Uil Pensionati: ‘In Calabria criticità per 150mila persone non autosufficienti’
Il segretario generale De Biase: "Invecchiare in Calabria non è un diritto. L'assistenza domiciliare integrata raggiunge appena il 30% dei calabresi"
07 Febbraio 2026 - 16:55 | Redazione

Pensionati in attesa presso un ufficio INPS di Napoli in una immagine di archivio. ANSA/CIRO FUSCO
“In Calabria ci sono 150mila persone non autosufficienti che non sono aiutate dalle politiche regionali e nazionali. Invecchiare in Calabria, oggi, non è un diritto garantito. Non ci sono gli strumenti e i servizi”.
A dirlo è il segretario generale della Uil Pensionati Calabria, Francesco De Biase, intervenendo al convegno “Invecchiare in Calabria, tra sanità, welfare e nuove vulnerabilità sociali”, che si è svolto a Catanzaro.
Solitudine, marginalizzazione sociale, welfare non puntuale, servizi sanitari, disparità con altri territori. Questi i temi affrontati nel corso del convegno. Per De Biase l’obiettivo è “far comprendere al governo che c’è bisogno di tarare la misura sulle politiche regionali, stabilendo delle priorità nella spesa pubblica.
Oggi c’è un bisogno sociale crescente che non può rimanere inespresso. Gli over 65 continuano ad aumentare in Calabria. C’è uno stato di bisogno che è prevalente, soprattutto, nel mondo sanitario.
L’assistenza domiciliare integrata non è erogata in modo sufficiente in termini qualitativi e quantitativi, raggiungendo appena il 30% dei calabresi. Inoltre, solo il 7% dei cittadini trova spazio e ricovero nelle Rsa”.
“I dati Agenas – ha proseguito – ci dicono che siamo all’apocalisse. Solo due strutture, adibite a Case di comunità, su sessanta sono completate in tutti i servizi. Occorre un risveglio sociale per far fronte a questa deriva. Non sono contro le strutture private, ma queste devono costituire un supporto a un sistema sanitario pubblico che risponda alle esigenze dell’utenza”.
“La previdenza – ha sostenuto De Biase – è materia di natura nazionale, ma la Regione può intervenire con diverse misure, attraverso i servizi, un welfare di secondo livello, o attraverso una proposta che abbiamo presentato in questi giorni: un servizio civile o un volontariato per gli anziani che consenta loro di ottenere un beneficio economico e, quindi, aiutare le pensioni minime.
Bisognerebbe dare un’accelerazione alle risorse del Pnrr, riguardanti Case di comunità e assistenza domiciliare integrata, per avere una migliore qualità della vita”. “Saremo nuovamente in Regione – ha concluso – verso fine mese per un ulteriore tavolo di confronto”.
