Lo stupore, il profumo, i ricordi. Perché per i reggini la Festa della Madonna è tutto
12 Settembre 2018 - 18:42 | di Pasquale Romano

E’ il tratto distintivo, univoco, inestirpabile di ogni reggino. E’ calato il sipario sulle festività mariane anno 2018, per Reggio Calabria rappresenta anche l’ultimo raggio di sole estivo prima di riprendere la routine di tutti i giorni.
Ma cosa rappresenta Festa della Madonna per i reggini? La spiegazione non è semplice. Qualsiasi turista, italiano o straniero, che si trova a Reggio Calabria durante questa settimana, ne coglie immediatamente l’intensità e l’importanza ed è la testimonianza fedele di un sentimento popolare così forte da essere facilmente percepibile da chiunque.
Inafferrabile ma concreto allo stesso tempo, capace di mescolare con rara spudoratezza sacro e profano. Festa della Madonna abbraccia la fede e i suoi significati più reconditi. Cattolici praticanti e non, si riuniscono sotto l’ombrello della devozione. La Madonna della Consolazione, compatrona della città, è simbolo delle nostre radici, orgoglio eterno da tramandare.
La processione con la Sacra Effigie è certamente il momento più emozionante, profondo, nel quale ogni reggino si raccoglie per fare i conti con sè stesso. Tutta la città è per strada: Reggio Calabria si stringe in un unico abbraccio ma fatto di decine di migliaia di anime, uguali e diverse. Non esiste vergogna nella speranza: la processione è l’attimo dilatato, fatto di energia, al quale ogni reggino affida i propri desideri.
Festa della Madonna è anche tutto ciò che circumnaviga gli aspetti legati alla fede. Tutto cambia e si evolve (a dire il vero più lentamente da queste parti…) ma i festeggiamenti invece rimangono sempiterni, fedeli a sè stessi. Il reggino si aspetta, e pretende di trovarlo esattamente lì dove lo ha lasciato, il panino con la salciccia, le bancarelle, le giostre e tutto il resto.
Un visione certamente provinciale ma allo stesso tempo maledettamente romantica, perchè legata all’essenza di tutti noi. Festa della Madonna è così un luogo della memoria interiore, dove perdersi e ritrovarsi. Poco importa se la magia deve affidarsi all’illusione e ignorare il passare del tempo.
Il profumo dei ricordi è fatto di zucchero filato e nzudda, nelle orecchie il caos generato dalle giostre e il viavài indefesso dei reggini, quasi inconsapevoli della destinazione da raggiungere. Il suono dolce di fisarmonica e tamburello il sottofondo che per una settimana avvolge la città, la tarantella è il ballo che ci fa ricordare chi siamo e chi saremo, non a caso nelle danze si mescolano generazioni diverse.
La discussione sul panino più o meno buono, sulle giostre e bancarelle uguali se non peggiori rispetto all’anno precedente, fanno anch’esse parte di Festa della Madonna. Per natura polemico e mai soddisfatto, il reggino non può certamente sconfessarsi nella settimana più importante dell’anno. Ma è fondamentale essere lì, in quel momento, altrimenti sentiremmo di aver tradito noi stessi, non aver reso giustizia alla ‘regginità’ che volenti o nolenti ci contraddistingue, con tutti i difetti che non è il caso di ricordare.
I fuochi pirotecnici rappresentano l’ultimo atto di Festa della Madonna. Tutta la città con gli occhi all’insù, dominata dallo stupore. Dei colori che illuminano il cielo, ognuno ha una personale interpretazione. Ma non si tratta di un banale spettacolo pirotecnico, non in questo caso.
La gioia si mescola alla malinconia, nella consapevolezza che le festività mariane giungono al termine. Tocca aspettare un anno, prima di poter risalire sul carro dei ricordi e abbandonarsi ad essi. Nel frattempo, il bambino accompagnato per la prima volta dai genitori alle giostre e alle bancarelle, è cresciuto. Stavolta tocca a lui prendere per mano figli (o nipoti) e condurli a scoprire la meraviglia di Festa della Madonna.
E’ lo scorrere del tempo, come spesso accade, a toccare le corde più delicate del sentimento umano. Ogni reggino sa esattamente dove e quando trovarle: non spostategliele mai.
di Pasquale Romano
