'Calabresi, sostenere il leghismo è un suicidio': la lettera di un reggino

"Calabresi se strizzate l’occhio al leghismo o siete poco informati, o siete venduti, o siete ignoranti".

Riceviamo e pubblichiamo la nota di un cittadino: "Lettera ad un meridionalista mai nato: Calabresi, sostenere il leghismo è un suicidio". Di seguito il testo integrale. 

LA LETTERA

"Calabresi, appoggiare moralmente e politicamente il leghismo è un suicidio.

Vi è differenza tra il leghista e chi vota lega: il primo è stronzo, l’altro è ingenuo o colonizzato.

Ci sono i leghisti, i leghisti che votano lega e, infine, i meridionali che votano Lega. Calabresi compresi. Questi ultimi sono ciechi, spesso inconsapevoli di quello che la Lega ed il leghista da sempre si prodiga per affondare la Calabria ed il Sud. Il leghista storicamente si prende gioco del meridionale che lo appoggia, dunque calabresi, se votate Lega, non siete leghisti, bensì ascari al soldo di gente dalla scarsa onestà intellettuale.

Ve lo giuro, se sapeste cosa volesse dire essere leghisti, smettereste all’istante di appoggiarlo; non tappatevi occhi e orecchie. Scegliendo loro diventerete nemici di voi stessi, sarete la causa del vostro male. A prescindere dagli ideali, lontani da quella che è la cultura della nostra terra, a prescindere dal fatto che esiste un partito che si chiama Lega Nord (e, vi prego, non dite “adesso si chiama Lega”, risparmiatevi almeno questo becero insulto alla vostra intelligenza). A prescindere dalle personali simpatie politiche destroidi, sinistroidi, centriste, stellate e non stellate, a prescindere dal punto di vista che si ha sulle questioni più in voga del momento. Votare Lega, per i calabresi e per i cittadini delle regioni del Sud (anche e forse soprattutto, per gli emigrati al nord), è un suicidio perché vorrebbe dire appoggiare chi è nato e cresciuto per affondarci definitivamente.

Calabresi, buona parte di voi, quelli che appoggiano il leghismo, vive nell’ignoranza (nel senso proprio del termine: ignorate). Pensate al federalismo sanitario? Quel cancro che non permette di curarci nella nostra terra. Quel generatore di mobilità passiva che vede quasi il 70% dei nostri fondi sanitari finire nelle casse delle regioni del nord per pagare le spese sanitarie dei malati meridionali e, soprattutto, per questo motivo, si è arrivati a commissariamenti che hanno portato a tagli della spesa, chiusure di ospedali, riduzioni posti letto, blocco assunzioni infermieri e medici (in Campania negli ultimi anni, a fronte di oltre 10mila pensionamenti, non vi è stata alcuna sostituzione).

- “La colpa è nostra che ci freghiamo i soldi?”. Taci ascaro, è una bufala! Te l’hanno inculcata e ci sei cascato come al fesso! -

In tutta Italia vi sono ruberie ed in tema “sanità nordica” (sempre più cosa privata) negli anni sono emersi scandali e furti di ogni tipo, di gran lunga più consistenti di quelli avvenuti nella nostra terra. Per avere la prova non bisogna andare a cercare chissà dove tra gli ultimi 25 anni di furti a marchio nordico (dove spesso sono coinvolti amministratori leghisti). Basta affacciarsi al 10-11 dicembre scorso, dove è emerso che 9 strutture sanitarie lombarde compravano farmaci a prezzi gonfiati per poi restituire i soldi alle case farmaceutiche e spartirsi il bottino.

A fronte di questo spiegatemi, calabresi, perché lì ci si può curare e qui no? Sarà che i soldi lì sono troppi e nonostante ogni tanto (giusto ogni tanto…) scompare qualcosa (giusto qualcosa…) non viene compromesso il buon livello del servizio?

In Calabria, dove i soldi in ballo sono pochi, è diverso. Come si può gestire un ente se quasi tre quarti dei suoi fondi viene dirottata altrove? Oltretutto negli stessi posti citati e non di certo premi Nobel all’onestà.

Calabresi, il federalismo sanitario sapete chi lo ha voluto? La lega. I leghisti. Quelli che (vi dò una notizia bomba) portano acqua al proprio mulino. Dal 2001 ci costringono ad affrontare la spesa attraverso le tasse (IRPEF ed IRAP) pagate dai lavoratori e dalle aziende. Capite bene? Dopo che il lavoro ci è stato tolto ci dicono di pagarci le spese con i soldi che dovremmo ricavarne da questo. Inoltre il fondo sanitario nazionale viene ripartito tenendo conto dell’età media degli abitanti di una determinata regione, senza dar peso a reddito ed alla presenza di disagi sociali (da noi presenti per la totale assenza di investimenti).  Chi comanda, in sostanza, teorizza la presenza di un popolo più giovane e con meno bisogno di cure al Sud, dove effettivamente si vive meno a lungo, non considerando che vivere nel disagio socio/economico diminuisce le aspettative di vita.

Quale modo più facile per fregarci?

Sarà sempre peggio, soprattutto se faranno passare quella porcata chiamata “autonomia differenziata”.

Calabresi ci hanno fottuto quasi tutto e adesso che rischiano di doversi prendere le proprie responsabilità, puntano il dito e ci dicono di prenderci le nostre. Ci parlano dei LEP (quelli che per costituzione dovrebbero garantire su tutto il territorio nazionale servizi capaci di soddisfare le esigenze fondamentali per ogni cittadino), quelli che (in parole povere) dovrebbero rendere questa autonomia costituzionalmente lecita. Nel frattempo che pensano a come accordarsi, però, vogliono far passare la legge e metterla in costituzione così come la propongono, in modo da non poterla più cambiare. E se i LEP, intanto, non saranno stati contemplati chi se ne importa. È quello al realmente puntano!

Calabresi, aprite bene occhi ed orecchie (leggete questa lettera a quanti più potete), indovinate un po’ chi vuole l’autonomia differenziata? La lega, ma anche i leghisti ed il leghismo. Sempre lei, sempre loro.

Calabresi, sarà in questo modo che perderemo definitivamente i diritti connessi all’istruzione, alla formazione, all’assistenza sociale, alla salute, alla mobilità. Sarà la fine di un calvario iniziato nel 1861. La morte definitiva della Calabria e del Sud.

Vi prego non cominciate con la solita auto colpevolizzazione. Ci sono leggende che vanno sdoganate.

Calabresi è colpa nostra se l’alta velocità si ferma a Napoli? No! È del potere centro/nordico cha ha interessare di lasciare i “piani bassi” al buio. È colpa nostra se per la “via della seta” sono stati scelti solo due porti del nord? No, del potere centro/nordico che ha dato indicazioni. È colpa nostra se un bambino reggino, spesso, ha oltre 100 volte meno diritti di uno milanese o di Reggio Emilia? No, del potere centro/nordico che porge quotidianamente trappole, con l’appoggio dei media. È colpa nostra se, nella condizione sociale in cui siamo stati abbandonati, esistono le mafie così organizzate? No, del potere centro/nordico che le ha usate per poi scaricarle, o ancora le usa come alibi di ogni male. È colpa nostra se da Catanzaro Lido a Reggio ci vogliono 4 ore di treno? No, del potere centro/nordico al quale non conviene che in Calabria ci si possa muovere con facilità. È colpa nostra se i fondi per la ricerca vengono stanziati alle regioni del nord e non qui (che poi caso vuole che i più bravi spesso siano nostri conterranei)? No, ma di chi decide dove destinarli che (guarda un po’) è il potere centro/nordico.

Calabresi, sarà anche colpa nostra quando e se li appoggeremo. E, soprattutto, sarà colpa nostra se non apriremo gli occhi una volta per tutte. Veniamo derubati da quasi 160 anni, continuamente. Una storia recente e che non ha mai conosciuto un periodo di tregua.

L’Italia è costruita così: una parte di ricchezza del paese è direttamente proporzionale alla povertà dell’altra. In ogni settore. 

Prendiamone uno a caso: il turismo.

Calabresi, riflettete. Perché un leghista dovrebbe battersi per creare strade e linee ferroviarie in Calabria? La nostra terra possiede 800km di costa variegata e tra le più belle al mondo. Creando le condizioni per raggiungerla facilmente, chi andrebbe più in riviera romagnola e nella costa ligure a trascorrere le vacanze? Se, poi, le condizioni favorevoli fossero estese anche a Puglia e Sicilia, sarebbe la morte del turismo estivo del settentrione d’Italia (ci dispiacerebbe della cosa, ma gli ricorderemmo che non fu scelta nostra quella di impostare così il gioco).

Calabresi, siamo un popolo meraviglioso, subiamo da oltre un secolo e mezzo la colonizzazione tosco-padana (come diceva i Nicola Zitara, Uomo di Calabria) e abbiamo ancora la forza per combattere ed amare allo stesso tempo. Siamo meravigliosi perché, nonostante tutto, siamo riusciti a non odiare.

Abbiamo il diritto, però, di mettere a tacere questi sciacalli e per farlo bisogna informarsi bene. I media nazionali istillano nelle nostre menti, sin da quando siamo bambini, che siamo nati sbagliati, che siamo “minori”.

Modello cavourrista: Lombroso per giustificare i furti e le teste mozzate in periodo unitario e il Giletti di turno per giustificare la mancanza di servizi attuale ed il trattamento di serie C che da sempre riceviamo.

Calabresi, quando parlo di leghismo non mi riferisco solo alla lega. Altre frange di partiti nazionali hanno appoggiato ed appoggiano progetti volti ad affondarci. Anche loro sono leghisti, senza ombra di dubbio. Per questo per poter affrontare con obbiettività i discorsi che ci riguardano, occorre uscire dalle ottiche partitiche/faziose.

Calabresi, il risorgimento non è mai finito. Pochi anni fa si agiva in maniera più “sporca”, oggi lo si fa con eleganza.

Calabresi, vi ricordo che in Italia siamo circa 60 milioni di persone, 40 dei quali (tra sud e nord) sono meridionali. Siamo il motore del paese, lo teniamo in piedi. Spostiamo continuamente sapere, manovalanza, denaro e ricchezza. Pensateci, anche adesso che arrivano le vacanze natalizie, arricchiamo puntualmente compagnie ferroviarie, autostradali, aereoportuali ed ogni altro tipo di trasposto. Li arricchiamo non solo perché il fenomeno dell’emigrazione (presente in ogni famiglia) ci ha costretto ad essere eterni viaggiatori, bensì perché subiamo la beffa di vedere i tariffari lievitare in periodi dell’anno “caldi” come questo.

Calabresi, ci hanno rubato tutto quello potevano rubare, dignità compresa.

Se sosterrete il leghismo sosterrete sia quanto scritto fino adesso, sia quanto è impossibile scrivere in un articolo, salvo che non si voglia scrivere un “enciclopedia del furto”.

Calabresi se strizzate l’occhio al leghismo o siete poco informati, o siete venduti, o siete ignoranti. 

Arrabbiatevi pure, ma qui c’è il gioco il futuro della nostra terra e non possiamo certamente andarci leggeri. Se vedeste un fratello ad un passo dal tagliarsi gli organi genitali non gli direste certo “bricconcello cosa combini?”. Vi lancereste a salvarlo con forza, scuoterlo fino a svegliarlo, farlo tornare in sé.

E bene, Calabresi, ascoltiamoci. Stringiamoci e mettiamoci bene in testa che nessuno di noi fondamentalmente può volere il male dell’altro, salvo devianze mentali.

Torniamo Calabresi. Quelli che nel 1800 salvarono l’attuale Sud dai giacobini, quelli che ancora oggi in molte contrade, all’interno delle mura domestiche, accantonano antipatie e frizioni sedendosi attorno ad un tavolo, nella convivialità e nella civiltà. Siamo i calabresi dell’orgoglio e quindi della protesta dove ce ne fosse bisogno, quei calabresi che ce la fanno ovunque, quelli che oggi più che mai devono focalizzare il nemico, quello vero.

No, non bisogna preparare una guerra violenta. La nostra sarà una civile legittima difesa.

Calabresi, unirsi accantonando il dispetto reciproco (figlio del degrado sociale in cui ci hanno condannato), significa cominciare a resistere.

Sforzatevi solo qualche secondo, le regioni che vogliono fortemente l’autonomia differenziata, hanno colori politici completamente differenti. Eppure in questa battaglia sono uniti come una pigna. Sanno bene che per mettere in pratica il colpo di grazia alle nostre terre bisogna che rimangano compatti, anche se attraverso i media continuano a far finta di darsele di santa ragione. L’obbiettivo lo hanno focalizzato da tempo e cercano di tenerlo nascosto. Calabresi, vi invito al buon senso, per un attimo non pensate alla politica. Essa, di qualsiasi colore, non ci ha mai portato nulla di buono. L’unica cosa che ci serve è il riscatto morale.

Calabresi, un uomo senza personalità o, peggio, con la personalità frutto di anni di indottrinamento deviato, potrà avere decine di titoli, riconoscenze, appartenenze a congreghe di spessore, ma nella vita reale non sarà mai un Uomo se non troverà sé stesso nelle azioni quotidiane. Allo stesso modo un popolo, il nostro Popolo, se non si compatterà, se non ritroverà sé stesso partendo da dove lo hanno bloccato, non potrà mai essere rispettato come merita.

Calabresi, al finto paradiso nordico, chiamato padania (terra storicamente e geograficamente inesistente) hanno contrapposto una dimensione astratta chiamata meridione. E fin quando creeranno il ministero per il mezzogiorno e ci parleranno di questione meridionale, tratteranno qualcosa che loro stessi hanno creato e dimostreranno che non c’è alcuna voglia di mettere la parola fine. Per questo Calabresi, bisogna che ce la vediamo da soli. Partendo da subito, non ridicolizzandoci nell’appoggio ai leghisti.

Disertiamo le loro visite.

Vi dico un’ultima cosa, cari Calabresi, i ceppi che appoggiarono Garibaldi durante la falsa unità d’Italia sono gli stessi che stanno spalancando le porte ai nuovi sciacalli. Tenetelo bene a mente.

“E cu’ cori tranquillu, e cu’ calma, ‘ntra nui tutti, ligamundi forti” (e con cuore tranquillo e con calma, tra noi tutti leghiamoci forte), scriveva il cosentino di Pedace, Michele De Marco, detto Ciardullo. Abbiamo 158 anni di sgretolamento da recuperare. Una volta fatto, forse, l’Italia sarà costretta a considerarci come dei figli con gli stessi diritti degli altri, se non maggiori, dal momento in cui è grazie a noi se ella esiste.

 

Articolo – Lettera: Mario Latella

Vignetta: Sergio Gambino

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