Che fine hanno fatto i Garanti della Salute e dell’Infanzia della Regione Calabria?

Salute e infanzia senza garanti: il vuoto istituzionale apre interrogativi su regole e nomine. Il caso della prof.ssa Stanganelli

I Garanti Marziale e Stanganelli

Ci sono istituzioni che non fanno rumore, ma che diventano essenziali proprio quando un cittadino si trova solo davanti ad un problema. È il caso dei Garanti della Regione Calabria, figure nate per tutelare diritti delicati e spesso invisibili: la salute, l’infanzia e l’adolescenza, la disabilità, la condizione dei detenuti, le vittime di reato.

Eppure oggi, proprio due di questi presidi risultano fermi. Il Garante della Salute e il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza sono in stato di vacatio, perchè gli ultimi a ricoprire il ruolo sono decaduti con le dimissioni di quest’estate del Presidente Occhiuto.

Una situazione, dunque, che va avanti da mesi e che, oltre al vuoto istituzionale, ha fatto emergere una questione più profonda: la disparità di trattamento tra organismi che, pur svolgendo funzioni simili di garanzia, sono regolati da leggi diverse, con effetti molto concreti sulla loro continuità.

Il nodo: perché alcuni garanti restano in carica ed altri no

La vicenda, come detto, nasce alla fine della prima legislatura Occhiuto. In quel momento, due dei cinque organismi di garanzia della Regione Calabria hanno cessato la loro attività: il Garante della Salute, ruolo ricoperto dalla professoressa Anna Maria Stanganelli, eletta il 12 dicembre 2022, e il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, storicamente affidato al sociologo Antonio Marziale, al secondo mandato.

Diversa la situazione degli altri tre garanti, attualmente in carica. Si tratta di Giovanna Francesca Russo, Garante per la tutela dei diritti delle persone detenute, in carica da gennaio 2025; dell’avvocato Antonio Lomonaco, Garante per le Vittime di Reato e di Ernesto Siclari, Garante per le Persone con Disabilità, entrambi in carica dal 5 dicembre 2023.

La differenza non è politica, ma normativa. I tre garanti oggi in attività sono disciplinati da provvedimenti più recenti, che prevedono una durata dell’incarico pari a cinque anni. Una formula che assicura continuità e autonomia a figure che, per natura, dovrebbero restare distanti dalle scansioni della politica e delle legislature.

Per il Garante della Salute e per quello dell’Infanzia, invece, valgono ancora due leggi più datate, rispettivamente del 2008 e del 2004. Norme mai aggiornate, nonostante negli anni siano arrivate sollecitazioni e proposte di modifica per equiparare questi due uffici agli altri organismi di garanzia regionali. Il risultato è che, con la fine della legislatura, anche i due incarichi si sono chiusi, lasciando sguarniti due settori centrali come la tutela della salute e dei minori.

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Quasi nove mesi di vacatio per due presìdi fondamentali

È questo il punto politico e istituzionale più evidente: i cittadini calabresi si ritrovano da quasi nove mesi senza due figure di riferimento su questioni fondamentali.

Da una parte il diritto alla salute, in una regione dove il sistema sanitario continua a essere uno dei temi più sensibili e controversi. Dall’altra la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, ambito che riguarda minori, famiglie, fragilità educative e diritti da difendere a spada tratta, che purtroppo, spesso, passano in sordina.

Non si tratta di incarichi simbolici, ma presìdi di garanzia che dovrebbero restare operativi senza interruzioni. Ed è proprio questa interruzione la miccia che ha acceso la polemica che oggi si concentra non solo sul ritardo nella nomina dei nuovi garanti, ma anche sulle regole con cui si è arrivati alla formazione degli elenchi degli idonei.

Gli elenchi di idoneità

La vicenda ha assunto un rilievo ancora più forte dopo la pubblicazione, nella giornata di lunedì 16 marzo, degli elenchi degli idonei.

Sia Anna Maria Stanganelli che Antonio Marziale, che hanno deciso di ripresentare domanda per dare continuità al lavoro svolto, risultano ineleggibili per il ruolo già ricoperto, ma idonei “ad incrocio”: Marziale per la Salute e Stanganelli per l’Infanzia.

Per quanto riguarda Marziale, la situazione appare più chiara sul piano normativo. La legge che disciplina il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza stabilisce infatti il limite dei due mandati, come chiarito anche dal sociologo in una nota. Da qui l’ineleggibilità per un nuovo incarico nello stesso ruolo.

Più complesso, invece, il caso che riguarda la professoressa Stanganelli.

Il caso Stanganelli e il nodo interpretativo della legge del 2008

La ex Garante della Salute contesta l’interpretazione data dagli uffici regionali rispetto alla legge istitutiva della figura, la legge regionale n. 22 del 10 luglio 2008.

I due organismi, adesso, sono in fase di vacatio. A dicembre 2025 è stato predisposto l’avviso pubblico per il conferimento delle cariche di Garante dell’Infanzia e della Salute. Avviso al quale partecipa anche la prof.ssa Stanganelli:

“Una scelta – ha spiegato ai microfoni di CityNow – che non è casuale né priva di base giuridica. Ho partecipato all’avviso in funzione del fatto che la legge regionale che istitutiva della figura del Garante della Salute prevede una clausola specifica, una fattispecie che dice che “nel caso in cui il Consiglio Regionale non abbia proceduto a designare il Garante entro 180 giorni dall’emanazione della legge regionale, allora può essere nominato il primo Garante della Salute”.

È proprio questo il cuore del caso. Secondo Stanganelli, la clausola contenuta nell’articolo 7 della legge le consentirebbe pienamente di ripresentarsi ed essere rinominata. Il motivo è semplice: il primo Garante della Salute della Calabria non è stato nominato entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge, ma ben 14 anni dopo. E quel primo Garante, ricorda, è stata proprio lei.

“Ovviamente rientro in questa fattispecie perché il primo Garante della Salute è stato eletto con 14 anni dopo quella legge sono stata io. L’altro motivo per cui ho presentato la mia candidatura, è quello di dare continuità al lavoro portato avanti in questi anni”.

Il bando, la riapertura dei termini e l’elenco provvisorio

Un’altra cosa che non torna, secondo il racconto dell’ex garante, è il bando, vero e proprio. Pubblicato a dicembre 2025, avrebbe dovuto chiudersi il 21 gennaio. Successivamente, però, i termini sarebbero stati riaperti il 26 gennaio, con l’obiettivo dichiarato di ampliare la platea dei partecipanti.

La nuova scadenza è stata poi fissata al 4 febbraio.

Il passaggio successivo arriva il 13 marzo, quando l’Ufficio di Presidenza approva l’elenco provvisorio degli idonei, successivamente pubblicato sul Burc il 16 marzo.

Ed è qui che compare la dicitura contestata dall’ex Garante della Salute.

“Da questo elenco degli idonei, accanto al mio nominativo figura: ‘ineleggibilità ai sensi dell’articolo 4, comma 2 della legge regionale 22 del 10 luglio 2008’, che è quella che istituisce la figura del Garante della Salute”.

L’articolo 4, comma 2, stabilisce infatti che l’incarico del Garante della Salute dura per l’intera legislatura e non può essere rinnovato. Ma, secondo la sua interpretazione, quella disposizione dovrebbe essere letta insieme all’articolo 7, che introduce un’eccezione precisa proprio per il primo Garante nominato oltre il limite dei 180 giorni.

Non solo. La contestazione investe anche un altro profilo, quello dell’idoneità.

“La presunta ineleggibilità è una cosa, ma l’idoneità a ricoprire l’incarico è altra cosa. Quindi, se loro avessero diciamo ravvisato questa presunta ineleggibilità — cosa che non trova riscontro nella legge — comunque avrebbero dovuto dichiararmi idonea rispetto a quelli che erano i requisiti. E questo non è stato fatto”.

Per Stanganelli, quindi, è una questione di principio e di corretta applicazione della legge.

“Mi atterrò alle decisioni della politica, che ha la facoltà di scegliere”.

Il riesame e una vicenda ancora tutta da definire

L’ex Garante della Salute ha annunciato, però, di voler proseguire la sua battaglia sul piano formale, con istanza di riesame.

Oltre i nomi, il vero tema è la fragilità del sistema

Al di là dei singoli casi, la vicenda dei garanti della Regione Calabria apre una questione più ampia. Perché organismi che dovrebbero avere la stessa funzione di tutela e garanzia sono disciplinati in modo così diverso? Perché alcuni possono contare su una durata quinquennale e su una maggiore stabilità, mentre altri no? E soprattutto: perché due presìdi così delicati sono rimasti vacanti per mesi?

Domande che chiamano in causa la politica regionale, ma anche l’impianto legislativo che regola questi uffici.

Si attendono adesso novità da parte delle istituzioni competenti sull’affidamento dei due incarichi, in una vicenda che resta aperta e ancora tutta da definire.