando gli ospedali e portando servizi sanitari più vicini ai cittadini.

Per i suddetti interventi, il 20 novembre 2017 erano state sottoscritte, tra l’Asp di Reggio Calabria e la Regione, le convenzioni regolanti i finanziamenti concessi. Considerati i ritardi accumulati e tenuto conto delle difficoltà in cui versano gli uffici tecnici delle Aziende del Servizio sanitario regionale (Ssr), al fine di sbloccare le procedure e di ridurre i tempi di realizzazione, il 16 aprile 2020, il commissario ad acta per il Piano di rientro e Invitalia SpA hanno sottoscritto la Convenzione quadro prevista dal D.l. 30 aprile 2019, n. 35, per consentire alle Aziende del Ssr di avvalersi di Invitalia quale centrale di committenza.

Il piano delle Case della Salute: una rivoluzione “sospesa”

Ma cosa sono queste “case della salute“?

Si tratta di punti di riferimento per soggetti fragili e pazienti cronici, ma non solo. Un modo per avvicinare i cittadini alla sanità. Una porta di accesso al Sistema Sanitario Regionale, in cui operano team multidisciplinari (MMG, pediatri, infermieri, specialisti, assistenti sociali) per garantire un percorso assistenziale coordinato, che va dalla prevenzione alla gestione delle patologie croniche, fino alle piccole urgenze. Quanto sarebbe importante la loro presenza sul territorio?

Ad oggi, però, i cantieri sono ancora fermi, mentre le promesse si fanno sempre più difficili da mantenere.

La casa della salute di Siderno

Siderno, per esempio, ha atteso troppo, così tanto da far divenire il progetto, così come era stato pensato, irrealizzabile.

Con un finanziamento pari a 9,76 milioni di euro, l’ambizione era quella di ristrutturare due blocchi dell’ospedale. Ma, come accade spesso in Calabria, i sogni devono fare i conti con una realtà che non perdona. Quei fondi, oggi, dopo oltre un decennio, sono sufficienti per portare a compimento solo una parte dell’intervento. E, per questo motivo, pur di non perdere tutto, si è deciso di procedere al restyling di un solo blocco del vecchio ospedale.

Il progetto è al momento nella fase della gara d’appalto, la speranza, soprattutto quella dei cittadini, è quella di poter vedere al più presto qualcosa muoversi. La Casa della Salute, infatti, potrebbe essere il punto di riferimento per una popolazione che, da Monasterace a Condofuri, aspetta da tempo un po’ di sollievo. Un luogo dove poter fare una visita senza dover affrontare viaggi interminabili.

La casa della salute di Scilla

A Scilla, poi, la storia è ancor più struggente.

Il paesaggio da cartolina, il fascino di un luogo che tutti conoscono fanno a pugni con una fragilità che, forse, non ha ricevuto la giusta attenzione. Il vecchio ospedale, un tempo cuore pulsante della comunità, doveva essere trasformato nella Casa della Salute.

L’unico passo in avanti, a fronte di un investimento di 8 milioni 270mila euro, verso la realizzazione di questo “sogno”, è stata la verifica sismica, che ha decretato la non sicurezza della struttura, portando alla luce gravi problemi di stabilità. Le alternative? Abbattere l’edificio o spendere cifre enormi per metterlo in sicurezza.

Nel frattempo, il poliambulatorio è stato svuotato e in parte compresso nel vecchio plesso ospedaliero e la comunità di Scilla si è trovata a dover rinunciare alla speranza di una sanità di prossimità che possa davvero definirsi tale.

La Calabria che aspetta

Siderno e Scilla sono solo due esempi di un intero sistema che, purtroppo, ancora non riesce a dare le risposte che i calabresi meritano.

Eppure gli ultimi due presidenti di Regione hanno confermato la strategicità di queste strutture sul territorio calabrese. Spirlì nel 2021 annunciava, “pubblicati i bandi di gara per l’affidamento del servizio di progettazione delle Case della salute di Siderno e Scilla da parte di Invitalia Spa”.

Occhiuto, nel 2022, metteva al bando le fake news su possibile definanziamenti, chiarendo “I progetti relativi alle Case della salute restano tutti in piedi, e rappresentano una prioritaria per il mio governo regionale, e proprio per questo abbiamo agito per mettere in sicurezza i finanziamenti per realizzarle, che altrimenti avremmo perso con la fine del 2022″. 

Di anni, però, nel frattempo, ne sono passati altri 4 e della Case della Salute, nel reggino, non vi è ancora traccia. La “buona” notizia, è che attraverso questa operazione della regione, vi è la possibilità di usare le risorse previste fino al 31 dicembre del 2027. Sarà, dunque, il prossimo, l’anno in cui, i calabresi vedranno, finalmente, qualcosa muoversi?

Le Case della Salute rappresentano il futuro di una sanità più vicina, che non aspetta che il paziente arrivi in pronto soccorso, ma che lo prende per mano e lo cura.

Il PNRR e la speranza di una nuova sanità

Le case della salute, però, non sono l’unico progetto in ambito sanitario, in stand-by. Sul fronte PNRR, vi sono 61 Case della Comunità da realizzare in Calabria e i cui fondi sono in scadenza a giugno 2026. 19 – tra hub e spoke – interessano l’area metropolitana di Reggio Calabria. Un ulteriore modo per fornire una risposta concreta ai tanti problemi di sanità che affliggono il territo.

Ma anche questo progetto è in ritardo e la domanda che tutti si fanno è: “Quando avremo la sanità che ci è stata promessa?”.

Le Case della Salute e della Comunità rappresentano al tempo stesso un sogno ed una speranza, di una regione che può cambiare, che può migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti, che può ridurre il divario tra chi vive in città e chi abita nelle periferie. Ma finché i cantieri restaranno fermi, la speranza muterà in frustrazione e l’attesa insostenibile.

La Calabria non può più aspettare.