Scandalo Brogli, Morabito (La Cosa Pubblica): 'Dall'amministrazione solo mutismo e goffe difese d'ufficio'

Stefano Morabito dell'associazione 'La Cosa Pubblica' accusa Falcomatà e Delfino per non aver dato chiare risposte alla città

Sul caso brogli a Reggio Calabria interviene l'associazione 'La Cosa Pubblica'. Stefano Morabito non ci sta ed elenca una serie di accuse nei confronti dell'amministrazione Falcomatà:

MORABITO: 'L'AMMINISTRAZIONE NON AFFRONTA IL TEMA POLITICO E MORALE'

Le gravissime notizie legate alla seconda ondata di arresti per i brogli elettorali di settembre imporrebbero l’apertura, in città, di una riflessione che vada oltre le già di per sé pesanti notizie di reato alla quale contribuiscano, con un ruolo attivo, l’amministrazione in carica e il consiglio comunale tutto chiarendo, di fronte alla pubblica opinione, fatti e circostanze.

Tuttavia, negli ultimi tre mesi, sindaco e giunta al completo, così come la gran parte del consiglio comunale, si sono mostrati completamente refrattari ad affrontare con la dovuta serietà il grave tema della corruzione del processo elettorale, del diffuso malcostume politico e della macroscopica questione morale che emergono dall’inchiesta.

Dopo gli arresti di dicembre avevamo chiesto una rigorosa indagine disciplinare per accertare la correttezza dei comportamenti di ciascuno dei dipendenti comunali intervenuti nella fase elettorale, ma anche la rapida istituzione di una Commissione d’indagine consiliare che ricostruisse l’intero processo elettorale di settembre.

Nulla di tutto ciò è stato fatto e l’amministrazione si è limitata a prodigarsi, alternativamente, in un deprecabile esercizio di mutismo o in goffe difese d’ufficio rispetto ai fatti contestati dalla magistratura, senza minimamente affrontare il tema politico e morale riguardo al quale dovrebbero offrire risposte.

Fatti e comportamenti messi in atto dai rappresentanti del popolo, infatti, possono avere risvolti penali in alcune occasioni, ma hanno sempre valenze politiche, ed è bene tenere separati gli uni dagli altri.

L'AMMINISTRAZIONE NON CHIARISCE DI FRONTE ALL'OPINIONE PUBBLICA

Uno dei capisaldi della sinistra era, fino a pochi anni fa, il richiamo alla necessità, da parte della politica, di “arrivare prima della magistratura”, il che significava agire con rigore nel censurare e scoraggiare i comportamenti devianti prima ancora che essi arrivassero a costituire un reato. Ci aspetteremmo, almeno, che questa equivoca “sinistra” di oggi si occupasse dei comportamenti devianti se non prima dell’intervento della Giustizia, almeno dopo, sia pure per chiarire di fronte all’opinione pubblica.

Anche i fatti relativi alle inchieste sui brogli elettorali hanno, come è evidente a tutti tranne che ai nostri rappresentanti comunali, una rilevanza enorme dal punto di vista politico e morale, che va analizzata prescindendo dalle ipotesi di reato di cui si sta meritoriamente occupando la magistratura.

Un esempio è lo “spontaneo patrocinio”, da parte del Sindaco, dell’allora presidente del consiglio comunale Delfino, il cui operato in quel ruolo definisce “impeccabile”. Orbene, senza necessariamente ricordare che l’Associazione “La Cosa Pubblica” ha chiesto già nel 2017 le dimissioni di Delfino per la vicenda dei due consiglieri comunali assunti nella sfortunata società per azioni comunale Castore, basterà valutare oggettivamente i fatti legati al funzionamento della commissione elettorale in cui si è abusivamente installato Castorina fin dal 2018: in quel caso, il presidente del Consiglio comunale, cui spetterebbe la tutela dei regolamenti e dei diritti di ciascun consigliere, ha gravemente leso i diritti di tutti e di ciascuno dei consiglieri e dunque dei cittadini che essi rappresentano avallando l’abusiva presenza di Castorina in seno alla commissione.

MORABITO: 'NESSUNO PROFERISCE PAROLA'

Il fatto, poi, che nessuno dei componenti della commissione elettorale, di maggioranza o di minoranza che fossero, né alcuno degli altri membri del consiglio abbiano profferito parola per tre anni su tale patente violazione la dice lunga sul deficit di rappresentanza di un consiglio comunale da anni ridotto a cassa di risonanza dei desiderata dell’esecutivo in cui non albergano né la trasparenza, né il democratico dibattito né, men che meno, l’opposizione e la vigilanza.

Altrettanto grave, politicamente e moralmente, è la nomina diretta, sempre nel trasversale silenzio di ognuna delle forze politiche presenti in consiglio, di ben 400 scrutatori su 800, prima ancora del sorteggio: una gigantesca operazione clientelare in chiave elettorale, lesiva dei diritti della cittadinanza, che non sarebbe stata possibile senza la condiscendenza e la compartecipazione di tutta la rappresentanza consiliare indipendentemente dal colore politico.

Alla gravissima alterazione del voto che emerge dall’inchiesta, la cui minimizzazione è già di per sé una vergogna indelebile per chi ancora in queste ore prova goffamente a realizzarla, si aggiunge dunque un deplorevole panorama di arbitrio, clientelismo, opacità.
Per queste ragioni, ci pare inevitabile ritornare al più presto possibile al voto. Non prima, però, che questa amministrazione e questo consiglio comunale realizzino, in nome della cittadinanza che pur in questo modo anomalo rappresentano, un’operazione di trasparenza e di verità, a partire dalla pubblicazione di tutti i verbali di ogni commissione consiliare della passata e presente consiliatura, così come degli elenchi degli scrutatori nominati discrezionalmente in barba al criterio del sorteggio, e infine degli atti di nomina dei presidenti supplenti.

Di fronte alla verificata assenza del controllo consiliare, consentano la vigilanza civica sui propri atti passati e presenti. Fatto questo, restituiscano al libero (e, questa volta, non adulterato) confronto democratico la parola attraverso le dimissioni del sindaco e dell’intero consiglio comunale.

Per l’Associazione “La Cosa Pubblica”
il coordinatore, Stefano Morabito