VIVI BENE – Legionella, cos’è e come si trasmette
25 Novembre 2018 - 10:41 | di Vincenzo Comi

Una ricercatrice in un laboratorio di esami genetici ANSA/ETTORE FERRARI
Si continua a morire per la legionella. Sono sempre di più i casi di morte, specie al nord Italia, che hanno investito nello specifico la Bassa Bresciana e l’Alto Mantovano. In tutto 17 i casi accertati di legionella e si fermano a 237 le persone ricoverate per polmonite. Ma quanto ne sappiamo di questa malattia?
Il nome “Malattia Del Legionario” (o Legionellosi) questa volta non è frutto della volontà giornalistica.
Era il 1976 ed a Philadelphia, in America, durante un congresso estivo di legionari dell’esercito reduci dalla guerra del Vietnam, accadde che uno dopo l’altro si ritrovarono in ospedale, tutti affetti da una malattia respiratoria difficilmente curabile. Su 4000 presenti, ben 221 finirono all’ospedale e di questi 34 purtroppo non superarono la malattia. Non fu facile capire cosa fosse accaduto. Inizialmente si pensò ad una forma terroristica di avvelenamento. In realtà il veicolo della malattia era stato l’impianto d’aria condizionata, colpevole di incuria e abbandono. Il germe aveva trovato nell’ambiente umido e ricco d’acqua, le condizioni ottimali per proliferare e diffondersi. Quel batterio prese dunque il nome di Legionella Pneumophila. La gravissima polmonite che portò molti al decesso non era quindi una forma grave d’influenza. Solo a posteriori, quando ormai la tragedia si era consumata si identificò il batterio.
Ecco allora alcune informazioni sulla malattia che, in queste settimane, sta allarmando il Nord Italia.
Le legionelle prediligono i bacini idrici naturali e artificiali, e le temperature comprese tra i 25 e i 55 °C. Al di sopra o al di sotto di questa soglia, non sopravvivono. Si possono annidare in acque sorgive, comprese quelle termali, in fiumi, laghi, fanghi. Da qui possono raggiungere condotte e impianti idrici cittadini.
Può diffondersi per via aerea, attraverso filtri vecchi e non puliti dell’aria condizionata. In caso di contagio, il periodo di incubazione va da 2 a 10 giorni e i sintomi, respiratori e polmonari, possono manifestarsi in due forme. Una più lieve, una febbre di 3 o 4 giorni, e una più grave (soprattutto negli anziani, nei malati cronici e nei pazienti immunodepressi) che sfocia in polmonite e richiede il trattamento endovenoso con antibiotici. Il batterio si debella con una bonifica della rete idrica, ma può essere utile – se si è tra i soggetti a rischio o si vive in aree di possibile diffusione – evitare di esporsi a vapore acqueo, pulire spesso i filtri dei rubinetti, i bollitori e altri serbatoi di acqua domestica, e lasciare scorrere l’acqua della doccia ad alte temperature per neutralizzare il batterio, che muore dopo i 55 °C. A titolo precauzionale, è bene evitare fonti di emissione di acqua vaporizzata, così come, appena rientrati da un periodo di assenza da casa, lasciar scorrere l’acqua calda prima di quella fredda, allontanandosi dal rubinetto dopo averlo aperto.
Si sconsigliano inoltre diffusori a spruzzo per irrigare i giardini, così come di lasciare esposte al sole le canne d’irrigazione. Si sconsiglia l’uso di vasche idromassaggio così come l’uso di acqua del rubinetto per riempire apparecchi di aerosol o terapia con ossigeno. L’ultima raccomandazione che vi diamo è di tenere sempre puliti i filtri dell’aria condizionata. La pulizia dei filtri riveste una grande importanza per prevenire infezioni anche serie come la legionella: i filtri non puliti, infatti, possono trasformarsi in ricettacoli di batteri e muffe che vengono poi immessi nell’ambiente.
N.B. Articolo tratto dalla rivista trimestrale di salute e benessere “Vivi bene” della Farmacia ‘Fata Morgana’ di Reggio Calabria.
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