Polistena, ospedale in 'codice rosso'

Il Santa Maria degli Ungheresi rischia la paralisi per carenza di personale sanitario

La situazione critica in cui versa la sanità calabrese potrebbe, a brevissimo, diventare un’emergenza da codice rosso con l’ospedale Santa Maria degli Ungheresi di Polistena a rischio paralisi. Proprio per questo motivo, una delegazione del Consiglio dell’Ordine dei Medici della provincia di Reggio Calabria, composta dal Presidente, dr Pasquale Veneziano, dal Vicepresidente, dr Giuseppe Zampogna, dal Presidente della Commissione Odontoiatri, dr Filippo Frattima, dai consiglieri, dr Vincenzo Amodeo, dr Francesco Biasi e dr Marco Tescione, ultimi due promotori dell’iniziativa, nonché dalla componente della Commissione Affari Odontoiatri, dr.ssa Lucia Raso, ha visitato il nosocomio polistenese per prendere diretta contezza dalla situazione e manifestare la propria vicinanza alla comunità della Piana ed ai colleghi che, quotidianamente, con notevole spirito di servizio, cercano di rispondere alle istanze di salute dei pazienti. I dirigenti medici in forza nello stesso Presidio, presenti all’incontro, hanno evidenziato una serie di problemi, che in questo momento rischiano di far crollare un già precario equilibrio. Tra questi il dott. Domenico Forte, Direttore UOC Anestesia e Rianimazione, nonché capo dipartimento di Emergenza Urgenza della stessa ASP, tra qualche giorno in pensione, ha evidenziato che in un contesto di cronica, annosa e grave carenza di personale, a strettissimo giro di posta, il reparto Anestesia-Rianimazione dell’ospedale di Polistena, che, come è facilmente intuibile, riveste un ruolo fondamentale per il funzionamento di gran parte degli altri reparti, perderà altri due medici. Per legge il reparto in questione dovrebbe contare 18 medici rispetto agli attuali posti letto ed alla attività operatoria, invece, ce ne sono solo 7 al punto che lo stesso Primario, stante lo stato di assoluta emergenza, pur essendo alle soglie del collocamento a riposo, è costretto ad espletare turni di guardia diurni e notturni. I 7 anestesisti, infatti, devono occuparsi dell’attività di 3 sale operatorie quotidianamente, dell’assistenza a 12 letti in rianimazione, ed, infine, del punto nascite che da solo richiede un anestesista h24. Nell’ultimo periodo sono ben 136 i dipendenti, in servizio presso il Santa Maria degli Ungheresi, che sono stati collocati in quiescenza e dal 2019, ad irrobustire un organico ridotto all’osso sono giunti appena 24 infermieri a tempo determinato, con contratto in scadenza a fine anno, ed appena 4 dirigenti medici. Il dr Francesco Nasso, Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Interna del Santa Maria degli Ungheresi, ha parlato delle difficoltà strutturali gravi e strumentazione obsoleta con la radiologia in perenne affanno.

La Tac è ormai logora in quanto, a fronte dei 45 mila esami per i quali era stata programmata, ha ampiamente superato quota 65000: ciò comporta frequenti guasti che fanno il paio con l’altrettanto logoro macchinario dell’ospedale di Locri. In realtà, le Tac acquistate per sostituire i due apparecchi ormai consunti di Polistena e Locri sono in dirittura d’arrivo ma, ironia della sorte, il loro montaggio è stato previsto in contemporanea. Ergo: per i medesimi 5 giorni sia a Locri che a Polistena, per permettere il montaggio del nuovo strumento, un esame diagnostico basilare come la Tac non potrà essere effettuato. Le difficoltà della strumentazione diagnostica riguardano anche le altre apparecchiature in uso alla radiologia ed ad altri Reparti come la cardiologia che soffre la carenza di ecocardiografi adeguati oltre che di personale, come rammentato dal Direttore del reparto, Dr Vincenzo Amodeo. Nonostante ciò, la cardiologia riesce ad offrire un’alta qualità delle prestazioni. Si rammenta, inoltre, che la Pediatria, oggi, può continuare ad assistere i piccoli pazienti del comprensorio solo grazie ad una convenzione con una cooperativa di Pediatri, che coinvolge valevoli e volenterosi professionisti in pensione, che per la causa si sono rimessi in gioco in un reparto così importante, scongiurandone l’immediata chiusura. Ma per quanto tempo? L’Ordine dei Medici, pur ritenendo questa soluzione adeguata al momento di emergenza, non può che sottolineare il fatto che la stessa non possa essere considerata una soluzione per il futuro.

L’ospedale di Polistena, tuttavia, già oggi riesce a garantire adeguata qualità delle prestazioni sanitarie, grazie agli sforzi profusi dai professionisti in campo; qualità che potrebbe migliorare qualora il personale sanitario sia messo nelle condizioni di poter operare “a regime”. Pensiamo ad una realtà collaudata come quella del reparto di Ortopedia che, nonostante la carenza di personale riesce a dare risposte di alto livello alla popolazione così come avviene nell’unità di ostetricia e ginecologia. Ancora, la stessa cardiologia ha implementato l’offerta di cura – si pensi, ad esempio, agli impianti di pacemaker, alla riduzione dei tempi degenza in Cardiologia UTIC, all’introduzione della tecnica ecocardiografica transesofagea per il PDTA della fibrillazione atriale  - dall’arrivo dell’attuale direttore dr Enzo Amodeo. Alla fase dell’analisi, tuttavia, l’Ordine dei Medici di Reggio Calabria intende coniugare anche un percorso propositivo per cercare di offrire lo spunto per la risoluzione di un problema che rischia di mettere a repentaglio il diritto alla salute di migliaia di cittadini, come evidenziato dagli interventi del dr Tescione e del dr Zampogna. Se è pur vero che i concorsi per l’Asp sono fermi da tempo immemore, si ritiene che l’indizione degli stessi non possa rappresentare l’unica soluzione da mettere in campo, sia per l’urgenza delle risposte, sia per la concreta possibilità che, in riferimento alla carenza di specialisti a livello nazionale, questi possano essere espletati infruttuosamente come, peraltro, sta accadendo in realtà ben più ambite. Dunque, ferma restando la necessità di espletare i concorsi di medici, infermieri ed Oss, occorre, nel frattempo, per dare delle risposte immediate, un’urgente razionalizzazione delle risorse umane avendo davanti un quadro della situazione ad ampio spettro che eviti la dispersione di “energie”. È inevitabile, in questo momento, che si crei un processo di osmosi tra le diverse Aziende ospedaliere della Provincia, mettendo in campo tutte le soluzioni possibili, previste dalla legge. Imprescindibile, poi, investire nella tecnologia con un sostegno importante che potrebbe giungere anche dalla telemedicina. 

Ribadiamo, ancora volta, il concetto che investire nella sanità significa combattere l’esoso fenomeno della mobilità passiva, meglio noto come “emigrazione sanitaria” che, ormai, avviene, con alte percentuali (circa il 45%), anche per interventi di bassa assistenza con conseguenti esborsi per le finanze della nostra Regione ed a vantaggio di quelle che “ospitano” i pazienti calabresi. Ulteriore proposta dello stesso Consiglio dell’Ordine dei Medici, è quella di creare un sistema in cui le Strutture ospedaliere della provincia possano rappresentare un’unica Azienda capace di diversificare la sua offerta, per potersi allineare con quella nazionale. L’Ordine dei Medici di Reggio Calabria dice basta con questa gestione esclusivamente ragionieristica della sanità e che non va a vantaggio dei cittadini, ma solo e soltanto dei grandi gruppi sanitari del nord.

Davanti a questa situazione, continueremo le nostre “visite” nei presidi sanitari della nostra Provincia, dopo le quali chiederemo un incontro con la triade commissariale che sta guidando l’Asp reggina e con il Commissario per il piano di rientro della sanità calabrese, Generale Saverio Cotticelli, non solo per illustrare i disagi di pazienti e personale sanitario ma anche per avanzare delle proposte concrete utili a fronteggiare una situazione ormai emergenziale. Al contempo, auspichiamo, che gli organi preposti, a livello nazionale, prendano coscienza della gravissima carenza di specialisti adottando le opportune soluzioni come l’aumento del numero delle borse di studio per gli specializzandi e la possibilità di assunzione per i medesimi specializzandi, in particolare nella nostra regione, che frequentano gli ultimi due anni del corso di specializzazione.

Di questa situazione, al limite della sostenibilità, ne tenga conto anche la magistratura nel caso di eventuali contenziosi in cui, troppo spesso, come già avvenuto in passato, a subire le conseguenze e ad essere condannati sono solo i medici che si trovano ad operare in condizioni estreme e, certo, non sono responsabili di decisioni politiche e dirigenziali che vengono prese da altri (politici, direttori, commissari) i quali, però, non vengono mai, penalmente, chiamati in causa. Medici specialisti (e non solo) cercasi disperatamente per rianimare la sanità reggina.