Reggina, Viola a tutto campo. Il S. Agata, l’esordio, quel gol al Messina, la squadra di oggi, gli obiettivi


Approfittando della pausa in campionato per la Reggina, la redazione di City Now ha ospitato all’interno della rubrica “Piacevoli Chiacchierate”, l’attaccante della Reggina Alessio Viola. Il figlio del Sant’Agata si è raccontato, tirando fuori aneddoti inediti, esaltando casa S. Agata ed i tanti giovani venuti fuori da quel centro sportivo e parlando dell’attuale momento della Reggina:

“E’ stato bellissimo. Si curavano tutti i dettagli, insegnamenti che sembravano piccolezze e che invece nella costruzione del professionista sono stati essenziali. Guadavamo i grandi, ero nel gruppo dei Giovanissimi ed il mio sogno era quello di arrivare al campo uno, alla fine ci sono riuscito.

Un grande soddisfazione per la mia famiglia e motivo di orgoglio per me e Nicolas far parte di quella squadra. Il dato curioso è che pur giocando insieme, in campo siamo stati pochissimo l’uno al fianco dell’altro per le scelte tecniche. Un momento emozionante per noi e la nostra famiglia quando in occasione della gara contro il Siena, mio esordio in serie a, è stato proprio Nicolas a darmi il cambio, indimenticabile. Nicolas dovrà chiudere la carriera alla Reggina e come lui anche Missiroli, Barillà, Ceravolo.

Prima di questo ritorno, la mia ultima esperienza alla Reggina è stata quella combaciante con la Reggina del presidente Foti. Un gruppo che incredibilmente si è trovato a lottare per non retrocedere pur essendo molto forte. La stagione in cui ho fatto il record di reti, ben otto nelle ultime undici gare.

Dopo quel campionato seguito dal fallimento della Reggina Calcio, sono stato chiamato dal Foggia. Ero in attesa dello svincolo e non avrei mai firmato qualora non fosse arrivato. Mi allenai una settimana e parlando con De Zerbi gli dissi: “Mister se la Reggina dovesse farcela, io vorrei continuare con la squadra della mia città”. Dopo qualche giorno mi sottoposero un nuovo contratto che firmai solo dopo il fallimento della Reggina.

Bianchi il mio idolo, un giocatore di straordinarie qualità, ma anche di grandi umanità. Durante la fase di recupero dall’infortunio, si allenava con la squadra Primavera. Nello spogliatoio dava precedenza assoluta a noi ragazzi per fare la doccia, davvero una grande cosa, pur essendo già giocatore importante.

Il mio primo gol sotto la Sud contro il Frosinone. Istintivamente ho esultato sbattendo più volte la mano sul petto, una emozione indescrivibile.

Oggi al mio ritorno ho notato che le responsabilità sono diverse. Da ragazzino non le avvertivo, adesso si, il mio compito è quello di inculcare a tutti i ragazzi nuovi, giovani, cosa significhi indossare la maglia amaranto. Pur andando via da questa squadra, il mio obiettivo era sempre quello di tornare, ho sempre chiesto le cessioni in prestito proprio per il desiderio di rientrare.

Bisogna essere obiettivi e realisti. Non si può pensare che oggi la Reggina possa arrivare al terzo o quarto posto, soprattutto per la giovane età del gruppo. Comunque può tranquillamente sognare di poter fare qualcosa di bello. Per la prima volta nella mia carriera lavoro anche con due sedute al giorno, fra qualche mese vedremo la vera Reggina e ci toglieremo parecchie soddisfazioni.

C’è da dire che nessuno di noi fino ad oggi si è mai lamentato di tutti i disagi vissuti, nonostante le difficoltà da inizio stagione sono state tantissime. Dal ritardo dell’avvio del campionato, passando per l’impossibilità di giocare nel nostro stadio, fino alla mancanza di un campo di allenamento in erba naturale. Questo soprattutto sui giovani incide molto. Le vicende societarie possono condizionare, non il sottoscritto che pensa solo ed esclusivamente al campo.

Ho un bellissimo rapporto con mister Cevoli. Dieci anni fa eravamo insieme a Monza, sembra che il rapporto non si sia mai interrotto. E’ stato lui a farmi la prima telefonata e pur consapevole di un intervento al ginocchio subìto, ha insistito per farmi tornare alla Reggina. I colloqui successivi li ho avuti sempre con Taibi.

I rapporti con Foti sono stati come un padre con un figlio. Liti incredibili, ma stravedo per lui, ha dato la possibilità a me ed a mio fratello di crescere e diventare prima uomini e poi calciatori. Praticò l’ho incontrato per la prima volta da avversario in quel di Taranto e la prima cosa che mi è venuta da dirgli è stata: “Grazie presidente per aver salvato il calcio a Reggio”.

La Reggina non può fare a meno dei propri tifosi, sono straordinari. Ricordo il derby con il Messina perso immeritatamente per 1-0 al Granillo, poi ampiamente riscattato con il doppio successo nel play out. In quella gara guardavo in continuazione la curva, mi emozionava, poi quel gol annullato per fuorigioco che non fu mai chiaro, rimane un cruccio che mi porto dentro sempre, quello di non aver mai fatto gol al Messina.

Il mister che mi ha dato di più in carriera certamente Atzori, De Zerbi quello che mi ha maggiormente impressionato”.

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