Comune di Reggio, Falduto punge sul bilancio: ‘Indebitamento di 211 milioni di euro’

"Reggio continua a vivere una condizione di sofferenza strutturale. Conti in equilibrio solo sulla carta", l'analisi dell'imprenditore reggino

Pino Falduto

Un bilancio formalmente regolare, ma una città che continua a vivere una condizione di sofferenza strutturale. È questo il quadro che emerge dall’analisi dell’imprenditore Pino Falduto, ex assessore comunale, sull’indebitamento del Reggio Calabria, alla luce della relazione dei Revisori dei conti.

Secondo Falduto, il punto di partenza è un dato spesso frainteso: il parere favorevole dei Revisori certifica la regolarità contabile e il rispetto delle regole, ma non la salute finanziaria dell’Ente né la qualità dei servizi erogati ai cittadini.

Il disavanzo che blocca la spesa utile

Dai prospetti di bilancio emerge un disavanzo di amministrazione da ripianare pari a circa 211 milioni di euro. Una cifra che impone al Comune un ripiano annuo di circa 18,6 milioni di euro nel triennio 2025–2027.

In termini concreti, questo significa che ogni anno una quota rilevantissima delle risorse correnti viene assorbita prima ancora di poter parlare di manutenzione, mobilità, decoro urbano, welfare o servizi essenziali. Il bilancio chiude in equilibrio, ma è un equilibrio forzato.

Investimenti alti, ma vincolati

Sul fronte degli investimenti, i numeri restano importanti ma in progressiva diminuzione: 283 milioni nel 2025, 136 milioni nel 2026, 99,5 milioni nel 2027. Tuttavia, come sottolinea Falduto, gran parte di queste risorse è legata a finanziamenti esterni e a cronoprogrammi rigidi.

Numeri elevati, quindi, che non equivalgono automaticamente a libertà di governo. La capacità di scelta politica resta compressa da vincoli stringenti.

Entrate deboli e accantonamenti crescenti

Un altro nodo centrale riguarda la riscossione. Quando tributi, sanzioni e canoni non si trasformano in incassi reali, il sistema contabile reagisce con accantonamenti sempre più pesanti.

Il Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE) previsto per il 2025 ammonta a circa 35,6 milioni di euro. A questo si aggiungono fondi rischi e contenzioso per circa 5 milioni l’anno, con accantonamenti complessivi che superano i 26 milioni di euro nel risultato di amministrazione.

Risorse che restano bloccate e che non possono essere utilizzate per i servizi.

Spesa rigida e contenzioso

La spesa corrente del Comune viene definita la componente più fragile dell’intero sistema finanziario. Personale, rifiuti, energia, contratti essenziali, servizi sociali e rate di indebitamento sono costi difficilmente comprimibili.

In questo contesto, il contenzioso e la prudenza contabile sottraggono ulteriori margini di manovra, irrigidendo ancora di più il bilancio.

Le scelte che incidono sulle entrate

Secondo l’analisi di Falduto, il quadro non può essere attribuito solo alle eredità del passato. Alcune scelte avrebbero inciso sulla capacità dell’ente di generare entrate sane e stabili.

Il Piano Strutturale Comunale, con una ridotta trasformazione urbana, ha comportato meno oneri di urbanizzazione. Il Piano spiaggia e la gestione del demanio avrebbero limitato concessioni, canoni e indotto turistico. Anche la Tari, tra evasione e contenzioso, avrebbe prodotto meno incassi e più accantonamenti.

A questo si aggiungono grandi strutture con costi certi di gestione, come il Palazzo di Giustizia o il Museo del Mare, che in un ente già vincolato aumentano la rigidità se non accompagnate da piani economici sostenibili.

Il nodo dei costi della politica e delle circoscrizioni

Nel quadro delineato dai Revisori, la scelta di incrementare i costi della rappresentanza politica non viene considerata neutra. Il possibile ripristino o rafforzamento delle Circoscrizioni comporterebbe nuovi organi, indennità e costi di funzionamento certi e ricorrenti, tutti a carico della spesa corrente.

La domanda posta da Falduto è diretta: come può un bilancio in equilibrio forzato sostenere un aumento dei costi della politica senza intervenire sulle indennità già esistenti?

In assenza di riduzioni su sindaco, assessori, presidente del Consiglio comunale e consiglieri, l’introduzione di nuovi livelli di rappresentanza produrrebbe un aggravio netto, sottraendo risorse ai servizi.

Una scelta obbligata

Dal punto di vista finanziario, la sequenza dovrebbe essere opposta: prima ridurre il costo della politica, poi valutare eventuali nuovi organismi. Fare diversamente, conclude Falduto, significa spostare risorse dalla città alla politica in una fase in cui i conti, certificati dai Revisori, non lo consentono.

Chi aspira a governare Reggio Calabria deve partire da questi vincoli e spiegare cosa intende fare su riscossione reale, riduzione del contenzioso, priorità di spesa e sostenibilità dei costi futuri.