La Lega si blinda con il nuovo corso di Saccomanno: “Vietato parlare con la stampa”

Il neo commissario regionale scrive ai referenti provinciali: No ai commenti negativi sulle azioni del partito. L’Unci non ci sta: “Surreale”

La Lega in Calabria, governa e detta le regole di comportamento del buon leghista. E chi non si adegua… è fuori. Parola del neo commissario regionale Giacomo Saccomanno che, nei giorni scorsi, ha recapitato ai referenti provinciali della Lega una sorta di vademecum su cosa fare e come farlo per meritarsi la considerazione del partito e per “evitare situazioni spiacevoli”. D’altra parte per dirla con l’avvocato rosarnese “chi pensa a se stesso e crea disagio al movimento non è, certamente, un buon leghista”.

Alcune semplici regole

L’iniziativa del commissario prende le mosse dalla serie di incontri inaugurati dallo stesso sul territorio e nei quali ha avuto l’impressione che “molte regole siano saltate e non vi sia chiarezza sulla funzione del Commissario”. Per questo Saccomanno articola una lettera in sei punti in cui chiarisce che con la nomina del Commissario si azzerano tutte le posizioni esistenti e, quindi, decadono tutti gli organi sui territori. Pertanto, “ogni decisione definitiva sarà assunta dopo la competizione regionale anche a seguito dei risultati raccolti e guardando appunto anche all’impegno e, quindi, alla meritocrazia”.

Sullo sfondo il tesseramento del Carroccio che partirà fra qualche settimana e non appena la Segreteria Federale ne darà inizio a livello nazionale. E per quanto riguarda candidature e nomine interne (dirigenti) Saccomanno avverte che è necessario assicurarsi che trattasi di persone specchiate e credibili sui territori. In tal senso

“è indispensabile – si legge nella missiva - chiedere la consegna dei seguenti documenti: 1. Certificato Penale; 2. Certificato dei carichi pendenti; 3. Certificato ex articolo 335 c.p.p. (tutti da richiedere presso le locali Procure della Repubblica); 4. Curriculum”.

L’attività politica, poi, deve interessare le necessità dei territori e deve essere portata avanti

“con umiltà e passione, aprendo sempre più dialoghi sereni con le persone che devono essere ascoltate e rassicurate”.

Bavagli per tutti

Fin qui le “semplici regole” dettate dall’avvocato Saccomanno rispondono ad una visione del partito ben precisa e che ci può stare come codice di comportamento viste le diverse beghe che hanno animato il Carroccio in un anno in cui la Lega ha finito per governare la Regione Calabria.

Ma il meglio lo si può trovare al punto tre della lettera:

“Le condotte assolutamente vietate sono quelle di: - comunicare ai giornali e ad i media eventuali insofferenze o altre notizie che possano nuocere al partito; - commentare negativamente azioni o provvedimenti assunti dagli organi del partito o da rappresentanti dello stesso nelle istituzioni; - assumere atteggiamenti non consoni allo stile della Lega e cioè prudenza, umiltà, condivisione, responsabilità, credibilità, militanza, rispetto e, comunque, adesione alle direttive del partito”.

Insomma i panni sporchi si lavano in famiglia, se è vero come è vero che – scrive ancora Saccomanno –

 “Ogni problematica esistente si discute all’interno delle sedi ufficiali del partito dove si devono trovare delle soluzioni condivise sempre nell’interesse del movimento”.

Anche perché “Il partito saprà riconoscere l’impegno di ognuno e saprà assumere quei provvedimenti che possano comprovare, appunto, la costanza di ognuno e l’attività proficua portata avanti”.

L’Unci non ci sta

Relativamente al diktat sul divieto di parlare con la stampa sin è registrata l’immediata presa di posizione del direttivo dell’Unci, l’Unione Cronisti della Calabria, che stigmatizza l’atteggiamento di Saccomanno, il quale paradossalmente – si legge nella nota riportata dal sito giornalistitalia.it - “oltre ad essere avvocato ed ex sindaco di Rosarno, è iscritto nell’elenco dei giornalisti pubblicisti della Calabria”.

Nella lettera, definita “surreale”, l’Unci ravvisa un vero e proprio attacco alla stampa:

“Quelle scritte da Saccomanno sono parole che mettono in discussione il ruolo dei giornalisti in una regione in cui è sempre più difficile raccontare i fatti e informare in maniera corretta i lettori. Sembra di essere tornati – commentano il presidente Michele Albanese e gli altri giornalisti del direttivo dell’Unci Calabria – ai tempi della propaganda di regime”.

Da qui la presa di posizione dell’Unione cronisti:

“Premesso che gli iscritti alla Lega sono liberi di farsi imbavagliare dal proprio commissario regionale e, addirittura, di delegare a quest’ultimo il loro diritto di espressione e di parola, i giornalisti questo non lo consentiranno per il rispetto che si deve al nostro lavoro e ai nostri lettori. Se la Lega ha dimenticato il contenuto dell’articolo 21 della Costituzione, noi lo abbiamo impresso nella nostra mente”.