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CityWine, quando l’occhio guarda l’etichetta

Chissà quante volte, per via del suo aspetto, quel vetro è rimasto invenduto sugli scaffali di un’enoteca o di un supermercato, per colpa di una scelta pubblicitaria


Ci sono vini che non invitano all’acquisto per via della loro etichetta; poi bevendoli esce il miracolo: mai giudicare dalle apparenze.

Non si può negare che molte bottiglie abbiano delle etichette inguardabili, sia nella grafica che per la materia della carta, sembrano contenere un vino scarso, inappetibile e spesso lasciano pensare che allo stesso produttore non importi nulla di far giungere il suo prodotto sulla tavola di qualcuno. Fino a quando estetica e qualità combaciano direi che questo è un bene, ma quando dentro una brutta bottiglia, canta un vino alla maniera di Andrea Bocelli un po’ di rabbia si manifesta. Chissà quante volte, per via del suo aspetto, quel vetro è rimasto invenduto sugli scaffali di un’enoteca o di un supermercato, per colpa di una scelta pubblicitaria.

Gli scaffali purtroppo non sono palcoscenici che danno la stessa possibilità a tutti: formato della bottiglia, il colore del vetro e anche l’etichetta sono parametri fondamentali che indirizzano il consumatore nella scelta specialmente se costui deve muoversi alla cieca o non conosca il produttore; dunque amici produttori, spedente più attenzione nell’estetica delle bottiglie, perché spesso ci sono tesori che rimangono segreti, a meno che questa non sia proprio la vostra missione.

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