La salute mentale e i suoi disturbi: come funzionano i meccanismi di difesa
L'approfondimento dell'esperto dell'Istituto di Neuroscienze di Reggio Calabria: "Servono a proteggere l'Io, ma assumono un significato diverso in base al loro livello di maturità"
07 Aprile 2026 - 15:23 | Dott. Vincenzo Logoteta

Quando Sigmund Freud elaborò la sua teoria della personalità, cercò di spiegare come funziona la mente e di comprendere il perché ci dibattiamo tra desideri e necessità di adattamento alla realtà. Freud ipotizzò la psiche composta da tre grandi “forze” presenti dentro di noi: Es, Io, e Super-Io.

L’Es rappresenta la parte più profonda e istintiva, totalmente inconscia, vale a dire posta al di fuori della nostra consapevolezza; l’istanza dove albergano le pulsioni primarie, Eros (pulsione di vita) e Thanatos (pulsione di morte), desideri più o meno inconfessabili, bisogni immediati legati al piacere e alla soddisfazione.
L’Io è quella porzione della mente che cerca di mediare tra l’ES e la realtà esterna, esso da un lato deve fare i conti con le richieste pressanti dell’Es, dall’altro è tenuto a considerare i limiti imposti dalla realtà, oltre che le regole interiorizzate nella coscienza.
Il Super-Io invece, rispecchia la dimensione morale dell’individuo. Rappresenta il “giudice interiore” che suggerisce cosa è giusto fare e cosa è giusto non fare. Esso nasce dall’educazione, dalla introiezione delle figure genitoriali, dalle norme sociali, dai valori trasmessi dalla famiglia e dalla cultura; funziona come un censore interno, che valuta e giudica costantemente, i nostri pensieri e i nostri comportamenti.
Secondo Freud, nei primissimi anni di vita la mente del bambino è interamente dominata dall’Es. Durante la crescita l’apparato psichico si organizza dando origine all’Io e al Super-Io.
All’interno di questo sistema complesso entrano in gioco i meccanismi di difesa che, secondo il DSM-IV-TR” Sono processi psicologici automatici che proteggono l’individuo di fronte all’ansia e alla consapevolezza di pericoli o di fronte a fattori stressanti interni o esterni.”
I meccanismi di difesa
Tali meccanismi si differenziano in “maturi – adattivi” e “immaturi-primari, e/o patologici.”
I meccanismi di difesa maturi consentono alla persona di affrontare i conflitti senza distorcere e perdere il contatto con la realtà. Di contro quelli immaturi, essendo primitivi, cioè propri dell’infanzia, proteggono in maggior misura dall’angoscia, ma al contempo determinano una maggiore distorsione del mondo interno ed esterno.
In continuità con il modello psicoanalitico inaugurato da Sigmund Freud e successivamente approfondito, tra gli altri, da Anna Freud, possiamo dire che i meccanismi di difesa maturi rappresentano la modalità più evoluta ed efficace per gestire gli stati di tensione e gli eventi stressanti consentendo un adattamento ottimale, in quanto permettono all’individuo di mantenere una buona aderenza con il mondo reale, e al contempo di conservare una certa consapevolezza dei propri vissuti emotivi e cognitivi. In altri termini non eliminano il conflitto, ma lo rendono mentalmente accettabile. Tra i principali meccanismi appartenenti a questa categoria possiamo annoverare: l’anticipazione, che consente di prepararsi mentalmente a eventi futuri potenzialmente stressanti; l’altruismo, attraverso cui il soddisfacimento personale si realizza mediante l’aiuto agli altri; l’ironia e l’umorismo, che permettono di ridimensionare possibili esperienze difficili o negative; la sublimazione, che trasforma desideri inconsci inaccettabili in attività socialmente apprezzate; la soppressione, che consiste nel mettere temporaneamente da parte contenuti disturbanti in modo consapevole.
I meccanismi di difesa immaturi-primari e/o patologici, tendono a mantenere fuori dalla coscienza, idee, affetti, ricordi e desideri percepiti come pericolosi. Alcuni di essi pur non determinando una rottura grave con la realtà, poiché si collocano a un livello intermedio di disfunzionalità psichica, favoriscono una parziale distorsione della stessa e incidono negativamente sulla qualità delle relazioni e sull’equilibrio psichico. Tra i più noti possiamo citare: la rimozione, che esclude dalla coscienza contenuti inaccettabili; la razionalizzazione, che privilegia una lettura razionale della realtà a scapito dell’esperienza emotiva, dando giustificazioni apparentemente logiche, a vissuti emozionali non graditi; lo spostamento, che consiste nel trasferimento di contenuti emotivi da un oggetto minaccioso a uno che lo sostituisce, spesso ritenuto più sicuro; l’isolamento dall’affetto, in cui il contenuto ideativo risulta separato dalla componente emotiva; la formazione reattiva, che induce il soggetto ad esprimere comportamenti opposti rispetto ai sentimenti reali; la negazione, che implica il rifiuto di riconoscere aspetti evidenti della realtà; la proiezione, attraverso cui vissuti interni vengono attribuiti ad altri.
Infine abbiamo i meccanismi di difesa patologici più disfunzionali, caratterizzati da una marcata distorsione della realtà e da una significativa compromissione della capacità di elaborare i conflitti psichici. Il soggetto tende a espellere dalla coscienza fattori stressanti, impulsi, affetti, responsabilità percepite come intollerabili. Tra i più rilevanti rientrano: la scissione che porta il soggetto di fronte ai conflitti emozionali a vedere o tutto buono, o tutto cattivo, in maniera estremizzata; la regressione, il ritorno cioè a comportamenti infantili; la dissociazione, che può causare il distacco dalla realtà; la messa in atto (acting out) laddove si sostituisce l’elaborazione mentale con l’azione; l’identificazione proiettiva, un meccanismo arcaico, in cui il soggetto espelle impulsi, emozioni e pensieri inaccettabili proiettandoli su un altro individuo, inducendo lo stesso a comportarsi coerentemente con quanto da lui proiettato.
In conclusione, è bene rimarcare come la maggior parte dei meccanismi di difesa non siano di per sé patologici, essi sono processi psicologici per lo più inconsci atti a proteggere l’Io, difendendolo dall’angoscia, ma assumono un significato diverso in base al loro livello di maturità, alla loro flessibilità, e al contesto in cui vengono utilizzati.
