Reggio, il Tribunale del Riesame annulla il sequestro preventivo di Villa Aurora

"Le accuse in sede di riesame si sono rivelate inconsistenti" così gli avvocati. Disposto il dissequestro di due società e una clinica

Ristobottega

Il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha annullato il sequestro preventivo ai danni del patrimonio aziendale del gruppo di amministratori della clinica ‘Villa Aurora’.

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Sono gli avvocati Paolo Perrone e Adolfo Cavaliere a comunicarlo agli organi di stampa in una nota:

“In sede di riesame cadono le accuse principali, dissequestrate le quote relative a due società e a una clinica. Secondo l’originaria accusa, la clinica Villa Aurora Hospital avrebbe sversato le acque reflue della clinica direttamente nel fiume Petrara provocando inquinamento della fauna marina ed in particolare della specie Daphinia”.

Si spiega nella nota:

“Accuse che avevano destato grande scalpore non solo nella comunità reggina, ma in tutto il territorio regionale visto il prestigio dell’amministrazione e della proprietà – il dottore Giorgio Crispino e la moglie, dott.ssa Bruna Scornaienchi, imprenditori affermati e stimati della sanità, gestori anche di cliniche nel Lazio – ma anche per la gravità delle accuse e che, però in sede di riesame si sono rivelate inconsistenti“.

Prosegue la nota:

“Il collegio difensivo ha avuto modo di dimostrare che non solo la amministrazione della società aveva dato incarico di effettuare i lavori di adeguamento dello scarico delle acque reflue, ma anche che l’amministrazione comunale di Reggio Calabria aveva completato le opere di immissione di dette acque nella rete fognaria comunale. Pertanto le acque venivano trattate a valle dal depuratore cittadino. Il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha quindi disposto il dissequestro delle quote azionarie relative a due società e a una clinica con sede a Roma sempre riconducibili in termini di proprietà e gestione allo stesso gruppo. Per le altre ipotesi residuali, la difesa esprime ottimismo e ritiene di riuscire a dimostrare, al più presto, la infondatezza delle stesse”.