Coronavirus, Boccia: 'Italia ancora un paese sicuro. Calabria e Sicilia indietro con Immuni'

Il Ministro per gli Affari regionali esclude un nuovo lockdown, ma mette la lente di ingrandimento su alcune regioni

“Non dobbiamo spaventarci. È una fase nuova, ognuno di noi deve sentirsi protagonista di questa battaglia. Rispetto ai 18 mila positivi della Francia e ai 12 mila del Regno Unito i numeri dell’Italia sono ancora quelli di un Paese sicuro, che non deve abbassare la guardia. Dobbiamo essere molto più rigorosi. Siamo stati un modello in questi primi sei mesi e dobbiamo esserlo nei prossimi sei”.

Così il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia sul Corriere della Sera parlando dei casi di contagio in aumento ed escludendo un nuovo lockdown.

L’obbligo di mascherina anche all’aperto “responsabilizza un Paese intero e incide molto anche su quella minoranza di popolazione che tendeva a non indossarla. La mascherina e l’app Immuni sono due forme di protezione e di rispetto degli altri”, prosegue.

E su Immuni

“Quasi sette milioni di persone l’hanno scaricata. Cresce la consapevolezza che è bene essere tracciati perché si è più sicuri. Ci sono regioni che viaggiano col 15% di utenti, Abruzzo, Sardegna, Toscana ed Emilia e ce ne sono altre, come Calabria e Sicilia, che restano indietro. Bisogna crescere molto di più”.

Boccia rassicura anche sui numeri del sistema sanitario in una seconda ondata:

“Tra marzo e aprile, quando abbiamo avuto punte di 6.500 contagi, avevamo anche 4.000 persone in terapia intensiva. Ora siamo molto più forti e anche la prevenzione territoriale è stata rafforzata. I numeri sono abbondantemente sotto controllo. Abbiamo 337 persone in terapia intensiva e 6.700 posti disponibili, che in caso di necessità possono estendersi fino a diecimila, perché i ventilatori ci sono”.

Il ministro conclude:

“Con tutti gli sforzi che abbiamo fatto io spero si possa andare avanti convivendo con il Covid. Persino nei Paesi più in difficoltà come Francia e Spagna stanno facendo lockdown drammatici e costosi, ma limitati. Il nodo è la tenuta del sistema sanitario”.