‘Sabirfest’ per la prima volta a Reggio Calabria. La cultura dell’accoglienza “raccontata” ai bambini


di Federica Campolo – Si è da poco concluso il SABIRFEST, manifestazione annuale  che, in un’ottica di interculturalità, promuove i valori sviluppatisi attorno allo spazio geografico ed umano del Mediterraneo per avviare  nuove forme di cittadinanza  ispirate alla   crescita culturale e alla  partecipazione sociale. Conoscenza, libertà, solidarietà e diritti, sono state le tematiche affrontate nelle quattro giornate svoltasi contemporaneamente nelle città di Messina, Catania e per la prima volta, quest’anno anche a Reggio Calabria.

Il festival, che trae il proprio nome dal  Sabir, la lingua franca che si parlava fino all’Ottocento nei porti del Mediterraneo, giunto ormai alla sua quarta edizione, ha proposto un programma fitto di appuntamenti che ha coinvolto  numerosi ospiti tra cui scrittori, giornalisti, studiosi,  intellettuali, attivisti e  artisti di diverse nazionalità.

Il filo conduttore che ha  animato l’edizione 2017 della manifestazione è stato  “(s)cortesie per gli ospiti”, il cui tono, volutamente ironico, ha voluto porre l’attenzione  sulle false forme di accoglienza che spesso  si traducono in violazione dei diritti della persona  diventando  causa  di  ingiustizie e di violenza.

 «Noi abbiamo subito accolto l’invito del comitato promotore- dichiara Maria Lucia Parisi, referente del SABIRFEST di Reggio Calabria per International House– e non poteva essere diversamente. La vocazione dell’associazione ha avuto un ruolo fondamentale in questa decisione, perché essa si occupa proprio di costruire ponti e di facilitare dialoghi. Gli argomenti erano molto interessanti- continua la Parisi- : si è toccata con mano la speranza di ridare al Mediterraneo la dimensione di luogo d’ incontro ».

Tra le diverse  iniziative che hanno avuto luogo in città,  quella organizzata presso il Museo diocesano “Mons. A. Sorrentino”, da sempre a sostegno delle iniziative culturali,   ha  ospitato il  laboratorio di lettura animata: “Le migrazioni raccontate ai bambini”.

Il workshop,  cui hanno preso parte alcuni alunni  della scuola primaria dell’I.C. “Nosside Pythagoras”, che ha accolto con entusiasmo l’invito a partecipare all’iniziativa,  riconoscendone  il valore altamente formativo, ha affrontato i temi dell’accoglienza, del   dialogo e del confronto attraverso le pagine del libro  “Lina e il canto del mare”ed. Mesogea, una storia di Flora Farina, illustrata da Laura Riccioli.

I piccoli ospiti, guidati dalle  autrici, insieme alla direttrice del museo Lucia Lojacono,  hanno compreso  come dietro la realtà dei migranti  si celano molto spesso storie di grande sofferenza, riflettendo sulla necessità che  i valori dell’accoglienza e del rispetto diventino   strumento di solidarietà. Attraverso le matite e i colori dei bambini,  le riflessioni scaturite hanno assunto le forme di case confortevoli e di cibo da condividere idealmente con chi è costretto ad abbandonare per sempre la propria terra per cercare altrove salvezza e  rifugio.

Educare i giovani a considerare la diversità culturale come un dono da custodire e di cui arricchirsi vicendevolmente,  significa  gettare le basi ideologiche affinché la dimensione di cittadinanza  mediterranea possa  costituire  a tutti gli effetti la formula identitaria del futuro,  scongiurando la minaccia dell’intolleranza e dell’ignoranza  che sembrano negare il senso profondo di quell’ospitalità di cui la storia millenaria dei popoli del Mediterraneo  è da sempre  interprete.

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