Serie C: in 52 avevano votato per lo stop, adesso tutti vogliono giocare...

Prima non vi erano le condizioni, la richiesta di retrocessioni dirette e play out, fa invece cambiare idea

In occasione della prima Assemblea di Lega Pro, dove è venuta fuori quella famosa proposta poi totalmente bocciata dal Consiglio Federale, erano state ben 52 le società che avevano votato per lo stop definitivo del campionato. A supporto di questa votazione quasi unanime, vi erano stati gli interventi ripetuti dei medici sociali che ne evidenziavano l'impossibilità per l'attuazione del complicato protocollo sanitario.

Ripetiamo, ben 52 società su 59 (esente dal voto la Juventus U23) hanno votato per la chiusura anticipata della stagione. Poi arrivano le proposte dell'ultimo Consiglio Direttivo, al quale vi ha partecipato anche il presidente federale Gabriele Gravina, in gran parte modificate, questa volta agevolando chi aveva protestato prima (introduzione dei play off che si contrappone alla promozione della quarta per merito sportivo) e scatenando la reazione di chi invece prima festeggiava (introduzione delle retrocessioni dirette e dei play out, contrapposto al precedente blocco delle retrocessioni).

Oggi si lamentano le compagini della bassa classifica e lo fanno attraverso la voce dei propri calciatori. Un documento firmato dai giocatori del Ravenna e sottoscritto anche da quelli di Bisceglie Calcio, Rende Calcio, Rieti Calcio, Rimini Calcio, A.C. Gozzano e Alma Juventus Fano, mette in evidenza la volontà a riprendere la stagione, ma non maniera regolare e non solo ed esclusivamente attraverso la disputa di play off e play out.

Ne riprendiamo una parte:

"...Apprendiamo da fonti di stampa che anche la nostra fatica agonistica potrebbe esser svilita, con una decisione a tavolino su retrocessioni in serie dilettantistiche, con tutto ciò che consegue anche per la nostra attività, o su definizione del terno al lotto dei play-out, ancor più casuale in concorrenza della sospensione dell’attività ufficiale, senza che sia stato davvero il campo a determinare questo esito infausto, che coinvolge non solo noi, quanto le tifoserie e le città tutte che siamo onorati di rappresentare.

Così non va bene: per questo vogliamo chiedere pubblicamente, oggi che la situazione lo consente e sinché sia possibile, che il campionato finisca e che sia il campo, nell’assoluta parità sportiva, a definire le classifiche, affinché non veniamo privati, oltre che dei nostri diritti di lavoratori sportivi, anche del sogno di conquistare gli obiettivi della stagione combattendo per le nostre maglie sino all’ultimo minuto".