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Musikanten – L’Ultimo Gigante: 81 volte Adriano


81: esattamente come l’anno in cui ha sbancato, al botteghino, con “Il bisbetico domato”, per poi rilanciare con un altro capolavoro della commedia italiana: “Asso”, ispiratore di “Ghost”. Adriano Celentano è anche questo, ed è impossibile, per me, unirmi al coro di auguri che sta ricevendo, senza metterci un po’ del mio e delle esperienze che ho vissuto nelle sue produzioni.

Per quelli della mia generazione, e io sono dell’81, Adriano Celentano, o basterebbe dire soltanto Adriano, perché di imperatore c’è praticamente soltanto lui (una curiosità: il 38 lo accomuna all’imperatore romano omonimo), è il cinema. Per ritrovare un Adriano cantante e musicista, bisogna aspettare Fantastico 8. Anche in quel caso, il suo carisma prende il sopravvento su tutto.

Lui e i silenzi, le pause di almeno mezz’ora, come dice Mogol ne “La voce di un amico”, capolavoro mezzo censurato per mano della Claudia, che vieta l’uso del nome Adriano; lui e i balletti con Heather Parisi, le gag con l’ultima ruota del carro, Marisa Laurito, e le guerre contro la caccia, che e contro l’amore. Senza accento. Lui e i processi subiti per un atto di coraggio e soprattutto d’amore.

Adriano è il doppio di ogni artista arrivato dopo: trasgressivo come nessuno, conservatore come nessuno. Innovatore in tutto, dal vestire al modo di porsi, con una dialettica e un linguaggio esclusivi, che nessuno potrà mai replicare. Io l’ho conosciuto così. Poi, quando ho iniziato a lavorare nel settore, con Ballandi, l’ho visto arrivare sul palco, davanti a Papa Giovanni Paolo II, e cantare “Disse”, con un’intensità che è impossibile raccontare.

Perché la Fede di Adriano è oltre il concetto stesso di Fede, e anche in quel caso si distanzia da tutto, e da tutti, persino dagli organi paraecclesiastici, come Famiglia Cristiana, che lo ha criticato aspramente, pochi anni fa. Qualche volta si è sbagliato anche lui, per esempio appoggiando Grillo, ma l’amicizia fa fare qualche errore, e Adriano Celentano è amico, nel senso più esteso del termine.

Amico degli italiani, faro per i russi, che eleggerebbero volentieri “Joan Lui” a patrimonio dell’Unesco. Adriano è stato il primo, tra i grandi, a credere negli altri, e a fondare un clan: il Clan. Questo più per amicizia che per denaro, senza alcun dubbio.

Ha scoperto talenti, ognuno diverso dall’altro, e ha già attraversato Sette decenni, superando ogni record, con oltre 100 milioni di copie vendute. Cos’altro posso dire? Bastano 300 pagine? Una cosa la aggiungo: senza Claudia Mori, non sarebbe quello che è.

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