Reggio, storica farmacia vicina alla chiusura. La titolare: "Così non possiamo più andare avanti..."

Un 'amore impossibile', lo definisce la dott.ssa Rovella. Da un lato l'infinita passione per il proprio lavoro, dall'altro i tanti ostacoli per poterlo svolgere in serenità

Le casse dell’ASP sono vuote.

La cattiva salute dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria è nota ormai a tutti e chi ha il compito istituzionale di assicurare i livelli essenziali di assistenza definiti dal Piano sanitario regionale non ha più un centesimo per farlo.

La storia si ripete. Oltre alle cliniche, ambulatori e grandi ospedali, a rimetterci ci sono anche i piccoli (ma essenziali) operatori del settore sanitario come i farmacisti.

“Sono una farmacista rurale sussidiata di un paesino dell’Aspromonte – spiega ai nostri microfoni la dott.ssa Teresa Maria Rovella – Ho rilevato una farmacia fantasma nel 2006 perchè adoro la mia professione ed è da allora che lotto per sopravvivere”.

Un ‘amore impossibile’, lo definisce la dott.ssa Rovella. Da un lato l’infinita passione per il proprio lavoro, dall’altro i tanti ostacoli per poterlo svolgere in serenità.

“Appena ho aperto sono iniziati i ritardi dei pagamenti delle spettanze ASP che si sono protratti per circa un anno. Oggi dopo i vari commissariamenti, e dichiarazione di fallimento dell’ASP di Reggio Calabria, mi trovo a dover affrontare l’annoso problema dei mancati pagamenti”.

Avanti e indietro da Palazzo Tibi (sede dell’ASP). Ogni mese la stessa storia e il passare del tempo non fa che condannare la piccola farmacia reggina. La risposta dell’ASP? Sempre la stessa.

“Le casse sono vuote, abbiamo dovuto pagare arretrati di novembre e non c’è più nulla – dichiarano dagli uffici – Forse con la rimessa per il prossimo mese potremmo pagare ma non è sicuro”.

La rabbia stavolta prevale sullo sconforto e sulla rassegnazione.

“Amo troppo il mio lavoro e amo viverlo a pieno nel mio paesino di ormai poche anime. A questo punto ho deciso, per salvare tutto ciò che ho creato, di rivolgermi al Prefetto, sensibile al problema. Tra pochi giorni mi recherò al convegno nazionale della FOFIFederazione Ordini Farmacisti Italiani in cui si parlerà della farmacia del futuro con prospettive per noi quasi impossibili. Lottiamo per il quotidiano e per restare in vita ecco perchè non mi sento di far parte del resto d’Italia ma non posso sempre elemosinare quello che mi dovrebbe toccare di diritto”.

La dott.ssa Rovella non intende mollare. Gettare la spugna non è nel suo carattere ed è disposta a lottare duramente.

“Continuerò la mia battaglia. Non intendo abbandonare e chiudere per colpe non mie…”

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