“Si stava meglio quando si stava peggio”. La Reggina va male: ma dispiace a tutti?


di Pasquale Romano – Reggio Calabria e la Reggina, una meravigliosa storia d’amore. Sempre a braccetto, straordinariamente coerenti. Le storie sportive e della città, specie negli ultimi anni, sembrano essersi intrecciate. Cosi nell’indimenticabile decennio amaranto vissuto in serie A (non solo in ambito calcistico…) la città viveva pagine felici, certamente più serene di quelle masticate negli ultimi anni. Salutato il palcoscenico più prestigioso, anche Reggio Calabria ha conosciuto un costante e inarrestabile declino. Morale, innanzitutto.

NELLA GIOIA E NEL DOLORE – Questo il motto che sancisce l’unione di una coppia, adeguata metafora per quanto riguarda il rapporto che lega squadra di calcio con la tifoseria e l’ambiente che la circonda. “Mai più allo stadio con Foti”, il motto popolare che ha accompagnato l’ex presidente amaranto verso il sipario. Se un sindaco si fosse candidato con lo slogan ‘Con me sindaco, mai più Foti alla Reggina’ avrebbe ottenuto la fascia tricolore con percentuali bulgare.

Una gestione non più illuminata come nei primi 20 anni, ha costretto Foti due anni fa a cedere il passo e chiudere un’epoca gloriosa, forse irripetibile. “Meglio in Eccellenza che con Foti” la colonna sonora piuttosto diffusa nell’infuocata estate 2015, quella che dopo l’iniziale speranza ha visto definitivamente naufragare l’era Foti. Il destino ha servito alle decine di migliaia di detrattori l’occasione ideale per ripresentarsi in fila ad acquistare l’abbonamento, come da originale motto che per anni ne guidava la protesta.

‘VIVO O MORTO’, IL SEQUEL – Da quasi 30 mesi si protrae una gigantesca caccia all’uomo senza precedenti, un ‘Chi l’ha visto?’ formato città. Purtroppo senza successo. Gli identikit si sprecano, ma nemmeno l’1% delle persone che giustificavano l’assenza dal Granillo con la presenza di Foti, ha dato seguito ai fiumi di parole. In attesa che il primo caso trovi una soluzione, è già pronto l’erede.

Gli ultimi risultati negativi ottenuti dalla Reggina (precipitata pericolosamente ai margini della zona play-out) hanno fatto riaffiorare polemiche e rumors emerse la scorsa estate, in modo particolare nelle settimane successive alle ufficializzazioni di Maurizi e Basile.

SENTI A MIA… – Esattamente come capitato in estate, critiche e analisi (che sarebbero plausibili) raramente coinvolgono il rettangolo verde, lo spogliatoio o le possibili scelte errate gestionali societarie. Uno zoccolo duro e variegato (fatto di parte dell’informazione, ex più o meno illustri e ‘innamorati’ sparsi dei colori amaranto) soffia forte sul vento delle allusioni. Terreno quantomai fertile in una città storicamente adusa alle voci e ai rumors, e che ne trasformano l’originale definizione in una più fedele ‘piazza di paese’.

BUCO DELLA SERRATURA – Tra partite chiacchierate secondo fonti ‘autorevoli’ , inutili dettagli pruriginosi e un più generale voyeurismo in salsa reggina, si esce facilmente dal nocciolo della discussione. Una vittoria su tutti i fronti, per chi non ha interesse a parlare di calcio.

Cosi lo sport, fatto dei canonici 90 minuti, 22 giocatori, una vincitrice e una vinta, diventa pretesto, ring per sfide che nulla hanno a che fare con il rotolare di un pallone dentro e fuori la porta. Nel caos totale, chi si limita ad una critica equilibrata sfilandosi dal gruppo dei KKK anti Reggina è nel migliore dei casi ‘un venduto’ al soldo della società.

LACRIME DI GIOIA? –  Il pericolo, si fa presto a dirlo, e quello di ‘inquinare’ l’ambiente (che già in passato non aveva brillato per un’aria salubre) con il rischio di arrivare a un ‘tutti contro tutti’ che se nei film di Bud Spencer scatenava grasse risate, in questo caso non sortirebbe lo stesso effetto. Mentre nelle altre piazze calcistiche costrette a fare i conti con risultati negativi si discute come da prassi sulle scelte del tecnico, di mercato o societarie, Reggio Calabria come spesso accade fa eccezione e al contempo harakiri.

Dopo un buon inizio di campionato (sino a quel momento gli innamorati amaranto con le loro teorie orwelliane erano nascosti tra la folla…) la Reggina si è inceppata ed è alle prese con una crisi nera. Lacrime sportive per i risultati ottenuti nelle ultime settimane, altre ben più copiose se ne potrebbero vedere a maggio se l’obiettivo stagionale della salvezza non dovesse essere raggiunto.

Lacrime non solo di dispiacere, ma di un ‘amore’ bizarro e paradossale, forse di gioia. Se la vita è un costante deja vu, per completare idealmente il cerchio magico manca soltanto una cosa. Migliaia di reggini in fila, guidati da un saggio gruppo di innamorati: “Fino a quando ci sarà la famiglia Praticò, mai più allo stadio….”.

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