Processo a Lucano, anche Tonino Perna tra i testimoni della difesa

Il vice sindaco di Reggio Calabria ascoltato sui primi passi del progetto Riace. Bregantini assente e multato di 400 euro

C’era anche Tonino Perna oggi a testimoniare al processo che vede alla sbarra, a Locri, l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano. Il vice sindaco della città dello Stretto, chiamato dagli avvocati della difesa dall’Acqua e Pisapia, era entrato in contatto con l’utopia di Mimmo “il Curdo” ai tempi della presidente di banca Etica. Fu Perna infatti a sostenere con un prestito dell'istituto bancario i progetti di accoglienza all’indomani dei primi sbarchi sulle coste della Locride.

Perna: "Lucano ha provato ad accogliere tutti"

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Cento milioni delle vecchie lire per finanziare i primi passi di un progetto che porterà il piccolo borgo calabrese sulle prime pagine dei media dell’intero pianeta, per un sistema di accoglienza capace, tra le altre cose, di resuscitare un borgo che scivolava verso uno spopolamento inevitabile. «Mimmo Lucano ha scelto di puntare sulla solidarietà, provando ad accogliere tutti» ha sottolineato il professore dal banco dei testimoni.

In un’udienza lunga e gonfia di tecnicismi sulla Babele di disposizioni relative alle procedure d’accoglienza, il testimone più atteso era certamente monsignor Bregantini, attuale arcivescovo di Campobasso e per anni punto di riferimento, in questo pezzetto di Calabria, di tante battaglie sociali, migranti compresi. Bregantini però oggi in aula non c’era e per questa assenza, il presidente Fulvio Accurso si è trovato costretto a multare di 400 euro l’alto prelato, che non ha presentato una giustificazione.

A fine marzo ultima udienza

A difendere l’operato di Lucano – accusato di diverse irregolarità amministrative maturate all’interno dei progetti, molte delle quali ridimensionate da alcuni parziali interventi della Cassazione – tra i testimoni c’era anche Sisi Napoli, l’anestesista alla guida di un gruppo di volontari che a Riace ha fondato un ambulatorio gratuito che si occupa di chi non può pagarsi nemmeno gli esami medici (cittadini italiani di Riace compresi).

A fine mese l’ultima udienza prima del rush finale a maggio con la requisitoria della Procura e le richieste delle parti civili e le arringhe degli avvocati dei 26 imputati. Covid permettendo si potrebbe arrivare a sentenza entro settembre.