Un secolo per nonno Tito. Auguri per i suoi 100 anni di storia – FOTO

Libertà, lavoro, famiglia e istruzione sono stati i valori in cui Tito, insieme alla moglie Matilde, hanno sempre creduto. L'incredibile storia di nonno Tito


Tito Rosato compie oggi un secolo di vita.

All’anagrafe Consolato, è nato il 1° maggio del 1920, anno in cui era ancora in corso la pandemia di spagnola e nella città di Reggio Calabria fervevano i lavori di ricostruzione dopo il terribile terremoto del 1908.

Nonno Tito compie oggi i suoi 100 anni in isolamento per la pandemia di coranovirus.

Dai suoi ricordi traspare una giovinezza felice, gli amici di infanzia, cui resterà legato per sempre, i giochi, gli scherzi, le avventure, i primi amori, i pochi soldi in tasca. Come tutti i giovani di allora è un vero “balilla”, che ama lo sport, in particolare la ginnastica, la scherma, il nuoto.

La passione più grande però è per il calcio, in cui si distingue arrivando a giocare nella squadra principale della città, ai tempi “Rosa Maltoni”, la Reggina di oggi. Studia da perito industriale con diligenza e buoni risultati, è un giovane ben educato e di sani principi, ma è già moderno, aperto, senza pregiudizi, crede nel progresso e nel futuro, e continua a crederci anche quando inizia il periodo più cupo per l’umanità, la seconda guerra mondiale.

Nel 1941 viene arruolato nell’Aeronautica Militare e assegnato a Saronno in provincia di Trento. Il destino lo salva dalla tragica campagna di Russia, cui era destinato, per via di un infortunio capitatogli pochi giorni prima della partenza. All’alba del 9 settembre del 1943, mentre con l’amico commilitone Pippo rientrava da una licenza breve passata in montagna, nei pressi di Salorno incrociano una colonna di soldati tedeschi, che rispondono al loro cameratesco saluto, scaraventandoli su un camion pieno di altri italiani, civili e militari.

Da quel momento Tito entra nella Storia d’Italia, vivendone in prima persona una delle pagine più drammatiche. Tito narrerà in un diario la terribile esperienza del campo di concentramento nazista. La sorpresa, lo sconcerto, che diventa sdegno per il modo con cui il Governo Badoglio ha mandato allo sbaraglio i suoi soldati. Il tragico viaggio fino alla destinazione finale, a tutti sconosciuta, il campo di concentramento di Linz, vicino al famigerato Mauthausen.

Il suo diario “Lager 22 Baracca 12” è il racconto quasi giornaliero di una vita dura e umiliante a cui i prigionieri venivano sottoposti: fame, freddo, duro lavoro, torture fisiche e psicologiche che solo la ferocia nazista sapeva infliggere. È la testimonianza di un evento storico, che non può essere dimenticato. Quel tragico periodo dura 22 mesi fino al 25 luglio del 1945, quando le forze alleate entrano nei campi abbandonati dai tedeschi in fuga.

Il 13 gennaio del 1946 sposa la sua amata Matilde e comincia un’altra storia, quella degli uomini e delle donne che hanno fatto l’Italia repubblicana, democratica, fondata sul lavoro.

La libertà, il lavoro, la famiglia, l’istruzione sono stati i valori in cui Tito e Matilde hanno sempre creduto, affrontando le enormi difficoltà del dopoguerra con forza d’animo, senza rendite di posizione, ma armati di spirito di sacrificio, ottimismo e gioia di vivere.

Prima i figli, Annamaria, Sergio, Andreina, cui hanno trasmesso sani principi, ma soprattutto l’importanza di investire nello studio e nella crescita professionale per farsi largo nella vita. La famiglia col tempo cresce, arriva la terza e la quarta generazione, cinque nipoti e tre pronipoti. Un secolo di storia d’Italia, dal fascismo, alla guerra, alla ricostruzione, al boom economico, al sessantotto, alla sbornia degli anni ottanta, alla seconda repubblica, alla globalizzazione, all’era digitale.

Dopo molti anni Tito ha ripreso il suo vecchio diario, lo ha trascritto in bella calligrafia in stile gotico aggiungendo commenti e riflessioni.Una edizione in corpo di stampa, in occasione dei suoi 90 anni, è dedicata a figli,nipoti e pronipoti. “Lager 22 Baracca 12” è un piccolo volume, non ha pretese letterarie, ma ha un grande valore di fonte storica secondaria, quella che racconta fatti veri, spesso sconosciuti, così come vissuti dai protagonisti.È la fonte migliore per insegnare a non dimenticare, perché autentica e non manipolabile.

Tito ne ha tratto riflessioni semplici, ma profonde: la prigionia e la vita dura rendono le persone migliori. Chi ha sofferto prima, impara poi a dare il giusto valore alle cose e diventa più generoso ed altruista.

Il 15 gennaio 1980 il Ministero della Difesa gli consegna la croce di guerra per i patrioti volontari della libertà. Il 27 gennaio 2012 il presidente della Repubblica, nella giornata della memoria, gli consegna al Quirinale la Medaglia commemorativa di Internato per avere subito le nefandezze nazista nel campo di concentramento di Linz.

Tito dopo una vita di lavoro e famiglia, ma anche di viaggi, di amici, di passioni, ha sempre avuto un grande desiderio, entrare nel nuovo secolo e viverlo il più possibile. Ma non poteva immaginare che, vicino alla data fatidica dei 100 anni, la sorte gli riservasse una sorpresa molto simile a quella del 9 settembre 1943. La festa che si trasforma in delusione, la separazione forzata dai propri cari che sperava di riabbracciare ma che sono lontani, anch’essi in isolamento, a Treviso, Bologna, Bruxelles.

Tito segue con attenzione le notizie in televisione, risponde al telefono ai figli,nutre la speranza che la situazione migliori. Quando gli chiedono cosa pensi, è lui che li incoraggia: abbiamo superato la guerra, supereremo anche questa pandemia.

Non sembri crudele e irriguardoso verso chi ha perso i genitori anziani, senza poterli accompagnare nell’ultimo saluto, ma anche la delusione di nonno Tito per un attimo ti addolora, salvo poi consolarsi di fronte al suo intramontabile ottimismo.

Auguri a nonno Tito, grazie per averci concesso di narrare la sua storia.

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