“Graffiti italiani”: l’Anassilaos festeggia i 50 anni del Piper


Il 17 febbraio del 1965 veniva inaugurato a Roma il Piper Club – meglio e più conosciuto come il Piper –  il locale che in pochi anni divenne un punto di riferimento musicale di un Italia che voleva rinnovarsi sia sul piano più specificatamente musicale che su quello del costume. In quello stesso anno 1965 a Londra la stilista Mary Quant inventava la minigonna (ma la paternità di tale capo non è indiscussa) facendola indossare alla celebre Twiggy  e provocando una rivoluzione nei costumi pari a quella creata dall’uso dei capelli lunghi per gli uomini (i capelloni), mentre impazzavano i Beatles – che dal 24 al 28 giugno 1965 si esibirono in Italia a Milano, Roma e Genova –   e i Rolling Stones   Dal Piper passarono i primi importanti  gruppi musicali  italiani e i più affermati complessi stranieri e nel Piper nacquero alcuni interpreti di sicuro successo  – pensiamo, tra gli altri,  a Patty Pravo – che si presentava al pubblico  con una buona dose di trasgressione nella voce roca e sensuale.

A cinquanta anni da quell’evento l’Associazione Culturale Anassilaos Sezione Giovani  promuove un incontro sul tema “Graffiti italiani” che si terrà martedì 24 marzo alle ore 17,30 presso la Sala di San Giorgio al Corso con l’intervento di Giacomo Marcianò e Tito Tropea. Il compleanno  del Piper offre infatti – secondo quanto scrive il Presidente di Anassilaos Giovani Tropea – l’opportunità di rivolgere uno sguardo all’anno 1965, in una sorta di ideale viaggio a ritroso nel tempo che consenta di conoscere gli Italiani di cinquanta anni fa, i loro gusti, le loro abitudini, i costumi. Un anno tranquillo per l‘Italia quel 1965  sul piano politico e istituzionale dopo l’elezione, nel dicembre del 1964, del primo socialista alla carica di Presidente della Repubblica (Giuseppe Saragat); intenso per la vita della Chiesa Cattolica  e per Papa Paolo VI  che l’8 dicembre portava a termine il Concilio Vaticano II, inaugurato nell’ottobre del 1962 da Giovanni XXIII; forse più agitato nel resto del mondo, negli USA che sempre più si coinvolgevano nella guerra del Vietnam e dove veniva assassinato il leader nero Malcom X e nel continente africano.

L’Italia cominciava l’anno nuovo con il Festival di Sanremo (28-30 gennaio), condotto da Mike Bongiorno,  dove ancora trionfava la linea melodica tradizionale con la canzone di Bobby Solo “Se piangi se ridi”,  anche se i brani  più ascoltati e i dischi più venduti erano altri, il sorprendente trombettista Nini Rosso con le note universalmente conosciute del “silenzio” militare fuori ordinanza, Gianni Morandi con “Non son degno di te” – canzone vincitrice della “Prova del Nove” il  programma televisivo di varietà abbonato alla lotteria di Capodanno,  che in quell’anno sostituiva “Canzonissima”, condotto da Corrado con Walter Chiari e le Gemelle Kessler – e il “Mondo” di Jimmy Fontana. Ancora in quell’anno gli italiani trascorrevano le proprie serate guardando  Studio Uno (dal 13 febbraio al 1° maggio), il varietà di Antonello Falqui, con Mina, Milly, Luciano Salce, Paolo Panelli, Lelio Luttazzi e le solite brave Gemelle Kessler la cui sigla iniziale, “La notte è piccola”, – quasi un invito ad una, tutto sommato, casalinga e familiare trasgressione – faceva impazzire gli italiani; italiani che piangevano per David Copperfield (tratto da Dickens), lo sceneggiato televisivo – oggi diremmo fiction – diretto da Anton Giulio Majano, e per Resurrezione (tratto da Tolstoj) con la regia di Franco Enriquez e interpretato da Alberto Lupo, beniamino del pubblico soprattutto femminile, e Valeria Moriconi; si appassionavano alle investigazioni del Tenente Sheridan (Ubaldo Lay) nello sceneggiato “La donna di fiori”, un giallo all’italiana e celebravano Dante Alighieri (nel 1965 ricorreva il VII Centenario della nascita) con lo sceneggiato “Vita di Dante” (protagonista Giorgio Albertazzi). Ai bambini  del tempo – prima di andare a letto – era consentito di vedere Carosello con il pirata Pacioccone (Amarena Fabbri) ed altri cartoni animati, con le canzoni di Mina e del Quartetto Cetra.

Al cinema era possibile vedere “Giulietta degli spiriti” di Fellini, i “Pugni in tasca di Bellocchio” , “Per qualche dollaro in più” di Sergio Leone; sorridere con il Totò-Frà Timoteo della Mandragola, mentre impazzava il “Dottor Zivago” di David Lean, grazie anche alla celebre colonna sonora di Maurice Jarre che comprendeva “Il tema di Lara”, una hit internazionale. Dal Piper dunque all’Italia di cinquanta anni fa – conclude i responsabile giovanile di Anassilaos – in un amarcord che commuove e lascia, forse amaramente, pensare a quel che eravamo e a quel che siamo divenuti.

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