Turandot stellare: il trionfo del Coro Cilea e la magia di Puccini incanta Messina
La compagine corale, storicamente radicata a Reggio Calabria, ha vantato al suo interno la presenza di numerosi artisti messinesi, trasformando il palco in un laboratorio di eccellenza condivisa
16 Febbraio 2026 - 16:39 | Comunicato Stampa

Non è stata una semplice rappresentazione, ma un vero trionfo artistico quello andato in scena al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, che ha visto il capolavoro incompiuto di Giacomo Puccini, Turandot, incantare un pubblico d’eccezione.
Una produzione che ha brillato per una concezione scenica sapiente e, soprattutto, per una compagine musicale capace di restituire l’imponente affresco sonoro pucciniano con precisione e vigore.
A cornice di un cast di voci internazionale, il vero baricentro drammaturgico è stato il Coro Lirico “Francesco Cilea”, diretto con magistrale polso dal maestro Bruno Tirotta. Affrontare la Turandot richiede, infatti, una tenuta vocale ed espressiva sovrumana: il coro non è mero accompagnamento, ma personaggio collettivo, popolo di Pechino ora spietato, ora dolente.
Oltre alla qualità esecutiva, questa produzione come tante altre che vedono il coro lirico reggino sul palco, ha assunto un valore simbolico fondamentale: la compagine corale, storicamente radicata a Reggio Calabria, ha vantato al suo interno la presenza di numerosi artisti messinesi, trasformando il palco in un laboratorio di eccellenza condivisa.
Questo innesto non è stato solo numerico ma identitario, offrendo un bellissimo esempio di collaborazione artistica tra le due città dello Stretto. La sinergia tra i talenti locali e l’esperienza del Coro Cilea ha dimostrato come la cultura possa annullare i confini geografici in nome di un progetto di respiro nazionale.
Sotto la guida del M. Bruno Tirotta, il coro ha sfoderato una prestazione di altissimo livello. Sin dalle prime battute, ha dimostrato un dinamismo e una precisione millimetrica, affrontando le complesse polifonie e le brutali dinamiche della partitura con una compattezza timbrica ammirevole.
La duttilità vocale è emersa nelle scene d’insieme, dove la compagine ha saputo colorare i diversi registri emotivi senza mai coprire le voci soliste, bensì esaltandole. Un plauso va alla tenuta ritmica, indispensabile nelle complicate sincopi pucciniane, confermando il Coro Cilea come una delle realtà più solide del panorama lirico reggino e meridionale.
La cornice corale ha sostenuto un cast di rilievo, in una produzione che ha rispettato la tradizione esecutiva sotto la bacchetta del maestro Carlo Palleschi. Alla guida dell’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele, Palleschi ha offerto una lettura potente, valorizzando le raffinatezze timbriche della partitura.
In conclusione, questa Turandot si impone come uno degli appuntamenti più riusciti della stagione: un successo sancito dall’unione tra la ricercatezza dei solisti, la cura orchestrale e la preparazione meticolosa e l’anima “territoriale” del Coro Lirico Cilea.
