Operazione Risiko, Lombardo: ‘Da 20 anni ricostruiamo la struttura globale della ’ndrangheta’

"Indagine lunga e complessa - ha detto il procuratore - ricostruita l’operatività del locale di Siderno tra governo del territorio e proiezioni in Nord America"

procuratore giuseppe lombardo

“Non è un’indagine nata ieri”. Il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, intervenendo in conferenza stampa sull’operazioneRisiko”, ha ricostruito il percorso investigativo che ha portato agli arresti eseguiti dal ROS sotto il coordinamento della Dda di Reggio Calabria.

La progettualità – ha spiegato – nasce nel 2005, con l’obiettivo di ricostruire la struttura complessiva della ’ndrangheta, nelle sue articolazioni interne e nelle sue proiezioni internazionali. I primi risultati processuali arrivano nel 2010, con il riconoscimento dell’unitarietà dell’organizzazione. Oggi, secondo Lombardo, quell’impianto viene “attualizzato” attraverso un’indagine che consente di affermare – in questa fase cautelare – l’operatività stabile della ’ndrangheta “in territori tra i più ricchi al mondo”.

Il riferimento è alle proiezioni negli Stati Uniti, nello Stato di New York, e nell’area di Toronto, in Ontario, in un asse territoriale che unisce il Nord America alla Calabria jonica.

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Il riconoscimento in Canada e il “crimine internazionale”

Lombardo ha sottolineato un passaggio ritenuto decisivo: il riconoscimento formale della presenza della ’ndrangheta in Canada, maturato anche attraverso la nota sentenza legata all’operazione “Phoenix”. Un punto di svolta rispetto al passato, quando le strutture estere venivano considerate realtà criminali autonome e non formalmente ricondotte alla ’ndrangheta nella sua dimensione unitaria.

Il locale di Siderno, ha ribadito il procuratore aggiunto, è uno dei pochissimi ad avere il riconoscimento del cosiddetto “crimine internazionale”, cioè la capacità di generare proiezioni stabili all’estero mantenendo un vincolo organizzativo con la casa madre.

Una dimensione che, secondo Lombardo, era già evidente nel 1975, all’epoca dell’omicidio di Antonio Macrì, quando l’operatività del locale di Siderno era già più ampia del solo territorio di origine.

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Continuità investigativa e cooperazione internazionale

Il filone specifico dell’indagine odierna prende avvio nei primi mesi del 2018, ma si inserisce in una continuità investigativa lunga oltre quindici anni.

Fondamentale, secondo Lombardo, la collaborazione con il ROS e con le autorità statunitensi, in particolare l’FBI, che ha fornito supporto informativo e tecnico-operativo sulle proiezioni negli Stati Uniti.

“È impossibile immaginare di svolgere dall’Italia attività complete su un territorio estero particolarmente complesso senza un supporto effettivo delle autorità competenti”, ha detto Lombardo, parlando di una rete investigativa “imponente” costruita nel tempo.

Siderno, vertice strategico della ’ndrangheta

Il procuratore aggiunto ha insistito sul peso del locale di Siderno, definendolo “non un locale come tutti gli altri”, ma una delle articolazioni centrali nella complessiva strutturazione dell’organizzazione.

Il riferimento ai rapporti storici con Africo non è casuale: si tratta, ha spiegato, di componenti di vertice da cui l’intera ’ndrangheta trae indirizzo organizzativo.

L’indagine ha ricostruito non solo le proiezioni estere ma anche la dimensione territoriale, con la ricostruzione della ’ndrina di contrada Mirto, funzionale a garantire stabilità operativa sul territorio di origine.

Lombardo ha poi ridimensionato il dato numerico degli arresti:

“Può sembrare non particolarmente significativo, ma tra questi soggetti vi sono i vertici di uno dei più importanti locali di ’ndrangheta al mondo”.

Governo del territorio e regolazione delle estorsioni

L’inchiesta – ha evidenziato – non si limita a fotografare singoli episodi, ma restituisce l’immagine di un’organizzazione che opera quotidianamente sul territorio: interlocuzioni con i vertici dei locali di Platì e Africo per dirimere controversie, gestione delle assunzioni di soggetti vicini al sodalizio, raccolta di denaro, interventi su richiesta di imprenditori.

Un dato ritenuto significativo è la regolamentazione delle stesse attività estorsive: non solo imposizione, ma gestione e disciplina delle dinamiche economiche sul territorio, secondo una logica di controllo che punta anche a mantenere consenso e stabilità.

Secondo Lombardo, l’indagine è particolarmente approfondita perché ricostruisce non “fotogrammi” isolati ma un’operatività quotidiana, sia in Calabria sia nelle proiezioni estere.

Un sistema criminale integrato

Il procuratore aggiunto ha poi allargato il quadro a una riflessione più ampia: la ’ndrangheta, soprattutto nella sua dimensione internazionale, dimostra la capacità di operare all’interno di sistemi criminali integrati, superando i confini tradizionali dei singoli gruppi.

Un modello che – ha detto – consente interazioni e operatività congiunte anche con altre organizzazioni mafiose, in una logica di sistema.

Le difficoltà investigative e la pandemia

Lombardo ha infine ricordato le difficoltà affrontate durante la pandemia, che ha imposto adattamenti investigativi per non disperdere informazioni e per garantire un quadro probatorio solido.

“Oggi siamo stati in grado di mettere a sistema un quadro completo”, ha concluso.