Donne d’ingegno, le storie di Leonida Zamfirescu e Signe Hornborg: due pioniere, un unico destino
Sono state le prime due donne al mondo a laurearsi, rispettivamente, in ingegneria e architettura
02 Gennaio 2026 - 17:06 | di Redazione

Elisa Leonida Zamfirescu e Signe Hornborg rappresentano le radici profonde dell’emancipazione professionale femminile. Sono state le prime due donne al mondo a laurearsi, rispettivamente, in ingegneria e architettura. La loro non è stata solo una carriera accademica, ma una vera e propria missione compiuta grazie alla forza di una determinazione capace di sgretolare le barriere di qualunque pregiudizio.
L’associazione AIDIA (Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti) Sez. Reggio Calabria – Commissione Cultura, le presenta ai nostri lettori attraverso la consueta rubrica ‘Donne d’ingegno. Ritratti dal mondo dell’ingegneria e dell’architettura’.
ELISA LEONIDA ZAMFIRESCU: La forza della determinazione

A cura dell’Arch. Elisa Crimi, socia AIDIA RC
“Kirche, Kinder, Küche” (chiesa, bambini, cucina): con questo slogan sprezzante il rettore dell’Accademia Tecnica Reale di Berlino tentò di dissuadere Elisa Leonida Zamfirescu dall’intraprendere studi tecnici. Invece di scoraggiarsi, Elisa trasformò quel pregiudizio nell’incentivo per una carriera straordinaria, diventando un simbolo mondiale di riscatto e competenza.
Nata a Galați nel 1887, Elisa subì il primo rifiuto dalla Scuola di Ponti e Strade di Bucarest proprio perché donna. Indomita, si iscrisse alla Royal Technical Academy di Berlino dove, nel 1912, ottenne la laurea in ingegneria con specializzazione in chimica, affermandosi come la prima donna ingegnere al mondo.
Nonostante le offerte all’estero, scelse di tornare in Romania per contribuire allo sviluppo della sua patria. Nella sua lunga carriera presso l’Istituto Geologico, guidò ben 12 laboratori e coordinò studi sul campo che portarono all’identificazione di nuovi giacimenti di risorse energetiche e minerarie (carbone, gas naturale, rame e bauxite). Fu inoltre la prima donna ammessa nell’Associazione Generale degli Ingegneri Romeni (A.G.I.R.).
L’eredità di Elisa oggi non è solo scientifica, ma profondamente culturale: il suo nome vive nell’alleanza universitaria europea EELISA (European Engineering Learning Innovation and Science Alliance), nata per promuovere innovazione e progresso tramite la diversità nelle discipline STEAM. La sua storia dimostra che l’eccellenza non ha genere, lasciando un modello di disciplina che continua a ispirare le nuove generazioni di scienziate.
SIGNE HORNBORG: La prima donna al mondo a laurearsi in architettura

A cura dell’Arch. Cinzia Basile, socia AIDIA RC
Alla fine del XIX secolo, la professione dell’architetto era considerata un dominio esclusivamente maschile. Si riteneva che le donne fossero adatte solo a percorsi umanistici; calcoli, disegni tecnici e cantieri erano considerati “inaccessibili” per natura al sesso femminile.
In questo contesto refrattario, Signe Hornborg (nata a Turku, Finlandia, nel 1862) riuscì nell’impresa: nel 1890 ottenne il titolo, diventando ufficialmente il primo architetto donna europea della storia riconosciuta a livello internazionale. Nonostante l’ostruzionismo dei colleghi, che reputavano inconcepibile la gestione femminile di un cantiere, Signe lasciò un’impronta indelebile nell’urbanistica di Helsinki e non solo.
Tra le sue opere più significative ricordiamo:
- La Newander House a Pori.
- Il condominio di Sepänkatu a Helsinki.
- La caserma dei pompieri di Hamina.
- L’edificio municipale per i bambini poveri di Helsinki.
Il suo stile, figlio del Nazionalismo Romantico con eleganti influenze Art Nouveau, seppe coniugare pietra e legno in armonia con la tradizione finlandese.
Senza il contributo di donne impavide come lei, non avremmo mai avuto la strada spianata per figure iconiche come Wivi Lönn, Margarete Schütte-Lihotzky (madre della cucina moderna), Charlotte Perriand, o le grandi Eileen Gray, Lina Bo Bardi, Gae Aulenti e Zaha Hadid. La lista è lunga, e il loro ingegno continua a costruire il nostro mondo.
