Reggio, Errigo: ‘Crociere e nautica di lusso per una porta sul Mediterraneo’
Emilio Errigo analizza le opportunità per Reggio Calabria tra crociere, superyacht, porto, Aeroporto dello Stretto e un possibile nodo intermodale a San Gregorio
29 Agosto 2026 - 18:48 | Comunicato Stampa

“Per Reggio Calabria il mare non può restare soltanto un orizzonte da contemplare. Deve diventare, sempre più, infrastruttura, economia, turismo, lavoro e capacità di attrarre investimenti. È un’affermazione condivisa da molti, ma proprio per questo vale la pena ripeterla: le idee più importanti, quando riguardano il futuro di una comunità, hanno bisogno di essere continuamente riportate al centro del dibattito.
Da questa consapevolezza si può partire per interrogarsi sul possibile ruolo che la Città Metropolitana potrebbe assumere, nei prossimi cinque anni, nel contesto mediterraneo. Non soltanto un porto capace di accogliere qualche nave in più, ma un sistema di destinazioni marittime integrate, eventualmente orientato verso alcune nicchie del crocierismo e, soprattutto, verso la nautica di alta gamma, uno dei comparti più dinamici della blue economy italiana.
Non spetta a uno studioso indicare strategie vincolanti ai decisori pubblici. È però possibile osservare le tendenze, mettere in relazione dati e opportunità e formulare auspici, nella speranza che possano contribuire a una discussione consapevole.
Il mercato offre segnali chiari
Il mercato offre segnali chiari. Il Mediterraneo resta uno dei principali bacini mondiali del crocierismo e mantiene un ruolo dominante anche nel segmento luxury. Nel 2025 quasi la metà dei crocieristi europei ha scelto itinerari mediterranei (CLIA, Europe Market Report 2025, pubblicato nel 2026). L’Italia conserva una posizione centrale e il sistema portuale nazionale programma nuovi terminal, maggiore capacità di accosto e investimenti nella sostenibilità (Risposte Turismo, Italian Cruise Watch 2025 e Speciale Crociere 2026).
Cambia anche la domanda. Cresce la propensione a viaggiare fuori dai mesi di maggiore affollamento e aumenta l’interesse per destinazioni autentiche, culturali e meno congestionate. La European Travel Commission rileva nel 2026 il peso crescente di sicurezza, rapporto qualità-prezzo e condizioni climatiche nelle scelte dei viaggiatori. Sud Europa e Mediterraneo continuano a guidare la domanda turistica continentale (European Travel Commission, Monitoring Sentiment for Intra-European Travel, luglio 2026).
È in questo spazio competitivo che, a mio avviso, potrebbe collocarsi Reggio Calabria.
Quanto valore rimane sul territorio?
Il futuro non si misura soltanto contando i passeggeri. La domanda decisiva dovrebbe essere: quanto valore rimane sul territorio?
Le ricadute economiche di uno scalo crocieristico dipendono da molti fattori: la tipologia della nave, il numero dei passeggeri effettivamente sbarcati, la durata della sosta, le escursioni acquistate, i servizi portuali e la capacità della destinazione di intercettare la spesa.
Per questa ragione, sarebbe auspicabile che Reggio Calabria non guardasse soltanto ai volumi, ma anche al valore generato da ogni passeggero e da ogni nave.
Un crocierista che attraversa rapidamente la città produce un impatto diverso da un passeggero premium che visita il Museo Archeologico Nazionale, ammira i Bronzi di Riace, pranza sul territorio, raggiunge Scilla, scopre le aree vitivinicole, attraversa l’Aspromonte o prolunga il soggiorno in Calabria.
Le opportunità legate ai superyacht
Ancora più rilevante può essere la presenza di un superyacht. L’economia generata non riguarda soltanto l’ospite, ma anche gli equipaggi, il bunkeraggio, il provisioning, la manutenzione, il refitting, il concierge, i trasporti privati, la ristorazione, l’hotellerie, la lavanderia, i servizi tecnici, la sicurezza e l’assistenza nautica.
L’Italia occupa, in questo settore, una posizione industriale straordinaria. Secondo Confindustria Nautica, il Paese mantiene la leadership mondiale nella produzione di superyacht. Le analisi più recenti indicano inoltre una graduale ripresa della domanda internazionale dal 2027, trainata dalle unità medio-grandi e premium (Confindustria Nautica, maggio 2026).
Il paradosso è evidente: l’Italia costruisce una parte rilevante dei grandi yacht del mondo, ma molte coste meridionali non dispongono ancora di infrastrutture adeguate per accoglierli e servirli.
È una contraddizione che meriterebbe attenzione anche nel Mezzogiorno, dove la qualità del paesaggio, il clima e la posizione geografica potrebbero costituire un patrimonio competitivo di grande valore.
Il vantaggio della posizione di Reggio Calabria
Reggio possiede poi un vantaggio impossibile da costruire artificialmente: la posizione.
Si trova di fronte alla Sicilia, lungo le rotte che collegano il Mediterraneo occidentale a quello orientale. Il porto è inoltre contiguo alla città, una caratteristica preziosa nel mercato crocieristico perché consente di raggiungere rapidamente la destinazione senza lunghi trasferimenti.
A pochi chilometri si trovano Scilla, l’Aspromonte, i borghi della Costa Viola, l’area grecanica e un patrimonio culturale ed enogastronomico ancora largamente sottoutilizzato.
La Calabria vive però una contraddizione. La domanda turistica cresce e diventa più internazionale: ENIT ha rilevato nel 2025 un aumento degli arrivi, delle presenze e della componente straniera. Tuttavia ISTAT evidenzia che i flussi internazionali restano concentrati in pochi poli, soprattutto Tropea. Gran parte del territorio conserva quindi ampi margini di internazionalizzazione (ENIT, Calabria Tourism Profile 2026; ISTAT, dati sul turismo 2024 pubblicati nel 2026).
Il mare potrebbe contribuire a colmare questo divario, se inserito in una visione più ampia e condivisa.
Il progetto “Magna Graecia Coast to Coast”
Nel 2026 è nato “Magna Graecia Coast to Coast”, progetto promosso tra Taranto, Reggio Calabria e Agropoli e presentato anche al Seatrade Cruise Global di Miami. L’obiettivo è costruire un itinerario crocieristico esperienziale legato alla Magna Grecia, alla cultura, all’enogastronomia e ai segmenti premium e luxury (Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, gennaio-aprile 2026).
Mi sembra una direzione interessante, perché prova a superare la logica dello scalo isolato e propone un racconto territoriale più articolato. La sua efficacia dipenderà naturalmente dalla capacità dei soggetti coinvolti di trasformare l’idea in un’offerta concreta, riconoscibile e adeguatamente promossa.
Una possibile specializzazione degli approdi
Da qui al 2031 sarebbe auspicabile interrogarsi sulla possibile specializzazione dei diversi approdi della costa metropolitana.
Reggio Calabria, Villa San Giovanni, Scilla, Bagnara Calabra, San Gregorio, Pellaro e Saline Joniche non hanno necessariamente le stesse caratteristiche e non devono svolgere la medesima funzione. Una riflessione coordinata potrebbe consentire di valorizzare le peculiarità di ciascun luogo, evitando duplicazioni e investimenti privi di una visione d’insieme.
Il porto di Reggio Calabria potrebbe aspirare a un ruolo di city port, rivolto a determinate tipologie di crociere, unità premium e luxury, yacht di maggiori dimensioni compatibili con gli spazi nautici disponibili e servizi passeggeri di elevata qualità.
Scilla e la Costa Viola potrebbero consolidare la propria vocazione di destinazioni per tender, yacht e navigazione turistica, nel rigoroso rispetto della loro straordinaria delicatezza ambientale e paesaggistica.
Pellaro e il tratto costiero meridionale potrebbero essere oggetto di valutazioni specifiche per la nautica da diporto e per servizi complementari.
Saline Joniche merita invece una riflessione autonoma. L’infrastruttura, oggi compresa nel sistema dell’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, necessita di recupero e rifunzionalizzazione. Il suo futuro dovrebbe essere valutato all’interno di un disegno industriale e marittimo complessivo, evitando interventi isolati.
Il Golfo di San Gregorio
In questo mosaico territoriale esiste però un’altra area che, per posizione e caratteristiche, merita un approfondimento specifico: il Golfo di San Gregorio.
Il Golfo di San Gregorio presenta una combinazione territoriale particolarmente interessante: la vicinanza all’Aeroporto dello Stretto “Tito Minniti”, alla viabilità principale e alla direttrice ferroviaria Jonica. È proprio questa concentrazione di infrastrutture a suggerire una riflessione che va oltre la nautica da diporto.
Perché non studiare la fattibilità di un approdo dedicato ai mezzi veloci passeggeri, funzionalmente asservito all’Aeroporto dello Stretto?
Non penso semplicemente a un altro porto. Penso a un possibile nodo nel quale mare, cielo, ferro e strada possano incontrarsi.
Naturalmente, qualsiasi ipotesi dovrebbe essere preceduta da approfonditi studi batimetrici, meteomarini, geologici, ambientali ed economico-finanziari, verificando attentamente le caratteristiche orografiche e costiere dell’area, il moto ondoso, l’accessibilità nautica, la sicurezza della navigazione e la sostenibilità dell’opera.
Ma se tali verifiche confermassero la fattibilità dell’intervento, San Gregorio potrebbe assumere una funzione strategica nel sistema della mobilità dello Stretto.
Un approdo collegato all’Aeroporto dello Stretto
Un approdo per mezzi veloci collegato direttamente, o attraverso un sistema shuttle ad alta frequenza, con il terminal aeroportuale potrebbe permettere al passeggero che atterra a Reggio Calabria di proseguire rapidamente via mare verso altre destinazioni dell’area dello Stretto e, in prospettiva, della Sicilia.
Il tema assume rilievo anche in senso inverso: il mare potrebbe diventare uno strumento per ampliare il bacino di utenza dell’Aeroporto dello Stretto.
Aeroporto e sistema portuale, infatti, non dovrebbero necessariamente essere considerati come infrastrutture separate. Potrebbero diventare parti di una medesima piattaforma territoriale di accessibilità.
Questa integrazione sarebbe interessante anche per la nautica luxury e per il crocierismo premium. Il cliente di fascia alta attribuisce particolare valore alla rapidità degli spostamenti, alla possibilità di raggiungere facilmente un aeroporto, alla disponibilità di transfer privati e all’efficienza della catena logistica.
La vicinanza tra un eventuale approdo di San Gregorio e il Tito Minniti potrebbe quindi trasformarsi, se tecnicamente realizzabile e correttamente infrastrutturata, in un elemento distintivo dell’offerta reggina.
Il “Nodo Intermodale San Gregorio–Aeroporto dello Stretto”
Da qui potrebbe nascere una proposta concreta: uno studio di fattibilità tecnico-economica e trasportistica per un “Nodo Intermodale San Gregorio–Aeroporto dello Stretto”, capace di verificare non soltanto la realizzabilità dell’approdo, ma la domanda potenziale, i collegamenti con l’aerostazione, l’integrazione ferroviaria e stradale e la possibilità di inserire i mezzi veloci all’interno di una rete più ampia di mobilità dello Stretto.
Se quelle verifiche dessero esito positivo, non parleremmo semplicemente della costruzione di un nuovo porto. Parleremmo della possibilità di creare una vera porta intermodale del Mediterraneo.
Le priorità conoscitive e progettuali
Nei prossimi cinque anni, l’auspicio potrebbe essere quello di concentrare l’attenzione su alcune priorità conoscitive e progettuali.
La prima riguarda la necessità di conoscere ciò che possiamo ospitare. Sarebbe utile disporre di uno studio nautico aggiornato dell’intero sistema costiero: batimetrie, evoluzione dei fondali, dimensioni massime delle unità, raggi evolutivi, condizioni meteomarine, disponibilità delle banchine e interferenze con il traffico dello Stretto.
La seconda concerne le infrastrutture. Nel porto di Reggio potrebbe essere opportuno valutare, attraverso il nuovo Piano Regolatore Portuale, l’eventuale approfondimento selettivo dei fondali, il consolidamento delle banchine, l’adeguamento di parabordi e bitte, un terminal passeggeri di qualità, sistemi di security conformi agli standard internazionali e una chiara separazione dei traffici.
Non è detto che la soluzione consista nel progettare la città attorno alle navi più grandi. Prima ancora delle dimensioni delle unità, sarebbe importante comprendere quale mercato si intenda attrarre.
Reggio potrebbe avere margini di competitività nel segmento delle crociere premium e luxury, delle expedition di fascia alta e dei superyacht, mantenendo la possibilità di accogliere unità mainstream compatibili con le caratteristiche dello scalo. Si tratta, naturalmente, di un’ipotesi da sottoporre a verifiche tecniche, economiche e ambientali.
La sostenibilità del porto del futuro
La terza priorità è la sostenibilità. Il porto del 2031 dovrebbe, auspicabilmente, prevedere elettrificazione delle banchine, tecnologie a basse emissioni, gestione dei rifiuti di bordo, raccolta delle acque e servizi ambientali. L’Autorità di Sistema Portuale ha già avviato interventi di cold ironing a Reggio Calabria e nel 2026 ha indicato la possibilità di estendere l’infrastrutturazione elettrica dello scalo (AdSP dello Stretto, aprile 2026).
Un marina luxury degno dello Stretto
La quarta riguarda l’eventuale realizzazione di un marina luxury degno dello Stretto.
Potrebbero essere necessari ormeggi per yacht di grandi dimensioni, servizi h24, bunkeraggio, concierge, procedure doganali efficienti, assistenza agli equipaggi, crew lounge, provisioning internazionale, manutenzione e una rete certificata di fornitori.
La quinta potrebbe riguardare proprio San Gregorio e l’intermodalità: approfondire la fattibilità di un approdo per mezzi veloci e la sua connessione funzionale con aeroporto, ferrovia e rete stradale.
Una possibile architettura territoriale
Si delineerebbe così non un elenco di opere, ma una possibile architettura territoriale: Reggio Calabria come city port crocieristico e luxury; Scilla e Costa Viola come destinazioni nautiche e paesaggistiche; San Gregorio come possibile nodo mare-aeroporto per i mezzi veloci; Pellaro e la fascia meridionale per la nautica da diporto; Saline Joniche quale grande infrastruttura da recuperare e rifunzionalizzare secondo una precisa vocazione industriale e marittima.
Un sistema, dunque, nel quale ciascun approdo non cerchi di imitare l’altro, ma svolga la funzione per la quale territorio, posizione e infrastrutture lo rendono maggiormente competitivo.
Costruire il prodotto Reggio Calabria
Nessuna banchina, tuttavia, da sola produce turismo.
Parallelamente alle opere, sarebbe necessario costruire il prodotto Reggio Calabria: itinerari verso i Bronzi di Riace, Scilla e Chianalea, Pentidattilo, Gerace e l’Aspromonte; visite alle aziende vitivinicole e bergamotticole; servizi con driver privati; ristorazione selezionata; shopping dell’artigianato calabrese; beach club e strutture ricettive capaci di dialogare con una clientela internazionale ad alta capacità di spesa.
Si tratta di un lavoro che coinvolgerebbe non soltanto le autorità portuali, ma anche imprese, operatori turistici, istituzioni culturali, ristoratori, artigiani e comunità locali. Il porto potrebbe rappresentare una porta d’ingresso, ma l’esperienza del visitatore dipenderebbe dalla qualità complessiva dell’accoglienza.
La sfida della destagionalizzazione
Occorrerebbe inoltre considerare la trasformazione della stagionalità mediterranea.
Le analisi della European Travel Commission mostrano un interesse crescente per il Sud Europa nei mesi autunnali e invernali e una maggiore attenzione a evitare caldo estremo e congestione durante l’alta stagione (ETC, 2025-2026).
Per Reggio Calabria questo potrebbe significare qualcosa di decisivo: non tre mesi di mare, ma dieci mesi di Mediterraneo.
Clima, posizione e patrimonio culturale consentono di immaginare una stagione nautica e crocieristica che inizi in primavera e prosegua oltre l’estate, contribuendo alla destagionalizzazione dell’economia turistica metropolitana.
Non si tratta di una certezza, ma di una possibilità concreta da approfondire. La destagionalizzazione richiederebbe collegamenti efficienti, servizi aperti durante tutto l’anno, programmazione culturale, promozione internazionale e una rete ricettiva adeguata.
Una collaborazione stabile tra istituzioni e operatori
Perché una simile prospettiva possa essere valutata seriamente, servirebbe una collaborazione stabile tra Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, Comune e Città Metropolitana di Reggio Calabria, Regione Calabria, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Autorità Marittima, ENAC, Aeroporto dello Stretto, gestori delle infrastrutture ferroviarie e stradali, operatori turistici, associazioni nautiche, terminalisti e investitori privati.
L’Autorità di Sistema Portuale comprende Reggio Calabria, Villa San Giovanni e Saline, insieme agli scali siciliani del sistema, e sta pianificando i rispettivi assetti portuali. È quindi un momento importante per discutere una visione complessiva, prima che le singole opere precedano la strategia.
Le decisioni spetteranno, naturalmente, ai soggetti istituzionali competenti, chiamati a valutare priorità, risorse, compatibilità ambientali, sostenibilità economica e interesse pubblico.
Reggio Calabria possibile capitale urbana dello Stretto
Da studioso e da appassionato del mare, posso soltanto formulare un auspicio: che questa costa venga considerata come un unico sistema coordinato di porti, approdi, aeroporto, ferrovia, strade e servizi, con Reggio Calabria nel ruolo di possibile capitale urbana dello Stretto e porta calabrese del turismo marittimo internazionale.
La vera sfida non sarebbe soltanto vedere una grande nave entrare nel porto e fotografarla dal Lungomare. Sarebbe fare in modo che scelga Reggio Calabria, che i suoi passeggeri desiderino conoscere questa terra, che un superyacht decida di fermarsi qualche giorno, che chi atterra al Tito Minniti possa trovare davanti a sé una rete moderna di collegamenti e che attorno a queste presenze possano nascere imprese, professionalità, occupazione e reputazione internazionale.
Il mare davanti a Reggio Calabria è già una delle più importanti autostrade del Mediterraneo. Forse il prossimo passo è smettere di considerare separatamente mare, aeroporto, ferrovia e territorio e cominciare a immaginarli per ciò che potrebbero diventare: un’unica grande porta sul Mediterraneo”.
(Emilio Errigo, nato a Reggio Calabria, è docente universitario di Management delle Attività Portuali e di Diritto Internazionale e del Mare.)
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