30 Anni dalla Caduta del Muro di Berlino: "Ancora presenti muri, barriere e fili spinati"

L’iniziativa “30 Anni dalla Caduta del Muro di Berlino. La Fuga dall'Est nell'Europa senza Muri” ha rievocato la caduta dello storico muro tedesco a trent’anni esatti dalla sua fine

«Ricordare i trent’anni dalla caduta del Muro, per Ponti Pialesi, è stato sentito quasi come un dovere, perché noi di fatto ventitré anni fa, quando ci siamo costituiti, abbiamo pensato alla parola “ponti” proprio in questo senso: ponti sociali, culturali, politici, come tutti quelli che hanno a cuore le sorti del nostro pianeta».

Con queste parole Franco Marcianò, presidente dell’associazione socio - culturale “Ponti Pialesi”, ha accolto ieri sera il numeroso pubblico presente nella sede del  “Mu.Me - Museo delle Memorie. Presidio della Legalità A. Scopelliti”, a Piale sulle colline di Villa San Giovanni.

L’iniziativa “30 Anni dalla Caduta del Muro di Berlino. La Fuga dall'Est nell'Europa senza Muri” ha rievocato la caduta dello storico muro tedesco a trent’anni esatti dalla sua fine. Presenti alla serata anche il Sindaco di Villa, Giovanni Siclari e il consigliere comunale, Pietro Caminiti. Partendo dal 1961, dalla notte in cui il muro fu costruito, l’evento ha ripercorso i ventotto anni in cui l’enorme barriera tagliava in due la città e, con essa, un’intera nazione.

Un incontro attraversato dagli approfondimenti storici del professore Fortunato Cristiano; da quelli socio-politici, di Antonio Giordano e Cosimo Antonio Calabrò, protagonisti di spicco della politica locale durante gli anni del Muro. Non poteva mancare il ricordo dell’allora presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy durante la sua visita ufficiale a Berlino Ovest il 26 giugno 1963, e la storica frase «Ich bin ein Berliner», pronunciata durante il discorso tenuto a Rudolph-Wilde-Platxz; e quello di  Michail Gorbačëv che con la “Perestrojka” fu tra i principali protagonisti della caduta del muro di Berlino e del collasso del blocco sovietico.

La giornalista Giusy Caminiti, adolescente all’epoca del crollo, ha ricordato la fiducia che si riponeva nelle parole di Papa Giovanni Paolo II (“Non abbiate paura”), il cui intervento fu necessario perché le due grandi fazioni della terra si aprissero al dialogo. Era presente anche chi gli anni della Germania divisa li ha vissuti in prima persona, come Edith e Brigitte, tedesche di nascita, ma reggine di adozione. «Avevamo adottato una famiglia dell’Est e a lei mandavamo un pacco con roba da mangiare», ricorda Edith. «Per noi, la Germania finiva col muro», dichiara Brigitte con la naturalezza chi è nata già all’ombra della separazione.

Durante la serata, la proiezione di foto e video di repertorio è stata accompagnata da interventi musicali eseguiti dal vivo da Roberto Oppedisano (pianoforte), Loris Longo (flauto) Angelica Piromalli (voce).

«Noi questa iniziativa avremmo potuto anche farla anni fa, per fare riflettere le persone sul momento storico che si è vissuto nel 1989 – continua Marcianò - Pensavamo che le autorità del mondo, potessero riflettere in maniera positiva rispetto alla sciagura che ha determinato il muro di Berlino, e invece oggi ci stiamo accorgendo che non è esattamente così: ci stiamo accorgendo che stanno aumentando i muri, sta aumentando il filo spinato, sta aumentando l’idea della separazione tra mondi. Siccome pensiamo di essere costruttori di ponti, vogliamo dimostrare che crediamo all’unità tra i popoli e lo stiamo facendo stasera».

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