Rock ed emozioni, i Negrita fermano il tempo e trascinano Reggio Calabria


di Pasquale Romano – Superato il quarto di secolo di carriera, i Negrita sono più giovani che mai. Al Duomo di Reggio Calabria l’ultima dimostrazione, il concerto di Pau e soci è un’esplosione di rock ed emozioni, ritmi e brividi sapientemente dosati.

In Tour per portare in tutta Italia Desert Yacht Club, decimo album in studio del gruppo toscano, i Negrita aprono la data in riva allo Stretto con ‘Siamo ancora qua’ e ‘Adios Paranoia’, singolo che ha anticipato l’ultimo lavoro, pubblicato lo scorso 9 marzo. Maglietta e jeans neri, fisico asciutto e solita energia, Pau scherza con il pubblico (“Facciamo finta sia una serata da club ma con un palco immenso”) e regala i primi brividi con l’intensa ‘Non ci guarderemo indietro mai’.

Piccoli inconvenienti con un microfono risolti rapidamente e con ironia, si riparte con ‘Il gioco’  mentre sul megaschermo scorre un puzzle di immagini. L’atmosfera offerta da ‘Brucerò per te’, eseguita in modo impeccabile da Pau e soci, è uno dei momenti migliori del concerto. Si vola verso un altro continente, ‘Radio conga’ trasporta il pubblico in Brasile con dei bassi profondi e ritmati. Schermo rosso fuoco, il pubblico sollecitato da Pau esegue il ritornello.

I giri rimangono alti con ‘Fuori controllo’, arriva il momento dell’arrabbiata ‘Il libro in una mano, la bomba nell’altra’ quasi ‘fusa’ in un’unica esecuzione con la delicata ‘Che rumore fa la felicità’ in un gioco di contrasti musicali e di significati. ‘Dal sud del sud si può scendere poco’ ricorda Pau e si parte con ‘Rotolando verso Sud’, il pubblico non riesce a stare fermo e viene fisicamente trascinato dalle note dei Negrita.

Dopo aver fatto ballare Piazza Duomo, arriva il momento più intimo e delicato del concerto. ‘Non torneranno più’ è una delicata riflessione sull’ineluttabile scorrere del tempo, che fagocita ricordi e sentimenti. ‘Ho imparato a sognare’ è un invito a resistere, certamente tra le hit più ricordate nella lunga carriera della band toscana. ‘Magnolia’ subisce uno stravolgimento nell’arrangiamento e viene seguita chitarra e voce da Pau, che si concede una meritata pausa.

Il frontman ritorna con ‘La tua canzone’,  quasi un riscaldamento prima di un tris infernale che si rivela l’epicentro della serata. ‘In ogni atomo’ mette a dura prova la resistenza fisica del pubblico, poi il sacro e il profano che vede il ‘ maledetto rock’ esplodere fragoroso a pochi metri dal Duomo trova la massima espressione con ‘Transalcolico’, inno politicamente scorretto ad una vita a tutto alcool. ‘Reggio!’ l’urlo di Pau al termine di ‘A modo mio’, brano che ‘chiude’ in modo ideale il concerto.

Immancabile, arriva il momento dei bis, aperto da ‘Scritto sulla pelle’. “Citazione colta, andiamo con un ritmo tribale” scherza Pau lanciando ‘Bambole’. Breve ma simpatico l’omaggio ai Queen e al battimano ritmato di ‘We will rock you’, il Duomo in chiusura torna a scatenarsi con ‘Mama Maè’ e si gusta un finale da applausi. ‘Gioia infinita’ chiude due ore di concerto intenso e sincero, come del resto è il rock dei Negrita.

Venticinque anni di energia e non dimostrarli, una musica mai uguale a sè stessa accompagnata da testi raramente banali. I Negrita salutano e ringraziano Reggio Calabria, omaggiandola con ‘Gianna’ di Rino Gaetano, sottofondo perfetto dei titoli di coda.

(foto di Antonio Sollazzo)

 

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