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In Calabria cresce il numero dei pastori: uno dei mestieri più antichi diventa “eco”


di Laura Maria Tavella – «Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte, d’inverno, quando i torbidi torrenti corrono al mare, e la terra sembra navigare sulle acque. I pastori stanno nelle case costruite di frasche e di fango, e dormono con gli animali. Vanno in giro coi lunghi cappucci attaccati ad una mantelletta triangolare che protegge le spalle, come si vede talvolta raffigurato qualche dio greco pellegrino e invernale. I torrenti hanno una voce assordante.» scriveva Corrado Alvaro nel 1930 in “Gente in Aspromonte”.

Una vita dura, quella dei pastori, che oggi ritrova però nuova linfa, in Calabria, grazie al progetto “Eco-Pastore – La Via Lattea”, innovativa idea lanciata dall’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte che punta a supportare e modernizzare l’attività degli allevatori e favorirne l’aggregazione.

Cinquantacinque giovani calabresi, di cui un quinto donne, hanno infatti costituito un consorzio, in nome di un mestiere così antico, per valorizzare un prodotto altamente identitario come il Caprino d’Aspromonte.

Non più pastore, dunque, ma eco-pastore, un’ evoluzione della tradizionale figura del semplice custode delle greggi di pecore, che oggi si occupa non solo dell’attività produttiva, ma anche della cura, manutenzione e valorizzazione delle risorse ambientali.

Partito in via sperimentale nell’area greca, il progettoha l’ambizione di estendersi a tutto l’Aspromonte, valorizzando anche aree marginali: l’obiettivo è rilanciare le nostre risorse agroalimentari e il settore pastorale, valorizzando e promuovendo quei prodotti di pregio quale il latte di capra e il formaggio caprino che abbinano alla qualità anche l’esclusività di produzioni strettamente legate al nostro territorio.

Questo permetterà di eliminare la falsa convinzione che la montagna, per la Calabria, ha sempre rappresentato il luogo dei problemi ma, in realtà, è il luogo della risoluzione di essi.

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