Referendum Giustizia, Minniti: ‘Si decida sul merito, il mio SI al referendum è convinto’

Marco Minniti spiega le sue ragioni per il Sì sottolineando l’importanza della riforma e della partecipazione popolare per rafforzare la giustizia e la sicurezza in Italia

Minniti Marco

Il referendum sulla giustizia, in corso in Italia, è una sfida democratica di grande importanza, ma anche un crocevia delicato per il futuro della giustizia.

Marco Minniti, ex ministro dell’Interno, ha spiegato, al Corriere, le sue ragioni per il Sì, sottolineando che la partecipazione al voto, soprattutto in un contesto internazionale incerto e segnato da tensioni, sarà una risposta significativa per il Paese.

“Sì a una democrazia forte. Separare inquirente e giudicante consente una giustizia più attenta alle garanzie”.

Il dibattito sulla riforma è acceso, ma, secondo Minniti, l’affluenza alle urne rappresenterà la reazione della società a un futuro che si prospetta sempre più incerto. La sua riflessione trova ispirazione in un contesto storico, citando il filosofo Johan Huizinga e il suo “Nelle ombre del domani” per spiegare come il nostro paese si trovi ad affrontare sfide mai viste prima, ma con l’opportunità di riaffermare la vitalità della democrazia.

Minniti non nasconde le difficoltà del sistema politico, ma è convinto che la riforma sia necessaria, pur arrivando tardi. Il punto focale della sua analisi riguarda il separare le carriere dei magistrati: un cambiamento che, se applicato correttamente, potrebbe garantire maggiore giustizia.

“L’individuo ha diritto a piene garanzie. Se un cittadino, dopo un lungo iter giudiziario, viene riconosciuto innocente, quella è una ferita incancellabile per la democrazia”, ha sottolineato Minniti.

In altre parole, un sistema che si impiega decenni a risolvere i casi non funziona: separare le carriere di chi indaga e chi giudica è fondamentale per una giustizia che rispetti i diritti fondamentali.

La velocità del sistema giuridico è uno degli aspetti cruciali per il futuro, secondo l’ex ministro, che ribadisce come la riforma dovrebbe anche accelerare il processo giudiziario, sebbene la sua attuazione sia ancora una sfida.

“La parola velocità deve essere chiave”, ha detto Minniti, riferendosi a un sistema che, per funzionare, ha bisogno di maggiore efficienza e rapidità.

Tuttavia, Minniti esprime anche preoccupazioni sul rischio di politicizzare il referendum, enfatizzando che il voto dovrebbe essere un momento di valutazione del merito e non di appartenenza ideologica. L’invito alla riflessione riguarda l’idea che, seppure in un periodo difficile, una forte partecipazione possa rappresentare un segnale di fiducia nella democrazia, in un mondo in cui la stabilità e la collaborazione tra istituzioni sono fondamentali per la sicurezza nazionale.

“Sì. Io vedo la riforma come il completamento di una prima fase e l’apertura di una seconda che sarà anche più impegnativa… Purché non sia più lunga perché non possiamo permettercelo”.

A proposito delle critiche al rafforzamento del potere dei pubblici ministeri, Minniti ha risposto con una battuta:

“Non è una contraddizione. Se la riforma ci rende più europei, potremo affrontare le sfide globali con maggiore forza”.

La sua riflessione, quindi, invita a guardare alla riforma come una possibilità di rendere l’Italia più moderna e preparata alle sfide future, senza cedere alla logica del “no” per motivazioni politiche o ideologiche.

La sfida, dunque, è più grande di una semplice riforma giuridica: riguarda la capacità dell’Italia di dare risposte chiare e rapide in un contesto internazionale complesso. Il referendum, secondo Minniti, non è solo un atto politico, ma un momento decisivo per il futuro del nostro sistema democratico.

“Forse siamo dentro l’orizzonte più complicato degli ultimi decenni. Una forte partecipazione al voto sarebbe un segno di vitalità della democrazia. Poi, ognuno vota secondo coscienza. Io voto Sì. Con convinzione”.