A scuola di terrorismo: arrestato presunto jihadista calabrese

Secondo le accuse Domenico Giorno, 42 anni di Luzzi, si addestrava a compiere attentati

Un’esistenza tranquilla, tra la casa che condivideva con i genitori e il lavoro al Caf con il padre. Poche uscite, pochissime telefonate, e una vita parallela costruita sulle piattaforme social che inneggiano allo stato islamico e alla guerra jihadista. Domenico Giorno, 42 anni di Luzzi, nell’hinterland cosentino, è stato arrestato stamattina dalla Digos del capoluogo bruzio con l’accusa pesantissima di terrorismo.

Un lupo solitario a scuola di terrorismo

Convertito da tempo all’Islam, secondo quanto ricostruiscono gli inquirenti, Giorno avrebbe iniziato a frequentare chat e siti che inneggiano al terrorismo di matrice islamista, scaricando compulsivamente giga e giga di farneticazioni violente, rivendicazioni di attentati sanguinari e veri e propri manuali per costruire armi e pianificare colpi e fughe. Un campionario degli orrori che è stato trovato in mini schede Sim che l’indagato, seguendo le disposizioni apprese su internet, portava sempre con se, per potersene disfare nel momento opportuno. All’interno, catalogati con attenzione, scritti in italiano, inglese e in arabo con un filo comune segnato dalle rivendicazioni terroristiche. E poi tutorial su come condurre attentati, manuali per costruire le terribili “Sticky bombs” (una sorta di granata anticarro artigianale e potentissima), e documenti sull’auto addestramento. Senza contare le innumerevoli chat private – alcune legate a piattaforme con contatti diretti in Siria e Iraq – ed esclusive dove si poteva accedere solo su invito e in cui l’unico comune denominatore, era la guerra.

Le accuse per il presunto jihadista calabrese

Le condotte pericolose dell’indagato non si fermerebbero però solo alla catalogazione di materiale direttamente collegato al mondo islamista, quanto al sospetto che Giorno potesse decidere di “cambiare passo” rispetto alla sua radicalizzazione, mettendo in opera qualcuno dei piani così dettagliatamente studiati nei mesi precedenti. E poi il sospetto degli investigatori, condiviso dal Gip che ne ha disposto l’arresto, su una possibile, imminente, fuga all’estero.

«La condotta dell’indagato non si è limitata ad essere un’attività di proselitismo ed indottrinamento, finalizzata ad inculcare una visione positiva del martirio per la causa islamista e ad acquisire generica disponibilità ad unirsi ai combattenti in suo nome – scrive il Gip di Catanzaro Gabriella Logozzo – ma si è sviluppata in attività di auto addestramento ed azioni terroristiche con l’uso della violenza e nell’instaurazione di contatti operativo con persone sicuramente intranee al network internazionale del terrore».