Lettere di pace da Reggio Calabria. Goran Bregovic illumina il Cilea

Serata da brividi al Cilea. Goran Bregovic incanta in pubblico reggino con un concerto che vuole essere un messaggio di speranza

Reggio Calabria e il Teatro Cilea si illuminano al passaggio di Goran Bregovic. Accompagnato da un’orchestra multietnica composta da 18 elementi, il musicista bosniaco ha portato in riva allo Stretto il suo ultimo spettacolo, “Three Letters of Sarajevo” (Tre lettere di Sarajevo).

L’incipit è legato allo spirito allegro ma mai leggero di Bregovic, con due trombettisti che iniziano a suonare quasi a schiaffo, muovendosi tra le poltrone della Cilea.

Bregovic sbuca sulla scena, di bianco completamente vestito. ‘E’ un piacere essere qua’, esclama mentre la folta orchestra si schiera completamente. La parte iniziale del concerto alterna momento più intimi, alcuni da brividi, alla più tradizionale musica dei balcani capace di scatenare anche il pubblico di un teatro, solitamente composto.

Il cuore dello spettacolo (organizzato da Polis Cultura) è riservato alle tre lettere che danno il titolo al concerto. Si parte con la lettera cristiana, poi la lettera musulmana e infine la lettera ebrea. “Dio non ci ha insegnato a saper vivere in pace tra di noi. E’ un qualcosa che dobbiamo imparare da soli”, la frase di Bregovic è una lama che penetra l’anima.

Tra una lettera e l’altra, un breve racconto riguardante un reporter andato a Gerusalemme “Per raccontare la storia di un vecchio ebreo che da 50 anni si recava per pregare davanti al Muro del Pianto. Il reporter gli ha chiesto: “Ha avuto una risposta da Dio?” e lui: “Mi sembra di parlare con un muro”.

La sintesi del concerto è la sintesi stessa di Bregovic: padre cattolico, madre ortodossa, moglie musulmana “e io mi sento anche un po’ gitano”, giusto per aggiungere un tratto ulteriore ad una personalità già ricca e frastagliata.

L’orchestra “per matrimoni e i funerali”, dopo le tre lettere, introduce alla parte finale del concerto. Fatta eccezione per una base registrata di batteria e qualche effetto, il resto arriva direttamente dal palco del Cilea.

L’atmosfera si surriscalda decisamente nel finale, dedicata ai classici di Bregovic.  Hopa cupa ma anche Bugarke e, in inglese, Jeremija. Poi arriva a sorpresa ‘Bella ciao’, suonata con lo stile caro a Bregovic, e qui il Cilea accompagna ogni nota del brano popolare italiano.

Ultime curve, il musicista bosniaco chiede al pubblico reggino di accompagnarlo prima nell’intonare la parola refrain “artiglieria”, poi il Cilea letteralmente esplode quando irrompe il suo successo internazionale, “Kalashnikov”.

Non è ancora il momento della chiusura, Bregovic si concede ancora un brano, più sofferto e quasi sospirato, prima di salutare il pubblico di Reggio Calabria tra gli applausi vibranti del Cilea. Quasi 2 ore e mezza di concerto volate via rapidamente, come una colomba bianca nel cielo.

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